Recensione: 478, I diari della Miura Nera di Davide Cironi




Quale appassionato di automobili in possesso di una connessione internet non conosce Davide Cironi e i video del suo canale youtube, con le caratteristiche prove su strada ? E’ un prodotto senz’ altro originale e con una sua propria identità, che piaccia o non piaccia è comunque un fenomeno mediatico di rilievo (per il nostro relativamente ridotto settore) che divide gli appassionati tra sostenitori e detrattori e li fa parlare di auto in maniera compulsiva (e spesso a sproposito, pregio e limite della democrazia web).
Io e Davide ci conosciamo dal 2010, venne a trovarmi con un suo amico che doveva ritirare una GTV, e probabilmente quella piccolo negozietto pieno di Alfa, di modellini e di vecchie insegne rimase impresso nella sua memoria, così anni dopo mi contatto’ per chiedere se come Club Alfa Roma (sodalizio con un gruppo di amici avevamo fondato nel frattempo) potessimo mettergli a disposizione qualche Alfa Romeo interessante per dei video (un po’ “fuori dalle righe”) che aveva in mente di realizzare: era talmente entusiasta della sua stessa iniziativa che contagiò immediatamente anche noi, e mettemmo a disposizione volentieri la mia ex SZ (entrata ormai da qualche anno nella collezione di Antonello Marone, altro Socio del Club) e la 75 Evoluzione del Socio Fondatore Giorgio Camiciola . In poco più di due anni, il video della SZ (per vederlo clicca qui) ha totalizzato quasi 200mila visualizzazioni, mentre la 75 Evoluzione (per vederlo clicca qui) è stata visionata per oltre 450mila volte!

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Ovviamente non è detto che chiunque, seppur bravo a raccogliere likes, commenti e visualizzazioni, sia in grado di scrivere un libro: nell’ era del plug&play un mattoncino cartaceo di 300 pagine rischiava di apparire desueto e pretenzioso, soprattutto da parte di chi ha fatto dell’immediatezza, della fruibilità immediata e senza pensieri di una prova su strada ricca di sgommate, iperboli ed esclamazioni anche piuttosto caratteristiche il proprio marchio di fabbrica. Devo dire che mi sembrava proprio il classico libro scritto perchè tutti, ma proprio tutti ormai, si sentono in grado (e quasi in dovere) di scriverne uno.

Sono andato alla presentazione a Roma (clicca qui per le foto della presentazione) più per amicizia e simpatia personale che per il libro, nei confronti del quale nutrivo ben più di una perplessità.

E invece l’ho divorato in un solo giorno.

478, I diari della Miura Nera è lo strano titolo di una storia avvincente: un personaggio di fantasia attraversa tre decadi (gli anni ’60, ’70 e ’80), i tre decenni irripetibili del motorismo italiano almeno secondo chi non ha avuto occasione di viverli, passando da una sperduta cittadina del meridione al contatto e alla collaborazione con tanti dei mostri sacri dell’ automobilismo nostrano e internazionale: dalla prima 500 Abarthizzata, a Luraghi, Chiti, Zeccoli, Giulia TZ, GTA, TZ2, e tanti altri per l’ Alfa Romeo, Ferruccio Lamborghini, Gandini, Stanzani, la Miura regina incontrastata di (quasi) tutto il romanzo, la Countach, per la Casa di Sant’ Agata, e poi Forghieri e Benuzzi e la F40…. La vita del protagonista tocca con mano (e dà al lettore la possibilità di farlo) tanti dei sogni reconditi e inconfessabili (proprio perchè quasi tutti ormai irrealizzabili) dell’ appassionato di automobili, di molti personaggi che avremmo voluto conoscere, di tanti momenti storici che avremmo voluto vivere. Certo, la vita del protagonista è devozione e sacrificio talmente totalizzante sull’ altare di questa passione che gli divora l’esistenza, che tutto il resto passa in secondo piano. L’ auto (o almeno alcune auto), il pilotaggio, la velocità come fini ultimi cui dedicare la vita stessa (anzi, essi SONO la vita stessa del protagonista), con un contesto ben delineato e mai troppo prolisso anzi spesso divertente di personaggi secondari, famiglia, donne, sesso, impegni professionali spesso piacevoli, intensi, bellissimi e unici ma alla fine dei conti tutti comunque SUPERFLUI, di troppo per il nostro eroe solitario e incontentabile. Una lunga lettera d’amore per il mito, tutto novecentesco, dell’automobile come nietzscheana espressione concreta della volontà di potenza dell’essere umano e fine ultimo dell’ intera esistenza del protagonista.
Una passione, come detto, nel caso specifico eccessiva e divorante; ma credo che ciascun appassionato, se davvero tale, non avrà difficoltà a rinoscere e riconoscersi in uno o più tratti di questo romanzo ( a seconda del livello di “patologia automobilistica” che influenza la vita di ognuno).
Sensazioni che per la maggior parte delle persone possono apparire demodè o semplicemente ignote, se vogliamo, ma è quello stesso istinto (ingigantito ovviamente nel romanzo) che ci fa tanto amare il contatto diretto uomo – macchina senza i filtri attuali e che spinge ciascuno di noi, nel nostro piccolo, ad accendere di tanto in tanto qualche vecchia carretta puzzolente e avida di benzina e ad andarci in giro per sentirci almeno un po’ più liberi, almeno un po’più felici e almeno un po’ più noi stessi.
Una storia incredibile che proprio per questo sembra verosimile e che rischia persino di essere piacevole da leggere per i non appassionati, anche se forse non potranno goderne appieno ogni emozione.





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