Se sei nato in un’Alfa Romeo non puoi che essere Alfista. Di Alfa Roma




Leonardo Olivari

C’è chi dice di essere nato in Alfa Romeo. Io lo dico. No, non sono stato concepito in un’Alfa, i miei erano già sposati e vivevano insieme, un lettone matrimoniale era sicuramente più consono alla bisogna che non la “camporella”. Mio padre era molto appassionato di automobili. Coi motori e la meccanica (industriale) poi ci lavorava. E alla fine degli anni ’60 essere uno che amava le auto significava comprare, se poteva, un’Alfa Romeo. Lui poteva, e lo fece. Ancora fidanzato, forte del mensile della Saipem, scelse le sue prime quattro ruote: una Giulia 1300, di seconda mano. Niente di trascendentale, si trattava di una 4 marce, e dalla targa pareva dei primi esemplari costruiti. Tuttavia era una Giulia. Ed in mezzo a una selva di utilitarie bicilindriche raffreddate ad aria, dove qualche benestante sfoggiava delle 1100, delle 124 e compagnia cantante, non era roba da poco. In una La Spezia dove “potevi posteggiare anche in Viale Italia, e dove ti pareva”.

Con quella macchina i miei si sposarono (rigorosamente in Comune) e fecero il viaggio di nozze. La sua livrea verde scuro faceva risaltare una decina di adesivi, sia delle località visitate (usava comprare l’adesivo a gagliardetto della località in cui si andava in gita) sia qualcosa di più tenero e romantico (un paperotto, e via dicendo). Papà la tenne circa 4 anni. 4 anni di cura e modifiche, come quella del cruscotto della Super. Non per vezzo, diciamo per necessità. Fu la mamma, incazzata come non mai, a sferrare un pugno contro il cassettino: ruppe il cassettino e venò un’altra parte della plancia. Quale occasione migliore per “ammodernare” la 1300 4 marce? E poi venne la mascherina della 1300 Super e chissà quante altre cose. Io non ho ricordi di questa macchina che mi portò, nell’inverno del 1973, dall’Ospedale Civile fino alla nostra casa a Le Grazie, frazione di Portovenere. Anzi ne ho uno, e non è piacevole. E’ solo un flash, una specie di breve filmato, di quest’auto che viene scoperta dal telo protettivo. Sotto casa, in quel piccolo piazzale che fungeva da luogo dell’abbandono di auto oramai inutilizzate. C’erano un’Appia terza serie e un’Anglia torino (quella col lunotto normale e non “alla rovescia”), del meccanico del palazzo accanto. E la nostra Giulia. I soliti mugugni (noi liguri ne siamo maestri), “quella macchina lì da noia” (nota: l’Appia e quel ravatto di Anglia torino rimasero ancora anni ed anni ma si sa, nei paesi regnano sovrani l’essere più abbienti e il tirarsela da più forti), “che te ne fai di due macchine”, e la Giulia venne regalata (sissignore) a un lontano cugino di Empoli che non so che ne fece. Dubito fosse per lui, se la sarà rivenduta, visto che le poche volte che lo vidi aveva una Simca 1000 ed anni dopo una Peugeot 309….. E la Giulia, non assicurata, prese la rampa di un carro attrezzi e salutò il mare graziotto.

Ci rimaneva però una signora macchina, quella che ha accompagnato tutti i miei ricordi automobilistici di ragazzino e ha instillato inconsciamente in me la passione Alfista. La 2000 GT Veloce blu olandese. La mia nascita aveva avuto l’indiretto vantaggio di scusa per cambiare auto. Adesso la cicogna porta, indirettamente, improbabili ed ingombranti station wagon, monovolumi e SUV per trasportare passeggini, seggiolini e annessi e connessi. Amici han venduto le loro coupè, le loro berline sportive, perché “sai, mi nasce un figlio, ho bisogno di spazio” (come se uno ci vivesse in macchina, e servisse una stanza in più!). L’idea di cambiare auto era venuta a papà, e mamma l’aveva comunque appoggiata. Vivevamo una situazione economica favorevole (nonostante si andasse verso la crisi energetica), i miei non avevano neppure trent’anni, giravamo ogni domenica (lo avremmo fatto anche gli anni a venire), una macchina più recente ci stava benissimo. E iniziarono i pellegrinaggi, questa volta alla Specar di Via Veneto a La Spezia, storica concessionaria Alfa della città, diretta evoluzione della “Rinaldo Parmigiani”. Si quel Rinaldo Parmigiani noto a tanti Alfisti come proprietario e pilota/vincitore di alcune bellissime Alfa negli anni ’60 (dalle Giulietta alle Giulia GTA). Era il 1974. L’Alfetta era già un successo, ma in mio padre esperto e di palato fine, quel cambio al ponte così legnoso non aveva fatto breccia. E dovendo salire, non scendere (una Nuova Super intonsa sarebbe stata la normale evoluzione della nostra Giulia 1300) si saliva nell’Olimpo della 2000. Massima evoluzione di una meccanica semplice, robusta, affidabile come quella delle 105 non poteva che essere il punto di arrivo “umano” di mio padre. Ricorda mia madre che in salone c’erano una berlina, bianca, seminuova (faceva tanto dottore….) e poi una meno nuova, ma fresca, GT veloce di colore blu olandese che, da nuova, era appartenuta ad una famiglia in vista in città.

Incline alle esigenze di spazio e confort, a mamma non era parso vero di preferire la serena (e comunque ruggente) berlina chiara, con le sue 4 porte, ad una scomoda coupè che credo già avesse il marito di sua sorella, di colore rosso Alfa (Mario, un camionista, correva nei rally…a Spezia ancora molti ricordano la sua Scirocco 1500). E quando uscì dal salone era ben convinta che il marito avrebbe ben comperato quella. Fu con sorpresa (ma neppure poi tanto) che alla seconda visita mio padre le illustrò la GT, con dovizia di particolari, anticipandole che aveva preso quella. Addusse anche un nobile motivo: “sai, il bimbo crescerà, così non c’è il rischio delle porte posteriori”. Ora, è vero che l’Alfa non sfoggiava gli adesivi arancioni “sicurezza bambini” delle 131, ma insomma….. la levetta “sicurezza bambini” c’era anche sulla 2000. Ma tanto fu…. E la famiglia si adattò a gite e vacanze, con me piccolo, con la GT ed il suo esiguo baule. Ecco perché oggi mi viene da ridere al sentire “DEVO comprare una station, DEVO comprare un SUV”…..

 



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Gianluca

Stesso discorso che faccio io , in un contesto diverso .Sono cresciuto su una Giulietta 1.6 Avorio del 79 . Certo non era un Coupè ma eravamo mio padre , mia madre , mio fratello , mia sorella …e per le vacanze estive in Calabria ( terra di origine di mio padre ) si andava in 5 da Milano fino a Lagonegro e poi più giù . Nel bagagliaio ci stava tutto e anche senza aria condizionata si viaggiava benissimo usando degli accorgimenti 😉 Era la fine degli anni 80 e anche i nostri parenti milanesi che volevano venire in Calabria affrontavano il viaggio con auto anche meno confortevoli ..

Karl

La verità è questa, ossia che la generazione nostra ossia chi è nato negli anni ’70, primi anni ’80 è l’ultima che può dire di aver vissuto l’Alfa Romeo…
Leonardo con la Giulia, Marco con l’Arna, Gianluca con la Giulietta, io con l’Alfetta gtv e di esempi ne avrei molti altri… siamo tutti cresciuti con l’Alfa Romeo in casa e, conseguentemente, non trovando riscontri nella gamma attuale, abbiamo continuato a vivere l’Alfa, per come c’è stata presentata quando eravamo ragazzini.
Quando siamo insieme, e parliamo dell’Alfa, mi sembra più che di parlare di una Casa Automobilistica, di un pezzo di storia della mia famiglia.
E proprio vera la frase che un giorno un amico mi ha detto: “l’Alfa Romeo siamo noi”!!

Marco Persico

Bella storia Leo!!!
Carlo hai dato un’ottima spiegazione su ciò che determina la nostra grande passione per queste auto….E’ un piacere leggere questi racconti in cui ognuno di noi apre le pagine dei nostri ricordi associandoli alle macchine passate in famiglia…..viverli ancora oggi è un nostro vanto e dobbiamo esserne fieri. P.S. Leo nel leggere il racconto ad un certo punto mi è tornato in mente mio Padre che nel lontano 1977 dopo la nascita di mio Fratello Andrea cambiò la sua 124 Sport coupè per una Giulia 1.3 T.I. di colore….verde 🙂

Il Fusi

E difatti per me l’Alfa è stata sempre “cosa di famiglia”. Son altre le case, le vetture, e le stesse vetture + nuove marchiate Alfa a venir percepite come “provenienti da fuori l’ambito della famiglia”. Chi lo ha provato sa di che parlo. Salire su una determinata auto, e vedere il pomello della maniglia alzavetro o del deflettore della tipica fattezza…. salire su uno Spider IV serie ma sentirti a casa perchè la leva sta come stava nella Giulia….. Mi fa piacere quando tanti, più giovani (oramai io vado per i 40…) si accostano alle “nostre” vetture. Ma dall’altro lato mi dispiace perchè non potranno mai sentire cosa significa il “viverle da sempre”. Allo stesso modo io non vivo “da dentro” le Giulietta degli anni ’50, che erano già rare quando via via diventavo bambino. Le amo, certo, come emanazione della “mia” Alfa, come progenie. Ma non possono significare quello che è stato, per esempio, il GT Veloce, che ancora mi piange il cuore quando ci penso…. e di cui purtroppo custodisco solo la scritta posteriore e il manuale (senza copertina e ricco di appunti e interventi) di uso e manutenzione.

Marco Persico

La nostra fortuna Leo sta proprio nell’aver vissuto in un’epoca che vedeva l’Alfa, la vera Alfa come parte integrante di una famiglia!
Come dimenticare quella Giulia con quell’inconfondibile odore degli interni?? Sono cose che ti rimangono addosso e non c’è storia.

Gianluca

Quanto hai ragione Carlo ! La differenza tra queste Alfa e quelle attuali o del recente passato è che ci sentiamo stranieri al loro volante . Poco tempo fa ho guidato per la prima volta in vita mia un ‘ Alfetta e mi sono sentito istantaneamente a casa mia , é proprio vero quello che dicono in un telefilm ” Perchè l ‘Alfa ? ” , ” L’ Alfa mi da sicurezza !” .

Sabatino Schiavoni

Spesso ho la sensazione di sentrmi un sopravvissuto… Esattamente come quelle rare specie animali che per una ragione strana si ritrovano catapultate in una epoca a cui non sa adattarsi completamente, ma contemporaneamente continua a mantenere la consapevolezza di saper sopravvivere ad una improvvisa involuzione. Eh gia’, leggevo con attenzione di come una famiglia “standard” entrava in un GT Junior, o come una famiglia di emigranti riusciva a spostarsi per 900 KM in 5 dentro una Giulietta infilando tutto nel portabagagli… Mio padre ha avuto una fiat 600, della quale ho ricordi netti, ma il piu’ fantastico era una catena dietro che passava da dietro davanti allo schienale (primo principo per evitare lo schiacciamento del sottoscritto…), perche’ quell’interstizio tra lo schienale e il vano motore era sfruttata al massimo, il bagagliaio davanti completamente pieno, e poi il meraviglioso portabagagli sopra, usato solo 1 volta l’anno, su cui mettere quello che non c’entrava dentro. Poi partenza, Roma – Arquata del Tronto, con la 600 (Carolina) ed almeno 3 ore e mezzo se non 4 di viaggio sulla Salaria vecchia… E da Antrodoco, dove si faceva il pit stop con caffe’ e succo di frutta, si ripartiva sicuri di trovare almeno un camion e rimorchio… E se eri fortunato non si incastravano tra loro sulle curve… e quando ognittanto riuscivi a trovare un piccolo rettilineo ricordo la gentilezza dei camionisti che mettevano la freccia a destra e ti facevano passare fermandosi addirittura e tutta la colonna dietro passava ringraziando con un colpo di clacson o che vedendo dall’alto la strada e le curve davanti ti segnalavano di passare anche in curva e tu sapevi di poterlo fare perche’ quelli ti rispettavano… e tu automobilista rispettavi loro, anzi sotto sotto li invidiavi su quei bisonti… E se segnalavi una difficolta’, si fermavano ad aiutarti, loro e gli altri automobilisti. Sara’ per questo che amavo quei bestioni, e facevo il tifo per loro quando sulle salite del valico li sentivi col motore spremuto, a 20 all’ora con il nero a farti capire che era meglio stare distanti se non volevi fare i fumenti…Dai cucciolone, lo so che ce la fai, sei un BISONTE DELLA STRADA! Poi vedevi sfrecciare qualche Giulia o qualche GT Junior e mio padre coomentava con una punta di invidia buona “ammazza quanto cammina, quello portera’ almeno 120!”… mentre Carolina arrancava in salita a 60 in terza rigorrosa! E quando arrivavamo vicino al paese ed i parenti ci aspettavano per buttare la pasta, ti riconoscevano perche’ avevi il portabagagli pieno ed ordinato… mica perche’ c’era il cellulare… ed il tempo stimato era piu’ o meno quello… Che vergogna provavo, ma quello c’era a disposizione ed era gia’ tanto perche’ in molti rimanevano a casa o andavano avati e dietro ad Ostia.
Io sono fiero di non aver mai messo il portabagli in vita mia! Ho addestrato mia moglie, mia figlia, ma ognittanto gli scappa ancora la mano! Quando mia figlia era piccola ho sfidato le leggi della natura per chiudere il bagagliaio della mia 75; con un padre come il mio ed una esperienza maturata negli anni ad incastrare i pezzi posso caricare dei tir e c’e’ gente che rimane ancora oggi stupita di quanta roba entri nella mia macchina e di quanta ne entra nella loro se gliela sistemo io. E la prima aria condizionata l’ha avuta nel 2001 e solo perche’ l’ho trovata gia’ a bordo.
Oggi abbiamo Camion da 550 CV e camionisti che se ne sbattono se tu arrivi a 140 e loro devono sorpassare a 81 ed escono senza freccia quando sei sotto, abbiamo l’aria condizionata che sembra essere ormai un elemento indispensabile per fare 1 km di strada in citta’, abbiamo il GPS che se poi non prende o non si aggiorna rimani come un imbecille ad attendere i suoi comodi, abbiamo le run flat che non ti serve la ruota di scorta ma se buchi per bene devi chiamare il carro attrezzi, siamo circondati da automobilisti figli di nessuno e inconsci nel sapere che hanno un mondo intorno, se hai un problema puoi pure morire che non si ferma nessuno…
Quando lavo le mie cucciole le guardo sempre con ammirazione, come opere d’arte create da mani sicure, e mi domando sempre se alla fine i nostri padri siano stati eroi o semplici persone normali che sapevano esattamente cosa avessero tra le mani, e quanto valesse il loro mezzo, fosse una 500 o una Mercedes… Poi penso alla mia generazione (65/70), e mi domando se siamo normali o semideficienti perche’ non sappiamo piu’ distinguere una Fiat marchiata diversa e fatta pure cosi’ cosi’ da una macchina vera… Poi vedo la nuova generazione che se non ha l’aria condizionata, bluetooth, gps, non riesce manco a fare 20 km per andare al mare… e mi sale la disperazione perche’ dovranno pensare alla mia vecchiaia!
Pero’… pero’ capita sempre piu’ spesso di vedere qualche ragazzino 20 enne, che si avvicina con ammirazione alla tua 75 e ti dice che se la ricorda, esattamente come tu ti ricordavi una Giulia, o che quando vede un GT Junior si ferma a guardarla ammirato da una linea “antica” ma ancora moderna ed affascinante… e ti domandano, ti chiedono, si interessano, sanno che forse loro non avranno la fortuna di comprarle perche’ gli Junior di oggi erano le Giuliette di 10 anni fa o le 1900 di 20 anni fa… Ma nonostante la puzza di gas di scarico, la mancanza di aria condizionata, il rumore, la frenata lunga, sentono che quelle non sono pezzi di ferro, ma esseri animati di forza interiore, di una forza che sa toccare e scatenare le tue emozioni…
La maggior parte deI nostri nonni andavano a piedi o in bicicletta, i nostri padri in Motocicletta/scooter o in macchine utilitarie, noi abbiamo avuto macchine piccole e medie, i nostri figli avranno auto elettriche, ma sopravviveranno ed andranno avanti.
A noi “vecchi” il compito di coltivare, raccontare, tramandare le storie, mestieri e tradizioni per loro memoria futura, perche’ il capitale tecnico e morale non sia irreparabilmente perduto!
Ai capitani d’industria moderni col maglioncino di cachemire dico solo “potrai venderci di tutto, potrai piegarci a guardare un marchio affisso su macchine giapponesi, ma non spezzerai mai la nostra fede, le nostre tradizioni, il nostro culto che vive e sopravvivera’ pure se te ne andrai dall’Italia. L’ALFA, quella vera, e’ di tutti noi ALFISTI, il resto sono solo surrogati fatti per chi vuole apparire e non ESSERE UN ALFISTA VERO!
Caro Sergio, se tu avessi avuto la capacita’ di vivere a fondo almeno una Alfa 75 sapresti di cosa sto parlando…. Ma tu sei arrivata al tempo della 146, era gia’ una tipo camuffata… e ‘na fiat NUN E’ UN ARFA!

Luigi

Rinnovo i miei complimenti a tutti i ragazzi per i loro racconti,io sono cresciuto con 2 AlfaSud una beige,e un marrone tutte e 2 due belle 1.2 ma ero troppo piccolo per capire certe auto,l’amore praticamente per determinate auto.Ma nel 1989 mio padre compro’ una Giulietta 3a serie dell’84,li incominciai a capire l’affetto per una macchina,le vere emozioni che ti dava quando mio padre (quelle rare volte)correva come un matto,poi nel 92 arrivo’ una bella 75 1.6 IE ”ROSSO ALFA” francese del 92 con le parabole gialle fluorescenti,nello stesso anno nacque mio fratello,la tenemmo fino al 95,passammo un brutto periodo ma nel vero senso della parola,i miei la dovettero dare via,quanti pianti per quella macchina nn ne avete idea,la sostitui’ una 33 sportwagon 1.3 s per soli 6 mesi,mio padre compro’ la seconda e’ ultima 75 vi parlo del 96,questa era blu sempre 1.6 ie ma del 91 ma senza servosterzo,mio fratello diventava grande e quando andavamo in puglia con la 75 eheheeheheeh stavamo un po’ strettini,di questa porto un bel ricordo perche’ ho iniziato a guidare proprio con lei nel 2000 venduta a malincuore per far posto ad’ una Fiat Marea Week-End,ANCORA ADESSO A DISTANZA DI 12 ANNI NON LO ANCORA PERDONATO,per questo io amo follemente la 75 e tutte le alfa pre86,perche’ in un certo senso mio padre mi ha trasmesso il virus alfista,infatti l’anno scorso ha comprato un’alfiat 156 1.9 jtd,ottima auto ma mai come la 75
P.S rinnovo i complimenti a Sabatino Schiavone per il commento

Claudio Monsurrò

bellissima lettura, sia della storia che dei commenti… eh si, non c’è cosa più bella di una foto di un nostro genitore, ancora giovane accanto alla sua amata alfa romeo… personalmente mi vanto molto di averne avuti due di genitori cosi, entrambi prima ancora di conoscersi. Conservo gelosamente la foto di mia madre, giovane e bellissima, che posa davanti alla sua scalino… come tanti altri ricordi e racconti di nonno meccanico e le spese folli per un alfa romeo prima della grande guerra… e l’ultimo suo ricordo, prima di andarsene, era già a letto immobile, mi prese vicino vicino, e mi disse, “portami sull’alfa romeo!”… ancora piango mentre scrivo di questo ricordo… preso in braccio e portato giu per 3 piani di scale… ancora oggi mi giro e lo vedo li che sospira sereno e pallido mentre allungo il passo in un sonoro rombo… io quando salgo su certe alfa romeo semplicemente respiro aria di casa. E’ una fortuna immane essere alfista.

sabatino schiavoni

Claudio, mi hai fatto commuovere pure a me…. Credo che sia stato il regalo piu’ bello che tu possa avergli fatto. Chi non ha passione, come noi, non puo’ capire, sopratutto perche’ a quei tempi un ALFA non era per tutti. Grazie della bella emozione che ci hai condiviso e regalato!

Sandro Franchi

Bella storia… il mio papà comprò la 1300 TI ad Agosto 1970, dopo una ventina d’anni di emigrazione; appena ritirata dalla concessionaria la portò dove stavamo al mare, io ci salii (avevo 5 anni) e me ne innamorai. Oggi ho 50 anni, il mio papà non c’è più e la Giulia, che è ancora con me bella e veloce come nuova, me lo fa sentire vicino.

Quando il tempo è bello ci porto in giro la mia compagna, mia figlia e la sua nonna.

sabstino

Sono sempre più convinto che le auto hanno un’anima e se non l’hanno di loro gliela infondiamo noi amandola. Ma un’auto di famiglia ha anche un qualcosa in più, è un luogo dove si conservano i ricordi… Appena apri uno sportello l’auto te li ripresenta lì, come su un catalogo, lasciando a te la scelta. Odori, immagini, sensazioni, movimenti, piccoli gesti nostri o di chi ci ha preceduto. Questa è un’auto di famiglia…

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