Se ti innamori del brutto anatroccolo Arna, Alfa Romeo Nissan Auto




Erano anni ormai che, passando da un forum all’altro quando, per caso, per noia o per passione, quando si iniziava a parlare di Alfa Romeo poco fortunate, subito si parlava dell’Arna come di un oggetto ibrido metà Alfa Romeo e metà Nissan sgraziato, poco affidabile e chi più ne aveva, più ne metteva.

Naturalmente i luoghi comuni si sprecavano, e aneddoti come “i motori Alfa che non entravano nelle scocche giapponesi, e che i tecnici nipponici dovettero venire in Italia per risolvere i problemi ai tecnici dell’Alfa Romeo…” spopolavano nella rete.
Tutte storie false ovviamente, i problemi se mai c’erano stati, erano dei banali adattamenti che vennero presto risolti, e le scocche giapponesi che venivano assemblate e elettrosaldate nello stabilimento di Pratola Serra (Av), venivano successivamente trasferite a Pomigliano d’Arco, per l’assemblaggio della meccanica, per le operazioni di verniciatura e assemblaggio abbigliamenti interni ed esterni.

Venendo da una 33 1.3 2C prima serie, ed essendomi trovano egregiamente con la meccanica boxer alfasud, mi venne voglia di sperimentare sulla mia pelle, cosa volesse dire possedere un’Arna.
Mi misi quindi alla ricerca di questa vetturetta che, ahimè risultò subito irreperibile, a causa del fatto che ne vennero costruite solo 53.000 e che poche sopravvissero alle campagne rottamazione degli ultimi decenni.
Un giorno, scrutando tra gli annunci in rete, ne trovai una delle ultime costruite, era una 1.2 Sl del 1986. Contattai da Roma il venditore che risiedeva a Gorizia, e una volta presi i dovuti accordi, mandai subito mio padre che vive a Udine, a portare la caparra per la macchina. Io in seguito sarei salito a effettuare saldo e ritiro.

Così avvenne, ricordo che raggiunsi Gorizia in una gelida giornata di fine dicembre e, quando vidi la macchina mi prese un colpo!!! Non solo non era bella come sembrava in foto, in più era tutta sporca, con le gomme sgonfie e la fiancata di destra era corrosa in più punti dalla ruggine, probabilmente causata da una lunga inattività vicino a piante o altre fonti di umidità costante. Gli interni invece, erano “solo” rovinati…
Meccanicamente andava a 3cilindri e mezzo al minimo, i cavi delle candele scaricavano elettricità da tutte le parti e la calotta dello spinterogeno era solamente appoggiata e non fissata!!!

Nonostante tutto presi la macchina (che aveva anche la carrozzeria ammaccata dalla grandine) la portai in un’officina e, intanto che io e il venditore sbrigammo le pratiche per il passaggio di proprietà, questi misero l’Arna in condizione da poter affrontare il viaggio Gorizia Roma.

Con il magone in gola e certo di aver preso una sola, mi misi al volante di questa macchina con l’idea di portarla a Roma, sistemarla e di rivenderla immediatamente. Così feci un abbondante pieno di benzina in Slovenia, controllai acqua e olio e via.

Con mio sommo stupore, mi accorsi che la vettura più camminava, meglio andava!!
Se fino a Bologna mi ero tenuto a una velocità media di circa 100km all’ora, sugli Appennini ruppi gli indugi e mi divertì pure a superare macchine moderne e veloci, i cui guidatori, forse schifati, forse stupefatti, alla vista di quell’Arna tutta ciancicata, mi davano immediatamente strada!!!
Giunsi a Roma in 7h e 30 min, coprendo circa 700km, la macchina consumò una media di 12,5 km con un litro e pochissimo olio.

Questo bastò a farmi cambiare opinione nei suoi confronti, e a iniziarne un immediato restauro.



8 comments — invia un commento

Gianluca

Come sempre bellissima testimonianza Carlo !!!

Karl

Grazie Gianluca 🙂
Diciamo che adessso, posso dire anch’io la mia sull’Arna…
… e siamo in pochi a poter dirlo!

Walter

Ho sempre apprezzato l’Arna per la sua validità tecnica. Sappiamo per opera di chi venne fuori questa vettura, ma non per questo si merita di essere disprezzata.
Per me Va come una Alfa, aldilà della bellezza estetica.
In fondo l’Alfista non è quello che vuole un motore, dei freni ed un volante per essere felice?

Saluti,

WM

Luigi

io anche se non l’ho mai provata,e mi faceva letteralmente pieta’,grazie all’amore di questa macchina che ha avuto Carlo,mi sono ricreduto,praticamente folgorato con la voglia di provarne una prima o poi

Marco Persico

Concordo con quanto scritto da Walter, spesso ci lasciamo trascinare dalle impressioni o dal sentito dire senza sapere effettivamente cosa c’è sotto una macchina al di la di una linea infelice…Spesso basta contestualizzare l’Arna che è uscita quasi 30 anni e fa e allora il discorso prende un’altra piega.
A tutti sarebbe piaciuto vederla con uno stile creato da Giugiaro o altri ma in quel periodo di meglio non si poteva fare, sopratutto se consideriamo il fatto che comunque l’Alfa con quel poco che aveva era già impegnata nel rinnovare la quasi totalità della sua gamma vedi Alfa 33, 90 e 75 che di li a poco avrebbero rimpiazzato rispettivamente Alfasud, Alfetta e Giulietta

Filippo

Ahahahahahahahah!!
Ti ricordi Carlo del bacio che mi mandasti mentre sulla Roma l’Aquila mi sorpassavi ad almeno 150 orari??? 😀

Karl

150 in V e in salita :-)!!!

Alessandro Imperoli

Fortunatamente non sono l’unico a sostenere che l’Arna e stato un buon prodotto e merita rispetto visto che la concorrenza non la mai sovrastata su strada.

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