Prova Confronto: Giulia Nuova Super Vs Fiat 131. GIALLOSETTANTA.




E’ una sfida “classica” quella che proponiamo oggi, nel senso che a sfidarsi sono due vetture che fra loro erano dirette concorrenti come segmento di mercato. Come vedremo nel corso della prova pero’, oltre al segmento di mercato ed al colore degli esemplari confrontati, di punti in comune ne hanno davvero pochi.

Nel 1975 – anno di immatricolazione delle due auto provate – la Giulia era una vettura presente sul mercato da ben 13 anni. Una eternità se confrontata alla durata media dei modelli oggi in commercio, ma un periodo di tempo piuttosto lungo anche per la sua epoca. era stata, è vero, aggiornata più volte nel corso degli anni,e proprio l’anno prima aveva ricevuto il maquillage più pesante, che eliminando alcune delle caratteristiche peculiari del design della Giulia – una per tutte: i cofani erano diventati lisci – l’aveva resa molto più moderna seppure sempre immediatamente identificabile come Giulia. All’ epoca tali interventi estetici – che spesso sono stati criticati quando la Giulia è entrata nel novero delle auto da collezione – vennero invece giudicati positivamente dalla critica e dal pubblico. Altri accorgimenti all’interno ne rendevano invece l’abitacolo più confortevole, accessoriato e rifinito.
Nello stesso 1975 la Fiat 131 era invece un modello ancora freschissimo: presentata l’anno prima, appariva come una vettura dal design moderno, al passo coi tempi, con linee più sobrie in tema col clima di austerity degli anni ’70, con un abitacolo ampio, una plancia moderna, pochi fronzoli e, sempre in nome del politically correct, una complessiva riduzione delle prestazioni rispetto alla vecchia 124 che coi briosi bialbero che equipaggiavano le versioni Special T aveva finalmente ridotto il divario prestazionale che le aveva sempre penalizzate rispetto alla Giulia.
Riscontriamo inoltre un lieve aumento delle dimensioni esterne dalla Giulia (anni ’60) rispetto alla 131 (anni ’70) pur appartenendo allo stesso segmento. Una escalation dimensionale che ancora oggi, che una utilitaria come la Grande Punto ha raggiunto quasi le dimensioni della 131, non si riesce ad arrestare.

Possiamo dire che le due case costruttrici all’ epoca infondevano davvero nei propri prodotti quel “carattere” che i luoghi comuni avrebbero continuato ad attribur loro ancora per decenni: l’ Alfa che produceva vetture dalla eccellenza dinamica e prestazionale, la Fiat che costruiva vetture robuste, comode, semplici ed affidabili, ma che mediamente come prestazioni e comportamento dinamico riusciva raramente ad andare al di sopra del “minimo sindacale”. Basti pensare che, nella stessa fascia di cilindrata (1300), la nostra Giulia eroga col suo Bialbero in alluminio alimentato da due voraci doppiocorpo, la bellezza di 89 cv a 6000 giri, mentre il “povero”, seppure anagraficamente più moderno, aste e bilancieri della 131 col suo carburatore singolo si “accontenta” di 65 cv a 5400 giri. Quasi 25 cavalli di differenza su vetture dal peso analogo (1000 kg circa) si traducono in un divario prestazionale mortificante per la media torinese: quasi 20 km/orari di distacco in velocità di punta (oltre 166 km/orari la Giulia, poco meno di 150 la 131) e soprattutto oltre 5 secondi in più per raggiungere i 100 all’ora, con la Giulia che si attesta sugli 11,5 sec.
E senza guardare i numeri, ma solo guidando le vetture, la differenza appare ancora più accentuata: il “barcollo ma non mollo” caratteristico della Giulia, un assetto piuttosto morbido ma molto sicuro anche in velocità, può rischiare di apparire quasi “kartistico” rispetto alle impostazioni della 131: la vettura torinese rolla e beccheggia in modo francamente piuttosto eccessivo, consentendo difficilmente di impostare e percorrere le curve senza continue correzioni di sterzo e di gas, rimanendo sempre piuttosto sicura e intuitiva da riprendere, ma tuttavia la sensazione è che la 131 1300 non riesca a mettere in pericolo il guidatore su strada asciutta, semplicemente perchè non ha abbastanza potenza per farlo… Lo sterzo,a cremagliera (non a vite e rullo come quello, antiquato ma molto più efficace, della Giulia) non troppo pesante in manovra risulta fin troppo demoltiplicato tanto da non dare una diretta percezione dei gradi di sterzata impartiti nei frangenti di percorrenza delle curve. Il cambio, a 4 marce, è piuttosto preciso, ma quello della Giulia è comunque più maneggevole oltre ad essere, ovviamente, a 5 rapporti. I freni? Dischi/tamburi per la 131, e ovviamente 4 dischi per la Giulia.

Sono solo alcune delle differenze che confermano il carattere enormemente differente, diremmo quasi diametralmente opposto delle due vetture. La semplicità e la robustezza della 131 costituivano senza dubbio la soluzione migliore come rapporto qualità/affidabilità/prezzo/prestazioni/consumi per tutti quei milioni di utenti che, pur non appassionati di auto, di guida o di prestazioni avevano necessità di una media comoda, concreta, confortevole, robusta e al passo coi tempi per tutti gli spostamenti professionali e delle loro famiglie, mentre la differenza di prezzo fra le due era di circa 300 mila lire, in pratica era sufficiente richiedere la 131 Special con il metallizzato e i cerchi in lega per raggiungere il prezzo della Giulia.

Per tutti coloro che invece volevano un prodotto che garantisse eccellenti prestazioni (anzi, prestazioni senza rivali) pur in una fascia di cilindrata medio-bassa come questa, una vettura che desse la sensazione di guidare una vettura da famiglia se non sportiva almeno sportiveggiante, per gli amanti della bella meccanica che riuscivano a chiudere un occhio sulla non freschissima età del progetto – che oltre all’immagine si ripercuoteva negativamente soprattutto sull’ abitabilità e sul confort di marcia -, e che non si fosse preoccupato del consumo leggermente più elevato (mediamente 1 litro di benzina in più per 100 km) non poteva che scegliere la cara, vecchia Giulia.

Va detto che le vetture europee che si confrontavano con le due italiane della nostra prova, avevano mediamente delle prestazioni ed un comportamento dinamico in linea con la 131(quando non decisamente peggiore), pur senza poterne vantare l’equilibro complessivo che ne fece una best-seller: le Alfa Romeo, prestazionalmente e come comportamento dinamico all’epoca facevano ancora storia a sè, ed erano inavvicinabili per la 131 così come per tutte le altre concorrenti. L’unica non lontanissima dalla Giulia come prestazioni era l’altra media italiana, la Lancia Beta, coi bialbero che di li a poco (1978) avrebbero vivacizzato le versioni Supermirafiori della 131 ristilizzata dal 1978, che a quel punto pero’ se la sarebbero dovuta vedere con la neonata Nuova Giulietta…ma questa è un’ altra storia.





8 comments — invia un commento

Andrea cuomo

Sempre bellissime e interessantissime queste prove…sinceramente credevo che il 131 fosse molto meno costoso rispetto alla Giulia..
Veramente complimentissimi per questa splendida serie di articoli!!!

Michele

Salve,sono un appassionato e piccolo collezionista di Alfa Romeo anni settanta,e dico fermamente che auto di questo genere sono la massima espressione meccanica e stilistica al mondo!!!
Gli altri costruttori automobilistici,invidiavano le nostre Alfa,vetture straordinarie,capaci ancora oggi di dare emozioni,e di distinguersi per il loro carattere sportivo.
Per quanto riguarda il 131,ma,secondo me auto letteralmente anonima!!!

FRANCO

ALFA E’ ALFA NON SI DISCUTE CON NESSUNA AUTO MA NEANCHE PIU MODERNA DELLA 131……..

Paolo Catalani

Puoi aver guidato di tutto nella vita,….

provare e trovare per certo oggi una vecchia Giulia pesante un po’ fuori luogo e per certi aspetti obsoleta, fin quando a colpi di gas i doppi corpo non prendono tono, fin quando non ricordi che per guidare una auto serve polso e piede, ecco è allora che comprendi veramente cosa vuol dire guidare una automobile….

una vera auto, una Giulia.

Articolo ben fatto, interessante ed un po’ crudele…. povera 131…

Paolo

rivoglio la Giulia ….

ALBERTO

Salve, io come prima auto ho avuto proprio una Giulia Nuova Super 1.3 del 1976 clore blu olandese acquistata usata.

rispetto alla precedente versione (avuta da mio padre) le modifiche apportate personalmente mi piacevano e mi piacciono tuttora.

Nell’interno troviamo infatti 2 utili bocchette per la ventilazione,i sedili con poggiatesta,il tunnel con portaoggetti meglio integrato-Nell’insieme come già notato da Quattroruote nel 1974,l’interno della Giulia appare più rifinito ed elegante.

Anche all’esterno il frontale con i 4 fari di uguale diametro con mascherina nera personalmente mi è sempre piaciuto, Trovo anzi che accresce la sportività e l’aggressività della Giulia.

Altre modifiche al cambio, questa versione infatti ha un cambio più lungo.
In prima si toccano infatti i 47 km/h a 5800 giri contro i 40 di prima, in seconda i 78 contro i 70 circa di prima e in terza i 112 contro i 100 circa sempre intorno ai 5800 giri.

Inoltre è stata ridotta leggermente la rumorisità del motore, infatti benchè sempre presente nell’abitacolo( ci mancherebbe altro) è specie oltre i 5000 giri meno avvertibile,meno prepotente.

Comunque per me un eccelllente vettura ancora oggi, anzi personalmente anche se so benissimo che molti non sono d’accordo questa è la migliore di tutte le versioni della Giulia.

franco

perché di questo confronto?
Non hanno niente in comune….non ricordo bene l anno di uscita ma forse dovevate confrontare la 131 supermirafiori 1300 tc

Andrea Sapia

La Supermirafiori 1300 TC è del 1978, e la sua antagonista sarebbe stata la Nuova Giulietta 1.3, presentata nel frattempo. Per la Nuova Giulia Super (presentata nel 1974) rimane corretto il confronto con la coeva 131 prima serie, proprio come proposto in questo articolo.

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