La favola della notte. La nascita di una giovane Alfa 75




La nascita di Baghi

Bzzz, Bzz, Bzzz, Bzzz… “ Uhè bauscia alura te ghe va fini sta machina? ”….

Oscar non ne poteva più, era lunedì 11 Dicembre 1989 e mancavano solo pochi giorni al trasferimento alla sede di Roma; aveva voluto finire personalmente quella macchina, c’è chi lo credeva un po’ matto, perchè diceva che quella sua auto, quella sua ultima creatura sarebbe stata speciale… Posò delicatamente la pistola ad aria compressa a terra e si avvicinò allo sportello: “Uhè alura dov’è che te vai quando finisci, terun? ” .

Oscar era un signore romano, trasferitosi al Nord un po’ per bisogno e un po’ per amore… Eh sì, che si fa per una donna? Ricordava il padre che diceva “tira più ‘n pelo de gnocca che ‘na coppia be bovi” ed in fondo anche per lui era stato così. Aveva incontrato sua moglie, una signora distinta e milanese, quando da giovane veniva a fare i corsi di aggiornamento al Portello, a studiare la passione della sua vita, i motori, la Giulia all’Alfa Romeo, e galeotta fu proprio una GT Junior verde pino, che lui stesso portò fuori a fare un giro di prova. Al semaforo, mentre la giovane fanciulla bionda passava davanti al muso del bolide, lui fece come per partire; la giovane strillò inveendo contro di lui, lui scese da galantuomo qual era e con fare tipicamente romano mimando una belva feroce all’attacco gli disse “a signori’, me deve scusa’, ma sta bestiaccia l’ha vista ed e’ diventata gelosa, ma l’ho agguantata pe la capoccia e j’ho dato ‘na tortorata!”. La ragazza guardò il giovane meccanico, nella sua tutina Rossa e bianca, la scritta Alfa Romeo campeggiava davanti al suo petto, si sentiva frastornata… “signori’ – continuo’ lui prendendole la mano – me deve scusa’, s’è spaventata?” Lei lo guardò sorpresa, poi ripresasi dallo spavento disse gentile “si, mi scusi anche lei, ero sovrappensiero, mi sono spaventata per nulla, mi dispiace”… nel frattempo un coro di clacson e trombe accompagnava la scena e lui con stile tipicamente romano si stampò il sorriso più bello che aveva, si voltò urlando “ahò e si c’hai fretta svejate cinque minuti prima invece de fa sto casino” poi la guardò negli occhi come se il mondo intorno non esistesse e gli disse “beh pe falla ripija’ je posso offri’ ‘n caffè? Me pare er minimo e poi quanno je ricapita ‘n matto come me?” lei esitò un momento, poi gli disse “sì, va bene, ma la sua macchina dove la lascia?” Lui sorrise “signori’, nun è la mia, magara, ma si se fida la faccio sali’, giramo l’angolo, la riporto in officina e poi ho finito er turno, je rubbo du minuti, ma je faccio vede’ tutti l’amori mii” La ragazza lo guardò tra il curioso e l’intimorito, ma poi il suo gesto galante, quella macchina piccola, ma elegantissima, quel rombo attutito che proveniva dal cofano e la promessa di quel ragazzo che tutto sembrava tranne che un malintenzionato la convinsero a salire; lui chiuse delicatamente, ma decisamente la porta, e salì dall’altra parte. La guardò un momento, poi ingranò la marcia e sgommando leggermente partì sorridendo; nei cinquecento metri e sei semafori che lo separavano dall’entrata del piazzale del Portello, si presentò e fece del suo meglio per far sì che quella gentile e bella ragazza lo aspettasse solo il tempo di lavarsi le mani e profumarsi fuori dal cancello. Alla fine arrivò davanti al cancello che dava sul piazzale, una bisarca attendeva solo lui con le rampe abbassate, come se una bocca attendesse aperta il boccone per ingoiarlo ed andare via. Lui si fermò davanti ad un uomo più simile ad un armadio, con una pancia abbondante ed un viso scurito dal sole, scese e fece scendere galantemente la ragazza, l’armadio tuonò con la sua voce potente “Ahò a Oscare, morammazzato, mo ho capito ‘ndo eri finito e me lo potevi di’ che c’avevi da fa’, io intanto annavo verso Roma e se vedevamo a Orte… con carma… Che te possino ammazza’ n’artra vorta, ahò ma c’ho ‘na famija io…” Oscar si avvicinò imbarazzato e sussurrò all’orecchio “beh spero de fammene una pure io presto…” L’omaccione lo guardò con sguardo paterno, poi si girò verso la ragazza e con un sorriso improvviso strinse le mani a mo’ di preghiera davanti al petto e disse “Ah signori’, ma co’ tanta gente ar monno proprio sto matto se doveva pija’? Ma jel’ha detto che parla co’ le maghine?” disse mentre si girava e armeggiava con le leve della bisarca “ce parla, le chiama pe’ nome, e quelle speciali, pe’ lui, vole portalle direttamente qui dalla fabbrica, dar piazzale, e co’ sta scusa se n’approfitta pe fa ‘n giro alla faccia der siur padrun, hai capito? Ma sittepijano aaaaah ” terminò infilandosi la mano per orizzontale alla bocca. Lui fece una faccetta buffa, lei scoppiò a ridere sempre più incuriosita della scenetta e finalmente lui cominciò la sua spiegazione: “Vede signorina…” – disse con fare interlocutorio – “Giulia” rispose lei sorridendo, “Giulia Peroni”. Oscar aveva avuta la prima informazione, ora doveva continuare l’attacco per chiudere il cerchio interno alla sua preda, “Allora Giulia, ma lo sa che ha un nome bellissimo? Un nome che deriva dalla famiglia Julia, quella che ha reso Roma, la mia città, grande e che e’ anche il nome delle mie innamorate preferite…” lei si irrigidì un po’, ma lui continuò sicuro “eh nun se preoccupi, so quelle là sopra” disse indicando le fiammanti berline sopra la bisarca, e proseguì “vede io c’ho solo ‘n’amore mo, quelle là, si fosse pe’ me me le pijerei tutte e me le porterei a casa, ma quella verde la vede, quella piccoletta che c’ha portato qua, beh quella è la mia preferita, proprio quella là, però chissà ‘ndo andrà, pora piccoletta, andrà a sta co’ uno che la tratterà bene o che la tratterà come ‘no straccio? Eh…” sospirò con aria innamorata il giovane ragazzo “A casa” tuonò la voce poderosa del camionista “ te ne devi da anna’ a casa, come sta machina, mo la porto a Roma, a casa, e’ vero piccole’? Dijelo pure te a sto matto che se ne deve d’annaaaa’!” La ragazza cominciò a ridere di gusto, lui ne approfittò per chiedergli se poteva aspettarlo lì fuori dal cancello, lei annuì e lui corse dentro all’opificio. Il camionista, finito di chiudere le rampe della bisarca ed assicuratosi che tutto fosse a posto si avvicinò alla ragazza, le porse la mano grossa e tozza per salutarla che delicatamente strinse, sorridendogli “Signori’ è un bravo ragazzo, s’e’ venuto ad impara’ un mestiere, c’ha tanta passione ma ‘na capoccia… Si nun fa er bravo me faccia sape’ che quanno aritorno je do ‘na tortorata…” ed inchinandosi gentilmente si voltò salendo sul suo bestione, sentì il motore ruggire un po’, poi una grattata, un soffio di aria compressa ed un tremore percorse le lamiere della bisarca; muovendosi piano il muso girò verso l’uscita del piazzale, proprio mentre Oscar usciva dalla porta col fiatone “Ciao piccolette, fate le brave, chissà che un giorno non ci rincontreremo?” Gridò alla bisarca, ma il camionista passandogli vicino bofonchiò “Ma questo e’ proprio scemo… co’ ‘sta gnocchetta qui che l’aspetta er pupo pensa a le machine… mavattelapiander…”.

Giulia accettò l’invito di quel ragazzo insospettatamente galante, presero un caffè seduti ad un bar, poi Oscar le chiese se poteva accompagnarla e lei accettò di buon grado. Camminarono lungo la strada e tra un tram ed un altro arrivarono finalmente a casa di lei; lei lo guardò e si congedò. Lui le prese la mano e guardandola con i suoi occhi verdi gli disse “grazie, dopo l’assunzione all’Alfa Romeo è la cosa piu’ bella che mi è capitata da quando sto qui a Milano, se anche non dovessi rivederla più sappia che oggi è stata una giornata meravigliosa, tu sei meravigliosa… So che non accadrà, ma io esco sempre alle cinque del pomeriggio, magari tardo dieci minuti perchè me trastullo a guardà un sogno impossibile per me, le machine che faccio, ma tanto che devo da fa’ dopo lavoro? Esco, ‘na cosetta al bar e poi a casa a dormi’, invece se sapessi che de fora c’è ‘na ragazzetta che magari m’aspetta… Beh allora l’amori de fero le trascurerei un po’ de più, tanto mica scappeno si nun le guido io no?” disse sorridendo… Lei non rispose, lo guardò con i suoi occhi marroni scuro, teneri e gentili, ma non disse nulla… Lui capì, la salutò baciandole la mano, poi prese il tram e la guardò mentre allontanandosi tornava nei suoi tristi pensieri… Lei sparì dentro al portone, il tram arrivò al semaforo, si fermò nel silenzio assoluto, l’unico rumore era il compressore che quando si fermò fece piombare quel mezzo carico di gente nel silenzio assordante. “Che tristezza sta gente, a Roma sto secondo sai che casino, chi parla , chi strilla, chi piagne…” pensò, ma ricordò il viso di lei e sorrise, lei era diversa era una… GIULIA!

Il responsabile della qualità Oscar Benedetti, nel giorno lunedì’ 11 Dicembre 1989, certifica che la vettura Alfa 75, telaio numero ZAR 16200006178161 è stata personalmente controllata e verifica nella sua interezza, verificati i livelli, il serraggio ruote e controllato il corretto funzionamento del motore. Firmato Oscar Benedetti. “Ahò a bauscia, vie’ qua” disse porgendo il foglio di collaudo al responsabile della catena di montaggio, “senti come gira st’orologgio… vojo vede’ che combini quanno me ne so’ annato, dopo tant’anni spero che t’ho ‘mparato quarche cosa” disse al suo allievo diletto. Franco Manidi, il futuro responsabile della qualità rimase sorpreso del comportamento del suo capo, aveva firmato il foglio senza nemmeno aver messo in moto la macchina, Oscar lo guardò con la sua aria sorniona e gli disse “lo so che stai a pensa’, ma lo sai che er maestro è sempre er maestro, questa è l’urtima che faccio, e l’ho fatta co’ tutto l’amore che c’avevo, mò m’avette rotto li cojoni co’ ‘sta città de merda e co’ ‘sta nebbia, domani vado all’ufficio der personale, me faccio ‘n saluto a tutti, giovedì me smonto l’armadietto e poi venerdì me ne vado a raccoje tutte le cose e da lunedì…. ROMA MIA ASPETTEME!!!!!” finì ridendo. Franco, che lo stimava come un padre era triste e felice per lui, perdeva un simpatico amico, prima che collega, a cui doveva molto, e per questo era triste, ma era felice perchè finalmente sarebbe tornato a casa, nella sua Roma, quel posto meraviglioso di cui aveva fatto perdutamente innamorare la moglie. Ora che erano entrambi decisi a trasferirsi definitivamente a Roma, finalmente avevano trovato un posto di lavoro, finalmente a Roma.

Oscar inserì la chiave di accensione, girò il quadro, rimase in attesa che le luci del panel si spegnessero, poi girò l’avviamento.

Il motore esitò, una, due, tre volte… Franco sorrise malignamente… Oscar chiuse gli occhi, pompò sul pedale dell’acceleratore un paio di volte decisamente, poi dopo un momento girò di nuovo la chiave… Il motore sbuffò un po’ di fumo celeste, borbottò un po’ al minimo irregolare, poi due decise affondate di gas liberarono come i polmoni di un bambino le schifezze dai cilindri ed un ruggito tuonò dal cofano della 75 Bianca… dopo un minuto di riscaldamento il motore girava al minimo quasi perfettamente. Oscar prese un cacciavite dalle tasche, armeggio’ sul carburatore, il motore borbottò un po’, due belle sgassate e poi il suono era regolare come il ticchettio di un rolex. Oscar salì nuovamente a bordo, chiuse lo sportello, aprì il vetro elettrico e disse alla macchina “Ciao cucciolotta, tu sei la mia ultima creatura, ti ho voluta speciale e spero che la tua vita sia felice. Rendi felice il tuo padrone se ti tratterà bene, fai i capricci se ti tratterà male, così potrai sperare che ti venda a qualcuno che si prenderà cura di te… Ma lo sento che incontrerai qualcuno che ti amerà e ti tratterà bene, sei speciale e meriti una persona speciale, sei la mia ultima creatura, corri veloce e chissà se un giorno non ci rincontreremo? La vita è strana…” Franco vide una lacrima scorrere dal viso di Oscar, quella storia l’aveva sentita tante volte, ma quella volta Oscar disse “ultima creatura”, da dopo averla parcheggiata nel piazzale la sua vita sarebbe diventata diversa, avrebbe finito la sua carriera all’Alfa Romeo di Arese…

Oscar ingranò la prima, la vettura si mosse, uscì sul piazzale e la lasciò in modo che si potesse vedere da fuori, poi tiro’ su il vetro, spense il motore, lasciò le chiavi sul cruscotto, le copie nel cassettino, scese e chiuse delicatamente lo sportello. Carezzò amorevolmente la sua ultima bambina, gli disse “buona fortuna, corri più veloce del vento e stai attenta; certo se fossi nata a Roma oggi ci sarebbe stato il sole, ma qui ad Arese c’è nebbia come al solito… Chissà se un giorno correrai intorno al Colosseo? Se ti capita salutamelo, dije che Oscaretto lo saluta” poi si girò e rientrò in officina.

Una bella signora attendeva Oscar all’uscita della fabbrica, quel giorno non era nè mercoledì come quel 20 giugno del 1967 quando lo aveva incontrato per la prima volta a bordo di un GT Junior verde, nè venerdì 23 Giugno, quando attendendolo fuori dal cancello della fabbrica del Portello capì il potere delle donne dalla luce degli occhi del ragazzo… Lui frastornato le chiese come stava, cosa facesse lì, lei semplicemente gli rispose con dolcezza: “Sai ero curiosa di sapere una cosa, ma mi vergogno un po’…” Oscar le aveva stretto la mano forte, poi guardandola le chiese “vuoi sapere se mi piaci?” Lei lo guardò con aria stupita e rispose “No! Volevo sapere ma cos’è ‘na tortorata?”. Lui dapprima rimase stupito, poi sorrise, poi scoppiò a ridere in una fragorosa risata, di quelle tipiche romane e le disse “se mi dai un bacio te lo dico…” Lei pensò che fosse sfacciato, ma chiuse gli occhi, socchiuse la bocca e si perse al contatto delle sue labbra. Quando riaprì gli occhi si sentiva confusa, lui le prese dolcemente la mano e le disse “vedi, dicesi tortorata un violento colpo di bastone, bastone analogo all’asso di bastoni, cioè dicesi tortore un bastone particolarmente nodoso, quindi duro. La tortorata, derivante dall’uso proprio del tortore, è ‘na crocca che t’ariva dietro la schiena e te stenne lungo per tera, capito? ‘Na mezza specie der bacio che m’hai dato, solo che si ar posto der bacio m’avevi data ‘na tortorata stavo lungo per tera sdraiato o corco su un fianco!” La ragazza esplose in una risata, come non innamorarsi di un pazzo simile?” Pensò” quante cose mi devi spiegare amore mio, non basterà una vita, la tortorata, la crocca, corco, chissà cosa vuol dire, ma è così dolce e simpatico…

Ogni giorno che andava a prenderlo fuori dalla fabbrica ricordava sempre quel giorno, sempre quei pensieri, condivideva le sue piccole follie, fino a quando lui le si presentò con un GT Junior verde come regalo, come quello con il quale si erano innamorati, e lei quando lo andava a prendere ci andava proprio con la sua GT. Quel giorno lo attese come al solito, lui uscì, la abbracciò poi si girò verso il muro, la tirò con la mano dentro e con il dito indicò la sua ultima vettura. “E’ lei, la mia ultima cucciolotta, non è bella? Sembra più grande delle altre, più alta, non la trovi speciale?” Giulia, ormai abituata alle stranezze dell’uomo, non ci fece caso, ma ad un certo punto ebbe la sensazione che quella macchina gli dicesse qualcosa, che comunicasse con il suo uomo, anche perchè lui la fissò per un minuto e poi le disse “tranquilla ti vorranno bene come tutte le mie piccole speciali che ho fatto con amore”.

Poi salì a bordo del GT, chiuse la porta ed andò via…

Un paio di mesi dopo, quando la vettura era tutta sola ed impolverata, misero un foglio di carta sotto il tergicristallo, destinazione Roma… Concessionaria BiAuto. La 75 prese all’improvviso vita, si risvegliò come un lattante alla seconda poppata, si ricordò di una promessa fatta, ma non sapeva cos’era il Colosseo, lo avrebbe scoperto? Sarebbe riuscita a mantenere la promessa fatta al suo creatore? E chi sarebbe divenuto il suo papà? Sarebbe stata felice o l’aspettava un futuro terribile?

CONTINUA….



11 comments — invia un commento

Filippo

Bellissima storia, attendo il seguito!

Giampaolo c.

Spettacolare Sabatino!!! Senza parole!!!

robin

accidenti……da oscar letterario!!!!stupendo!

Marco Persico

Sabatino hai fatto centro ancora una volta!! Mi complimento per l’entusiasmo e la fantasia che impieghi nel realizzare questi racconti per me favolosi!!! Grazie….Adesso datte da fà perchè volemo er seguito;-)

Manuel Del Gaudio

che storia bellissima,stupenda!!!troppo bella sabati’

irene

voglio il seguito se no il mio fidanzato mi farà diventare matta, perchè vuole sapere come va a finire! Grazie!

caravella michele

ciao sabatino e stato veramente un bel commento complimenti però voglio sapere poi come è andata

patrizio.cartia@tiscali.it

Bravo, romanticone!!! Pensa che non sono solito leggere romanzi e invece mi hai magnetizzato con le tua storia. Torno indietro con gli anni e ricordo quelle vetture, quei comportamenti galanti, simpatici, allegri, spontanei….
Grazie Sabatino, Pat

Antonello2000

Sapevo che le avevi scritte ma non mi ero mai soffermato a leggerle fino a quando un signore della mia zona me ne ha parlato…
Si capisce subito che le dita scorrono sulla tastiera comandate dai quei sentimenti più nobili.
finalmente in un sito di automobili (bellissime alfa… e non è poco) aanche un po di sane emozioni…
a quando la 6 parte?

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