Storie di Alfa. Il Duetto coda tronca è più bello nero?




Ciao a tutti, mi presento subito: il mio vero nome è Alfa Spider e sono nata a Milano nel 1981, ma ormai tutti mi chiamano “Black Lovely” e vi racconterò perché.  Questo è il nome con cui mi ha “ribattezzato” Gianchi, il mio cavaliere (sì  perché lui  per me, è un cavaliere, non un padrone o proprietario, che sono parole che non mi piacciono!) Black perché sono nera e Lovely perché un giorno mi confidò che l’unica sua amante  ero io! Quel giorno, quando me lo disse, diventai tutta rossa! Rosso Alfa…. Ovviamente!
Conobbi Gianchi quando era ancora un ragazzo:  aveva da poco finito il militare e  pensate:  mentre i suoi amici commilitoni tenevano nei loro armadietti i soliti calendari con le “donnine nude” o quasi, lui aveva attaccato, con il nastro adesivo, una foto di una mia sorellina! Un Duetto Coda Tronca! Dovevo essere proprio il suo sogno proibito!
Ero parcheggiata in un piazzale di una concessionaria Alfa Romeo di Perugia, un ragazzo con baffi e capelli neri si avvicinò a me, mi girò intorno 2 o 3 volte, mi squadrò dall’alto in basso;  praticamente mi spogliò con gli occhi… Mamma Giulia che imbarazzo! Poi d’improvviso mi sfiorò il parafango sinistro con le sue dita, mi sussurrò: ”Ciao sono Gianchi”. Un brivido mi pervase fino al paraurti posteriore! Chiusi i fari e rivolsi una preghiera a San Portello: “fa che mi prenda!”.  Lo vidi allontanarsi, volevo slampeggiargli con gli anabbaglianti, volevo dar voce alle mie Fiamm bitonali, ma avevo la batteria scarica!
Le mie preghiere furono esaudite pochi giorni dopo;  quel cavaliere dai capelli neri come la mia pelle, ritornò e mi portò con se nel suo castello!
Subito si prese cura di me, mi fece un bel bagno, mi cambiò l’olio, il liquido refrigerante, i filtri, le candele e due paia di gomme nuove. Mi sentivo rinata, rinvigorita, piacevolmente viziata, protetta, mi sentivo viva, mi sentivo sua! Io lo ricambiai con il rombo del mio bialbero, la melodia dei weber, sculettando in uscita dalle curve.  Le sere e le notti d’estate  lui mi tirava giù il cappello (o meglio la capottina in tela Pininfarina) ed insieme contavamo le stelle! La gente quando passavamo ci guardava stupita, meravigliata… lo credo, eravamo proprio una bella coppia! Quanti chilometri, quanti viaggi abbiamo condiviso!
Poi quando tornavamo a casa, mi ha sempre parcheggiata in garage  avvolta nella coperta di pile.
Mi vuole un gran bene il mio Gianchi! Ed io ne voglio a lui.
Ad ogni piccolo malanno  lui si è sempre preso cura di me: se non prendevo bene i giri, mi cambiava il filtro dell’aria ed io respiravo subito meglio; oppure mi comprava le candele nuove per farmi bruciare di più!
Ma so anche che “quelli come lui”, gli alfisti, fanno lo stesso con le loro amate!
Oramai, quel ragazzo dai capelli neri  che conobbi tanti anni fa, è diventato un uomo maturo con qualche filo argentato e senza baffi  ed io, dalla sbarbina che ero, ora mi posso definire una giovane donna nel fior fiore degli anni e vi confesso che quando Gianchi pigia il piedino sul suo tasto preferito e mi accarezza la cloche, io sento ancora quello stesso brivido della prima volta e vado subito a 5000 giri, ruggisco, scalpito e volo per la strada dei sogni!
Anch’io gli sono stata vicina nei periodi bui e tristi della sua vita: cercavo di distrarlo, di alleviargli i dispiaceri che tutti gli “umani” prima o poi devono affrontare. Un bel giro sui saliscendi dei colli del Trasimeno, una salita 2°… 3°…4° al Colle della Trinità, l’immensità del Piano Perduto di  Castelluccio, il mare, le montagne della Sicilia, i passi dell’Appennino, le vette innevate delle Dolomiti! Abbiamo visto tanti posti belli insieme, condividendo momenti felici!
Sei anni fa, però ebbi un tuffo allo spinterogeno, un vero e proprio attacco di gelosia! Ho sempre pensato di essere solo sua e che lui fosse solo mio! Lo vidi tornare a casa con “una” con 4 fari: aveva lo stesso stemma sul muso, come il mio: una croce rossa e un biscione verde, era un’Alfa anche lei! Era anche più vecchia di me! Mi sentii male, la pressione dell’olio e delle gomme erano al minimo, il manometro dell’acqua era salito a 1000, i collettori di scarico tappati! In un attimo mi crollò il paddok addosso.  Versai tante gocce di 10w50 quella notte!
L’indomani, per fortuna, Gianchi mi tirò fuori dal garage e disse: ”Ti presento Alfetta GT, siete parenti, è un’Alfa come te, considerala tua cugina maggiore perché è del 1975 e voglio che diventiate amiche. Sotto il cofano batte un bialbero come il tuo”.  Allora io capii: che stupida che ero stata! Ma la gelosia fa brutti scherzi! “Gianchi” dissi “posso darle io un nome come tu facesti con me?” “A te l’onore” rispose il mio cavaliere. “Allora, visto che è di colore blu, la chiamermo Bluette”.
Quella sera, mentre Gianchi mi faceva un bel pieno di blu super, mi accarezzò ancora con le due dita, come la prima volta e mi sussurrò nello specchietto: “Sei tu, solo tu. Il mio unico vero grande Black Lovely!
Saremo  insieme anche nell’ultimo viaggio….fino alla fine!”





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7 comments — invia un commento

barbara rossi

un racconto stupendo, scritto con il cuore, quanto amore trapela in queste parole….mi sarebbe piaciuto vedere quel ragazzo con i capelli e i baffi neri che ha scritto questa storia….e bluette insieme a black lovely…un amore indissolubile…un amore vero…grazie Gianchi per aver trasmesso simili emozioni…

sabatino schiavoni

Gianchi, scrivere qualcosa, come ad esempio un racconto che debba trasmettere sensazioni a chi legge, e’ cosa ardua e necessita’ di avere una grande sensibilita interiore. Ancora piu’ difficile e’ riuscire a creare quella suspence per spingere chi legge a scorrere altre righe sullo schermo… Mi sono ammazzato dalle risate quando Black Lovely si e’ emozionata nel vederti la prima volta, mi sono rivisto anche io piu’ giovane scorrere la leva del cambio nella sede nervosamente per scatenare il motore e consolarmi delle avverse vicende della vita, ma quell’ultima frase…. beh quella mi ha fregato, e sei riuscito a rubarmi una lacrima, non di riso, ma di malinconia.
Che altro dire? E’ stato bello leggerlo… Fino alla fine!
Bravo, sei riuscito a trasmettermi forti emozioni e sensazioni, attendo i prossimi con ansia, datte da fa!!!!

GLP

Ma le automobili sono un ammasso di ferraglia plastica e gomma oppure no? Sono materia inanimata oppure no? Insomma una macchina può avere un’anima?L’altra sera questo fu l’argomento di discussione tra un mio amico e me,si parlava della sensazione che si ha quando si vende l’auto che si è usata per molti anni. Gli dissi di sì,le macchine sono materia animata , animata da chi le usa e depositarie dei ricordi condivisi di chi le ha usate,di chi con esse ha trascorso tempo e percorso spazio,insomma diventano un tutt’uno con chi le ha amate e coccolate. Proprio come in questo magnifico racconto che ho finito di leggere ora!!!

sabatino schiavoni

L’anima, secondo la mia intepretazione, e’ composta in una parte base da qualcosa di divino, ma una quota parte della stessa anima e’ il frutto di una costruzione fatta di emozioni, sensazioni, gioie, dolori, esperienze che come strati costruttivi si sedimentano sulla base divina e ci portano fino alla fine della nostra esistenza. Questa parte aggiuntiva e’ quella con la quale noi condividiamo, contaminiamo e riceviamo da tutto cio’ che ci circonda. Le auto sono una estensione della nostra anima, se ne prendono un pezzo e ci danno un pezzo della loro, la loro anima e’ composta dal frutto della passione di chi le ha costruite, di come sono state guidate, mantenute, personalizzate, ognuna, come noi, con la sua storia fatta di eventi belli e brutti. Ma solo se hai un animo sensibile potrai capire che non sono ammassi di ferro, plastica e gomma, ma una estensione di te e della tua anima. Potrai sentire le sensazioni guidandola, guardandola, sfiorandola… Nella mia vita ho venduto solo una macchina, la prima, per comprare la mia prima Alfa, anni dopo non sono riuscito a salvarla, ancora ho il rimorso nonostante sappia che e’ stata per 18 anni in buone mani ed ha corso felice per le strade d’Italia… Ognittanto le chiedo ancora perdono alla mia Camilla… Potrei aggiungere molto altro ancora, raccontare aneddoti dall’apparente non senso, ma non vorrei sembrare una persona con difficolta’ pscicologiche… 🙂

Marco Persico

Sabatino non scherziamo!! Ma quali difficolta psicologiche??? Di macchine ne ho avute tante, una finì demolita per far avere l’ecoincentivo a Mio Padre e al suo posto, ne arrivò una che dovetti demolire anni dopo a causa di un grave incidente dal quale io e la mia ex moglie uscimmo illesi…..altre le ho vendute per convenienza o per necessità…ma la scena è stata sempre la stessa…l’ultimo sguardo, l’ultimo avviamento e gli occhi chiusi pensando ai ricordi belli e brutti che abbiamo vissuto insieme…Io vi capisco e sono certo che le macchine, certe macchine abbiano un’anima…..un’anima che vive in simbiosi con noi, con i nostri umori e i nostri problemi….tempo fa dovetti vendere una 75….doveva essere la macchina di Mio figlio ma si sa…i casi della vita, un matrimonio andato a male ed ecco l’inevitabile….la 75 deve andare via insieme a tutto quello che avevo costruito in tanti anni di lavoro e sacrifici e insieme a Lei andò via la macchina con cui trascorrevo i pochi momenti insieme a Mio Figlio nelle sere in cui chiusa l’officina mi recavo senza neanche cenare a casa sua per vederlo…per passarci, qualche minuto assieme e cosi me lo mettevo sulle ginocchia e gli facevo girare lo sterzo della 75 mentre piano piano camminava in un piazzale chiuso al traffico…..è stato uno dei periodi più tristi della mia esistenza e vedere andar via quella macchina fu per me necessario…custodiva troppi ricordi…aveva visto troppe lacrime in silenzio…..Io ci credo in queste cose ed è per questo che prima o poi una macchina deve per FORZA ritornare….è stato cosi per la 33 e lo sarà anche per la 75 visto che praticamente ne è arrivata una da pochi giorni bisognosa delle cure e dell’affetto che solo noi inguaribili romantici e malati possiamo dare….La macchina è un’oggetto è vero ma merita comunque profondo rispetto perchè la storia che si porta dentro è troppo importante…qualunque essa sia:-)

GLP

Ciao,l’anima è il serbatoi del vissuto,l’altra parte,la terza è lo spirito,scintilla del divino che è in ognuno di noi.

Marco Persico

Giancarlo complimenti e grazie per averci reso partecipi della tua storia:-)

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