Riscoperte. L’Alfa Romeo che nasce per gli anni ’90 non li vide mai




Nel 1984 l’Alfa Romeo presenta al pubblico la nuova berlina destinata a sostituire l’Alfetta: l’Alfa 90. In ossequio alla linea intrapresa l’anno precedente con l’Alfa 33, si decide di utilizzare una sigla numerica al posto di un nome, un’abitudine che in Alfa aveva raccolto numerosi consensi con la Giulietta degli anni ’50 passando per la Giulia negli anni ’60 fino ad arrivare appunto all’Alfetta negli anni ’70.

Si parte proprio dall’Alfetta per questo progetto che nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare la gamma delle medio alte e quindi la 90 eredita dalla sua progenitrice l’intero schema meccanico “transaxle” con il motore posto anteriormente in posizione longitudinale e il gruppo cambio/differenziale collocato al retrotreno. Una soluzione complessa e costosa, ma che permette alle vetture di avere una resa per tenuta di strada e sicurezza di guida difficilmente eguagliabile dalle altre normali vetture a trazione posteriore. Bisogna tenere conto che negli anni ’80 l’elettronica non aveva ancora il peso odierno e quindi le soluzioni “meccaniche” avevano un peso preminente nella riuscita di una vettura.

Ovviamente non si trattò di fotocopiare il telaio Alfetta ed applicarlo ad una nuova vettura. E’ l’occasione per eliminare alcuni difetti evidenziati nel corso degli anni come il comando del cambio che grazie ad un nuovo sistema di innesto definito “isostatico” affievolisce la criticata (da chi non sa guidare) manovrabilità delle Transaxle.

La zona centrale del pianale è in parte ridisegnata e rinforzata laddove era necessario intervenire per limitare la torsione della scocca. Viene inoltre previsto l’utilizzo del servosterzo che obbliga i tecnici di Arese ad effettuare modifiche alla piastra di appoggio della scatola guida (con l’occasione si utilizza un differente acciaio dalla maggiore robustezza).

Sul fronte della scocca il punto di partenza è il giroporta dell’Alfetta. Il resto è praticamente tutto nuovo e lo stesso Bertone, che disegnò la vettura, confermò che la maggior parte dei lamierati non aveva parti in comune con l’Alfetta. Molte attenzioni sono riservate all’aereodinamica e la 90, al contrario delle apparenze, non ha spigoli e vanta uno spoiler anteriore estensibile applicato sotto il paraurti che migliora la portanza dell’avantreno alle alte velocità. Accorgimenti che non tolsero alla 90 quel senso di Alfetta rimodernata che offriva al primo sguardo (e che sarà una delle critiche nell’avvicendamento Giulietta – 75).

Molta cura venne riservata agli interni dove faceva sfoggio una massiccia plancia bicolore che nella versione quadrifoglio oro era arricchita dalla presenza della avveniristica strumentazione optoelettronica molto in voga negli anni 80. C’era ache un vano sotto il portaogetti che consentiva di inserire una piccola valigetta prodotta dalla Valextra (oggi quasi introvabile).

Buono il confort grazie ai sedili a comando elettrico e ad un efficiente impianto di climatizzazione per una clientela ormai sempre più esigente che venne accontentata anche sul fronte motori. Si parte da un caposaldo della produzione Alfanord, il Bialbero sempre evoluto e aggiornato proposto nelle cilindrate di 1.8 e 2.0 cc. Rispetto all’Alfetta scompare la cilindrata 1.6 evidentemente poco adatta ad una vettura di segmento E.

I due propulsori entrambi dotati di alimentazione “singola” erogano rispettivamente 120 e 128 cv e rappresentano la base di accesso alla gamma della 90. Più in su troviamo una versione 2.0, sempre Bialbero, ma alimentata ad iniezione. Si tratta in sostanza del motore gia sperimentato con successo sull’Alfetta Quadrifoglio Oro, dotato di iniezione elettronica Bosch “Motronic”. Questo motore dispone del variatore di fase, un dispositivo brevettato dall’Alfa Romeo che permette di variare l’angolo di fasatura dell’albero a camme di aspirazione con evidenti benefici per la piacevolezza di guida senza però pregiudicare le prestazioni: questo motore ad iniezione vanta una potenza pari a quello alimentato a carburatori. Al top, la versione 2.5 Quadrifoglio Oro dotata del sempre più apprezzato 6 cilindri a v di 60° di 2492 cc alimentato dall’iniezione elettronica Bosch l.Jetronic. 156 cv di potenza proiettavano la 90 nel novero delle potenti berline.

Su tutte le versioni sono impiegati cambi di tipo lungo con V di riposo che conferisce maggior confort ma mortifica un po’ chi ama ascoltare il motore girare allegro e brioso anche alle alte velocità. Particolare attenzione è dedicata anche a chi viaggiava a gasolio con una versione turbo diesel.

Per tale versione, il propulsore di 2393 cc è prodotto dalla VM, l’allora partner dell’Alfa per la fornitura di motori diesel, che si era visto già sull’Alfetta 2.4 del 1983. Sulla 90 ha l’intercooler che consente un sostanzioso incremento di potenza.

La 90 riscuote inizialmente un buon successo considerato il segmento piuttosto affollato dove a farla da padrone c’erano BMW serie 5 e Audi 100 e iniziava a farsi prepotente la presenza della Lancia Thema.

I problemi vennero con il lancio della 75 che con una meccanica piuttosto simile, grazie ad una linea marcatamente sportiva e ad un prezzo inferiore, cannibalizzò le vendite della 90. A poco servì il lancio di una versione 2.0 a sei cilindri con un raffinato impianto ad iniezione CEM che rafforzava quel ruolo di classe della 90 rispetto alla sorella più piccola. Non ci fu nulla da fare: la 90 sembrò di colpo destinata a soccombere. Gli aggiustamenti alla gamma con il lancio della versione Super nell’aprile del 1986, l’eliminazione della versione 2.0 carburatori, l’accorciamento dei rapporti del cambio utilizzando medesimi gruppi più sportivi gia impiegati sulla 75, l’adozione per la prima volta su un’Alfa di un impianto antibloccaggio dei freni Ate Teves, la gamma dei colori migliorata non sortirono gli effetti sperati.

Nel 1987, a soli tre anni dal lancio, la 90 esce di scena per fare spazio alla 164 che segna l’ingresso della trazione anteriore anche nella produzione Alfanord. Una batosta  all’immagine di questa berlina, che comunque aveva ed ha indubbie qualità tecniche, aggravata dalle campagne di rottamazione.

Oggi la 90 si sta ritagliando una sua fetta di affezionati tra coloro che nel tempo l’hanno capita magari dopo averla guidata o perché comunque sotto di lei c’è sempre quel gioiello chiamato Alfetta.

Metterne una in garage può essere un’ottima idea per ricordare le linee innovative di Bertone e la lo schema transaxle che la rendono una delle ultime Alfa della mai dimenticata scuola a trazione posteriore.



12 comments — invia un commento

Michelantò

Ineccepibile racconto!

Vale la pena citare anche lo spoiler anteriore semovente, che nasceva da un prototipo del decennio precedente – di cui ora non ricordo il nome (aiutatemi voi, si tratta di un esercizio di stile senza marca con un nome molto vicino al “Puma”)

Inoltre, sempre se non ricordo male, l’identificativo interno del bozzetto della carrozzeria era K2: la Kappa, decima lettera dell’alfabeto greco, indicava il decimo disegno presentato da Bertone, mentre il Due indicava che il bozzetto originario era stato ritoccato nuovamente dal Centro Stile AR.

Gianluca

Esaustivo come sempre ! Gran bel documento Marco !!!

sabatino schiavoni

Grazie Marco, mi hai fatto scoprire cose che non immaginavo della 90 e che me la fanno apprezzare ancora di piu’ oltre che per la sua linea.
E per quanto riguarda le critiche al solito transaxle, concordo pienamente, vale il motivo di sempre… Si nun c’hai er manico pe manovra’ li cambi sportivi nun te le compra’ le machine serie, fatte ‘na MAZDA che Marchionne e’ pure piu’ contento!

Marco Persico

Hahahahahah!! Grande Sabatino, hai espresso in pieno il mio concetto:-)

Luca

Complimenti per il sito, vi ho trovato su faceb…e siete una cosa Grande…!!!
Quest’oggi ho portato a casa la berlina di cui sopra si narra…non ho parole per descrivere che auto sia, MERAVIGLIOSA…ho un ricordo di quando ero piccolo ed il mio vicino ne aveva una, da allora questo ricordo l’ho sempre portato con me, fino ad oggi quando mi sono trovato alla guida di quest’ Alfa Romeo; la mia è un 2.5 V6 Q.O. del 1984 con soli 61.700 km, interni in pelle e tutto il resto…un sogno chiamato Alfa 90….

Andrea Sapia

Grazie dei complimenti, siamo lieti che il sito ti piaccia!
E complimenti a te per il nuovo acquisto: un’ Alfa a 6 cilindri è un gioiello, trattala come merita!

Marco Persico

Complimenti Luca!! Vedrai che quella Macchina ti regalerà immense soddisfazioni

manuel

grande luca,complimenti!!! la civiltà della macchina

Luca

…mi sono permesso di postare alcune timide foto in face così se le volete dare un’occhiata…poi dopo averla sistemata per bene farò, con l’aiuto di un fotografo, una serie di foto come si deve e ve le invierò per testimoniare ulteriormente che auto si produceva un tempo…non ci crederete, ma vedendo il vostro sito, io che abito in veneto, ho voglia di venire a farvi visita perchè siete veramente bravi, appassionati, credete in ciò che fate e che promuovete, una storia solo italiana nata nel 1910, una storia di uomini e motori, una storia chiamata Alfa Romeo…!!!

Christian

Salve a tutti!Complimenti per il sito e per la passione che trasmettete!

Mio padre aveva un’officina a Roma,per me è stata la 2a casa..Sono cresciuto tra i carburatori Dellorto e l’alcantara dei sedili delle Alfa Romeo che varcavano quella soglia!
Ma all’epoca c’era una sola auto che stuzzicava le mie fantasie: l’Alfa90!
La sua linea (di “nuova” Alfetta,che adoravo) era qualcosa di eccezionalmente avanzato..una novità..il futuro!

A soli 8 anni mi reputavo un esperto di Alfa Romeo…ma il sogno era quello di guidare quanto prima la 90 e per togliermi lo sfizio andavo dicendo che avrei fatto l’autostrada da nord a sud almeno 100 volte prima di stufarmi!Non potete immaginare quanti km virtuali con il modellino!

Che tuttora è conservato (assieme agli oltre 100 compagni) con un piccolo ricordino (sempre del 1986) dietro al baule: un pezzettino di Arbre Magique…perchè “un’automobile così deve profumare!”

Scusate la lunghezza del post…ma è stato il mio più lungo sogno da bambino!

Christian.

Pierpaolo Loriga

era il 1997…….ricordo che il mio vicino aveva una 90 2000 iniezione aria condizionata………era estate…io avevo il motorino…..e ricordo che sognavo viaggi da sogno con quell’auto con l’aria condizionata cosa rara all’epoca……poi ad agosto un viaggio da brivido con un 18nne con alfa 90 2400 td bianca……….che macchina <3

Giovanni

Io ho la valigetta interessa?
Cellulare. 3298177207

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *