La favola della notte. Io e Ariel, il primo racconto alfista del 2016




Eppur follia non è…. Ma solo amor!

Era un pomeriggio di autunno del 2001, quando passando dal mio Maestro, questi mi chiese se avessi necessità di pezzi per la mia Alfa 75. Baghi era ancora in ottimo stato di servizio, ma si cominciava a parlare di catalizzatori, euro 0 a termine ed avevo la necessità di girare l’Italia per lavoro. La 75 da cannibalizzare era di un anziano direttore d’orchestra, aveva da fare un po’ di manutenzione e da verificare uno strano odore di benzina che veniva da dietro, nulla di grave, ma il suo destino era segnato, sarebbe stata demolita come incentivo per l’acquisto di una fiammante Alfa 156. Guardai gli interni, meravigliosi e intonsi, dietro non ci si era praticamente mai seduto nessuno. Istintivamente mi abbassai e vidi il catalizzatore, domandai di vedere il libretto e scoprii per caso che forse potevamo salvarla. Mi costò semplicemente 1.000.000 di lire di passaggio di proprietà ed un altro milione che era l’equivalente dell’incentivo. Cominciò così la mia avventura con Ariel, la mia seconda 75, una splendida Twin Spark bianca; non potei non notare la differenza di cavalli e la risposta del motore rispetto alla mia 1600 a carburatori. Per tantissimi anni le mie 75 furono la mia passione, ci spesi molti soldi per tenermele strette, erano entrambe assicurate e con il bollo pieno pagato, regolarmente manutenute; erano vetture che usavo regolarmente, spesso erano parcheggiate vicine e me le ammiravo dall’alto di casa mia. Poi con la prima multinazionale arrivarono le prime auto aziendali e loro rimasero sempre più ferme, ma non per questo meno amate, solo ci facevo meno chilometri, le muovevo meno, ma sempre, a rotazione tra loro; un cambio di lavoro improvviso mi fece perdere l’auto aziendale, e la piccola Ariel, più veloce, più confortevole della 1600 (ed anche quella con meno chilometri sulle spalle) divenne la compagna di avventure. Era simpatico sentirsi chiamare in modo scherzoso “è arrivato er bandito” da qualche cliente del nord Italia, abituato a vedere persone che facevano il mio lavoro presentarsi con BMW o Audi nuove, ma a me non importava, anche perché con l’Alfa potevo ancora fare ciò che le sue concorrenti non facevano e soprattutto mi divertivo a macinare chilometri. Ariel è stata una compagna infaticabile ed anche sincera; la chiamai così perché era come una principessa, rispetto alla mia 1600 si era dimostrata più capricciosa, qualche volta abbiamo discusso, qualche altra ci siamo odiati, ma come succede sempre nei migliori amori.

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Quanti ricordi di avventure vissute con quella macchina, come quella volta che con una valvola a spasso nel cilindro mi riportò a casa mentre eravamo tra le montagne, esalando l’ultimo respiro del suo motore esattamente fuori del portone di casa; o quella volta che mia figlia si fece male e dal casello di Frosinone arrivammo in meno di un’ora all’ospedale Bambin Gesù dove l’avevano portata. Ariel mal sopportava la neve, ricordo che nonostante le sue scarpine termiche, le catene, non riuscisse a salire sulla ripida strada di montagna innevata; quando arrabbiato me la presi con lei perché non riuscivamo a superare quell’ostacolo apparentemente stupido, nonostante l’attrezzatura, ricordo come fosse oggi il suo muso innevato e… quello spoiler troppo basso che faceva da spazzaneve! Come un essere umano riesce a trasmettere emozioni con uno sguardo, così quella volta mi sembrò “leggere” nei fari (ed in quel muso innevato, incapace pur volendo di farsi strada), una sorta di vergogna… Le chiesi scusa, non era quella la sua natura…

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Il suo primo motore fu rifatto in officina insieme al mio maestro, sotto la sua supervisione, la mattina alle 6 in officina, poi alle 9 in ufficio e poi di nuovo in officina fino a notte fonda; ricordo l’emozione di quando girai la chiave, della soddisfazione provata. Era il 25 giugno del 2010, lavorai tutta la notte per sistemarla, strinsi gli ultimi bulloni, feci l’ultimo controllo, erano le 2.00; alle 4.00 partenza per Milano, al casello di Milano il contachilometri segnò 200.000 km tondi! Alle 8.45 eravamo sulla rampa insieme ad un mondo a me ignoto fino a quel momento. Si celebrava il centenario dell’Alfa Romeo e li la mia malattia che credevo fosse solo mia, fu conclamata; non ero solo, anzi forse ero il più normale, furono due meravigliosi giorni passati con le mie belle, Alfa e famiglia insieme. Ricordo che con Ariel ci sentimmo a casa, come un matto in mezzo ad altri matti in manicomio… finalmente a casa!

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Ariel l’ho poi usata pochissimo, sia per mancanza di tempo, sia perché nel frattempo avevo anche altre auto a cui badare; decisi di venderla, ma ogni volta che poi ci risalivo sopra, toglievo il cartello “vendesi” e rimaneva con me. Poi l’ho usata per andare in pista a giocare con lei, e finalmente capii che quella era la sua vera strada; ne avevamo fatti di chilometri e follie a tavoletta insieme, record su strade di montagna e cavolate varie, ma li sentii che era proprio casa sua.
Ci siamo divertiti, ma come in tutte le favole belle dove ci sono le principesse arriva sempre un momento brutto, quel momento si chiamò crisi economica, si chiamò non avere lavoro, si chiamò bollo senza più esenzioni e… il suo principe azzurro dovette decidere chi sacrificare ed il destino scelse lei.
Avrei desiderato per lei che rimanesse tra i soci del Club Alfa Roma per continuare a vederla, ma non è stato così… L’avrei persa di vista per sempre, ma l’unica cosa che mi interessava era di saperla al sicuro, ma questo non mi fa star bene lo stesso…
Ma le favole hanno sempre un lieto fine… O almeno spero vivamente che sia così…
La piccola Ariel è tornata per destino a Milano, quel posto dove nacque 25 anni fa, dove al compimento dei 200.000 km è tornata per caso, dove ha fatto con me l’ultima sgambettata e l’ultima folle corsa nella sua pista che vide i suoi primi passi, ad Arese, dove si difese con i denti da compagne agguerrite, più potenti o sorelline di ultima generazione.

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Ed il suo destino sarà la pista, la piccola Ariel sarà in pista nel 2016 per un campionato di gare a crono di categoria, guidata dal nuovo proprietario, che mi ha promesso di strapazzarla per bene, come si deve ad una vera Alfa, ma di trattarmela bene; gli ho raccomandato di parlarci, di spiegargli cosa sta facendo, anche perché quando la tratterà oltre il limite lei capirà e non si arrabbierà, anzi gli darà oltre di quanto può, perché lei è Ariel, un’Alfa di razza, una nipote di una stirpe di auto da corsa!
Corri piccola Ariel, corri veloce, papà ti promette che verrà a vederti, guarderà dal bordo pista e ti farà una carezza quando tornerai nel box, come tutte le volte che ti salutavo mentre si chiudeva la serranda del tuo box. Promessa di Principe.
Buon 2016 Ariel, ed a tutte le Alfa del mondo incluse le loro mamme e papà!



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