La favola della notte. La nascita di una giovane Alfa 75 (puntata 3)




La piccolina aveva salutato educatamente tutte le auto parcheggiate quando era entrata nell’officina, Oscar si era raccomandato di fare sempre cosi’ quando incontrava macchine nuove, ed era stata sistemata vicino ad una 75 bassa e cattiva, pronta per essere consegnata, di fronte a lei un’Alfetta marrone, con un ghigno antipatico, la guardava in malo modo, poi c’era una vecchia Giulia mal ridotta e piena di ruggine, un duetto, un’altra 75 Bianca come lei ed un paio di Alfa 33. La piccola 75 si sentiva disorientata, poi l’Alfetta parlo’ in modo sgraziato “E brava, ben arrivata signorina, mo so affari tua, sicuramente troverai uno che te strappa le marce, che te fa sgomma’, che te manna a sbatte a destra e sinistra e poi quando s’e’ stufato te butta via, come quella vecchiaccia laggiu’ che ha stirato le zampe” termino’ in modo sinistro ammiccando alla vecchia Giulia. La 75 senti’ la poca benzina gelarsi nei suoi tubi “Ma che gli e’ successo poverina?” chiese guardando al duetto che sembrava piu’ simpatico. Il duetto rispose “Ha il motore buono, ma il suo padrone era vecchio ed e’ morto e nessuno l’ha voluta, quindi domani va allo sfascio per essere demolita” La 75 aveva sentito di questi discorsi, di motori trapiantati, di scocche fuse e rinate in altra forma, ma non ci aveva dato peso, ma ora era li’, davanti alla dura realta’, tutto inizia e tutto prima o poi finisce… E l’Alfetta gliela aveva sbattuta la verita’ sul paraurti in modo sfacciato e senza un minimo di sensibilita’. Si rattristo’ e comincio a singhiozzare, a chiamare Oscar, aveva paura, questa cosa Oscar non gliela aveva detta sul piazzale quando l’aveva lasciata… “Ah vecchia zozza becera maligna e ruffiana, ma la voi fa finita de spaventa’ le creature?” tuono’ una voce lontana contro l’Alfetta… “Si vengo li te strappo li baffi dal paraurti che t’aritrovi e te sfonno li cerchi! Spaventa’ ‘na creatura piccola cosi’ dolce e gentile, ma come te permetti, mo perche’ te sei stata abbandonata pe’ una nuova dopo esse stata spremuta te lamenti? Te potevi aribbella, ma era bello fa la fanatica in mezzo a tutti… embe’ mo piagni, ma armeno nun ce rompe co sti lamenti!” L’alfetta si ribello’ “Senti chi parla, sei nata vecchia, manco eri nata che eri finita! Te ce vo ‘n pozzo de petrolio solo pe fatte fa manovra e parli tu de rompipalle? Ma falla finita…” Quattro fari illuminarono a giorno l’officina, due palpebre si mossero verso il basso, in modo innaturale, poi un muso lungo e slanciato si avvicino al muso dell’Alfetta minaccioso “Falla finita, lo sai che posso influenza’ le decisioni degli uomini, alcune di noi sono speciali, fatte da uomini speciali, magici, ed io so una de loro, quindi si continui a rompe le palle convinco a fatte vende come pezzi de ricambio e finirai nel modo peggiore…” L’Alfetta abbasso’ i fari, perse la sua baldanza e arretro’ di qualche centimetro… La rossa macchina sinuosa e sportiva si presento’ alla giovane 75 “Sono una Montreal, anch’io figlia di Oscar, stai tranquilla, tu hai un potere e delle doti diverse, magiche; sei stata creata da un mago che fa magie, quindi sappi usare i tuoi poteri al meglio. Tu puoi comunicare con gli uomini, devi solo trovare il modo, ognuno ne ha uno ed e’ diverso, dipende dalla sensibilita’ del tuo padrone. E fatti sempre rispettare! Buona fortuna cucciolotta…” disse arretrando fino al suo posto. “E quando vedro’ la pressa chiudersi l’ultimo pensiero sara’ per te, brutta megera, perche’ tu finirai sola ed abbandonata, smontata pezzo a pezzo, dispersa tra vecchi ruderi che finiranno sotto la pressa un po’ per volta da soli, mentre la mia anima ritrovera’ il mio padroncino che mi portera’ a spasso con lui per sempre” disse con un filo di voce mesto la vecchia Giulia sperando che esistesse il paradiso anche per le auto. Poi rivolgendosi alla giovane 75 gli disse “ti auguro di essere fortunata come me, ho passato gli anni piu’ belli della mia vita con il mio papa’ e lui con me, ed anche quando ero troppo vecchia per prendermi tutti i giorni lui mi curava e mi aveva nel cuore sempre e comunque, fino a che non e’ morto… Ti auguro di cuore di essere fortunata come me” termino’ sospirando. La giovane 75 era stanca, troppe emozioni per quel giorno, l’indomani sarebbe stato il giorno dell’incontro con il suo di papa’, come sarebbe stato? L’avrebbe amata o no? Stanca e stremata si addormento’…

Quella notte non passava mai, le otto non arrivavamo mai, di solito ci voleva il cannone, ma quella mattina era sveglio da un pezzo… Alla fine decise di alzarsi per andare a prendere l’autobus; fece a piedi gli ultimi metri che lo separavano e poi entro nell’officina Alfa Romeo della Bi Auto. C’erano parecchie auto parcheggiate una accanto all’altra, si fermo’ a guardare una vecchia Giulia con i segni del tempo addosso, si sentiva stranamente attratto, la carezzo’ dolcemente, era stata la macchina che aveva desiderato nei suoi giochi di bambino, senti’ una sensazione passargli dalle mani al cuore, come se quella vecchia auto gli volesse dire qualcosa, provo’ un sentimento tenerezza, poi diresse lo sguardo verso le altre. Un duetto rosso, una 75 TS bianca, un paio di 33 ed una vecchia Alfetta marrone. Allo sguardo di quella macchina riaffiorarono ricordi sgradevoli e provo’ subito un senso di antipatia, poi guardo’ la targa di una 75 bianca, ma non era la sua, poi guardo’ l’altra 75 bianca con il sedile dietro sul tetto e due meccanici che armeggiavano da dentro, dietro, con gli sportelli aperti “No! Nun po’ esse, e che sfiga, manco e’ arrivata e’ gia’ aperta come ‘na cozza” penso’ Sabatino, ma poi guardando la targa lesse “Roma 70964X” era proprio lei…

“Oddio, sara’ lui? No sto tutta impicciata cosi’, ma che modi, mi ero fatta bella e poi sono arrivati questi due a smontare tutto…” I due meccanici armeggiavano con i bulloni per serrare gli attacchi delle cinture dietro e non fecero caso al ragazzo riccio con gli occhi verdi che li guardava preoccupato. Uno disse poi all’altro “aho’ hai visto che questa c’ha punzonato OB qua’ dietro? Chissa’ che e’, ce l’ha pure quella Montreal, la Giulia, ma mica ce l’hanno tutte sta punzonatura, ma sai che vuol dire?” L’altro scosse la testa, a lui non era mai capitato di vederne una, era uno che considerava le macchine pezzi di ferro e quel lavoro uno dei tanti modi di portare a casa dei soldi.

Il capo officina arrivo’ trafelato “Buongiorno, ci scusi, ma e’ arrivata ieri, il tempo di lavarla, di finire di montare i sedili per le cinture dietro ed e’ pronta! Scusi, ma non l’aspettavamo cosi’ presto…” Il ragazzo sorrise gentile, aveva preso un bello spavento, ora doveva solo aver pazienza. Guardo’ la sua 75, le altre non esistevano piu’, ma si sentiva stranamente osservato, si guardo’ intorno, ma noto’ solo la Giulia ed una sportiva semicoperta in fondo al garage. Si avvicino’ un po’ la guardo’ bene e riconobbe una Montreal. Poi torno con lo sguardo dalla sua 75, si accuccio’ davanti al suo muso, i suoi occhi si incrociarono con i fari della vettura, poi chiuse gli occhi, si immagino’ all’uscita dei tornanti del suo paese di montagna, scattante come una pantera, poi apri’ gli occhi sicuro, sorrise e disse “Ciao Bagheera, benvenuta a casa, io sono il tuo papa’ e tu la mia cucciolotta, ti prometto che mi prendero’ cura di te, ma tu fai la brava, capito? Ne abbiamo di cose da fare insieme…”

Il capo officina spiego’ i comandi al ragazzo, gli raccomando’ di non superare i 4000 giri e di farla scaldare prima di tirarla. “Vedra’ che si stanchera’ di averla se la tratta bene” gli aveva detto chiudendo lo sportello, sorridendo lui gli rispose “Se va bene questa muore con me, anche perche’ e chi c’ha ‘na lira pe cambialla prima de vent’anni?”. Poi aveva girato la chiave, aveva sentito la vettura fremere, sembrava dirgli “Dai papi portami via da qui, portami lontano a correre, ho voglia di vedere il mondo” ingrano’ la prima ed un attimo prima di muoversi gaurdo’ l’Alfetta marrone e con antipatia gli disse “ma che te guardi? Lo sai che me stai antipatica e sai perche’, era proprio come te, marrone cagarella e nun te la perdono”…. Poi si rivolse alla sua macchina “Hai visto che faccia che ha fatto? Me sta sur cavolo, ‘na stronza m’ha fatto der male scegliendo uno co l’Alfetta, mo se me vedesse co te sai come rosicherebbe? Ma che me frega, mo sto bene, so felice ed innamorato e tu nun esse gelosa, anzi cercate d’anna’ d’accordo!” Un sibilo che nessun umano pote’ sentire fendette l’aria… “A brutta infamona, tie’ beccate questa, aho’ sto cristiano t’ha guardato in mezzo a li fari ed ha capito chi sei…” l’Alfetta rispose “ah annamo bene, ce mancava pure questa”, ma la Giulia insistette ancora piu’ forte “Aho’ che bella soddisfazione che m’hanno dato, mo posso pure stira’ la trasmissione in santa pace, che gusto, questo t’ha guardato ed ha capito che megera sei!”. L’Alfetta rimase muta, mentre le due 75 parcheggiate continuavano a guardarla in cagnesco. Poi Bagheera senti’il disco della frizione muoversi, e prima di partire disse all’Alfetta “Posso solo augurarti di trovare qualcuno che sappia amarti ancora e meglio, sento che non sei nata cattiva, sei solo prigioniera della rabbia per un abbandono, ma hai ancora speranza…”. La Giulia e la Montreal incrociarono i loro fari, pensarono insieme “che cucciolina dolce, speriamo rimanga sempre cosi’…” poi l’albero di trasmissione si mosse, l’avventura era cominciata!

Baghi rimase in silenzio mentre il suo padrone manovrava per raggiungere l’uscita, aveva paura a farsi sentire, aveva ancora nei collettori di aspirazione le parole della Montreal sulla loro capacita’ di farsi sentire dagli uomini, ma non sapeva bene cosa fare lo avrebbe dovuto scoprire piano piano…

Uscirono dal garage sgommando un po’, poi Sabatino si fermo’ dal benzinaio AGIP e scendendo disse al benzinaio una parola fatidica… “Me fa er pieno per favore?” Altre cinquanta mila lire se n’erano andate…. “vedi Bagheera, secondo qualcuno l’Agip e’ la meglio benzina e ti prometto che ti metto sempre questa, pure l’olio c’hai della stessa marca, finche’ nun restiamo a secco sul conto corrente va bene cosi’… Senno’ ce metteremo quello che capita” disse accarezzandogli il volante. Bagheera fu percorsa da un brividino di piacere, poi finito il rifornimento riparti’ in direzione Monteverde.

“Andiamo cucciola, ti faccio conoscere una persona importante” disse il ragazzo partendo con attenzione. Bagheera si sentiva piu’ tranquilla, aveva stabilito un contatto, avevano una forte senisibilita’ in comune e sopratutto era la sua piccoletta e sentiva che per lui era speciale. Certo il nome era un po’ lungo, ma era importante, lui mentre guidava glielo aveva spiegato, ci parlava come se lei potesse rispondergli… Poi si ricordo’ delle parole della Montreal e dell’utimo saluto di quella simpatica vecchietta della Giulia che gli disse “e’ una persona sensibile, sei stata fortunata, ti vorra’ bene, lo capisco da come mi ha accarezzato e da come ti guarda”…

La piazza era piena di macchine, il ragazzo parcheggio’ in mezzo e strombazzo’ un po’. Una ragazza ancora insonnolita si affaccio’, poi gli disse di aspettare e scese. La ragazza guardo’ la macchina e gli occhi innamorati di lui, senti’ un moto di gelosia, ma lui la abbraccio’ la bacio delicatamente e gli disse “Ciao, lei e’ Bagheera, lei, invece e’ Silvia” disse rivolgendosi alla 75. Silvia guardo’ il ragazzo in modo strano, ci era gia’ passata con Camilla, ma quella volta il nome lo aveva scelto lei. “Perche’ Bagheera?” chiese, lui rispose “Era il mio animaletto preferito, e’ la pantera del Libro della Giungla, l’unico libro di favole che conservo ancora, e poi mi piace, trovo che gli stia bene” disse fermamente… La ragazza guardo’ il muso pronunciato, lo trovo’ bello, cattivo, ma anche simpatico , poi giro’ intorno alla coda tronca guardandola un po’ con disappunto, poi continuando a studiarla disse “bella, peccato il dietro che si perde un po’ pero’ mi piace… Per quanto riguarda il nome direi di si, va bene, ma non e’ troppo lungo? Facciamo cosi’ Bagheera e’ il suo nome, ma per gli amici e’ Baghi” e pronto il ragazzo aggiunse “Baghina quando la devo coccolare perche si e’ comportata bene” disse sorridendo; “ok, te lo concedo” alla fine disse lei  soddisfatta. Non c’era nulla da fare, penso’ Sabatino, meno male che siamo noi il sesso forte… Ma quale forte, noi siamo quello robusto, quello adibito ai lavori pesanti… oltre al colore pure sul nome c’ha da mette bocca… poi sospirando rassegnato disse “Ok affare fatto, andiamo al Gianicolo a prenderci un caffe’ perche’ da li ogni omo e’ RE ed ogni donna e’ REGINA!”. Lui Sali’, ingrano’ la prima e parti’; Baghi si accuccio’ docile e parti’ senza il minimo strappo, aveva ragione la Giulia, quel ragazzo aveva una dote innata nel sentire come e quando usare frizione e freni, la sua guida era decisa, ma dolce, morbida ma sicura… L’uso del cambio preciso, il passaggio tra le marce era ottimale. Si sarebbe divertita un mondo, ma dovevano ancora conoscersi bene a fondo prima di esagerare e di fargli scoprire quanto potesse essere divertente guidare un’Alfa Romeo.

Il piazzale del Gianicolo era semi deserto, erano le 11.00 di mattina ed a quell’ora si cominciava a riempire piano. Baghi fu parcheggiata di fianco al teatro dei burattini, i ragazzi scesero dalla macchina  e si avvicinarono al bar. Presero un paio di succhi di frutta e si misero seduti sul muretto con Roma alle spalle; la ragazza sorrise agli occhi verdi che guardavano la sua auto, sapeva quanto gli fosse costata, il sacrificio della sua Camilla, ma sapeva che era un’auto che sentiva, aveva desiderato la sua prima Alfa dopo aver provato la Giulietta del suo amico Mauro, uno dei matti del paese, personaggio troppo alternativo per un paese di 50 anime. Poi disse con un tono di gelosia “Aho’ ma mica penserai di fissarla tutto il giorno? Guarda che non te la rubano mica!” Il ragazzo la guardo’ sorpreso, poi sorrise “Stavo pensando che devo comprare un bell’impianto stereo per Baghi, metto il Pioneer, checche’ ne dicano so come fare un mix perfetto, poi devo bucare il fianco e ci metto l’antenna come la Speciale”.

Giulia aveva portato la piccola Flaminia al Gianicolo a vedere i burattini con le storie di Pulcinella, erano sempre le stesse da quasi quarant’anni, ma richiamavano sempre grandi e piccini, in una magica atmosfera, i grandi rivivevano il loro passato, i piccoli prendevano il loro presente per tramandarlo un giorno… Silvia E Sabatino erano dietro, abbracciati, era un modo per cercare di svicolare quando sarebbe arrivata l’ora di pagare alla marionetta che tirava giu’ con il cordino il pitalino per le offerte, ma il cattivo proposito era sempre rimandato, non pagare sarebbe stato fare un torto alla prorpia e futura memoria… La famiglia Piantadosi era una istituzione per tutti ed in fondo erano di famiglia per tutti i bambini di roma. Dopo che fu terminato lo spettacolo si udi’ un botto improvviso e Baghi salto’ sulle sue sospensioni, il cannone sparo’ per ricordare a Roma che era mezzogiorno, l’ora di andare a cucinare! Giulia guardo’ la bambina, la sua nipotina figlia del suo primogenito, Romeo, che aveva le guance arrossate dal freddo, poi sorridendo le disse “Adesso arriva nonno ed andiamo a casa a preparare il pranzo”. Una tra le varie ragioni per trasferirsi a Roma era stata quella di godersi la piccolina ed aiutare il suo figliolo; entrambi lavoravano ed era dura…

Silvia incrocio’ lo sguardo della bimba con le guance arrossate, non aveva piu’ di tre o quattro anni, penso’, poi le sorrise e la saluto’ con la mano; Flaminia dapprima si nascose dietro alla nonna, poi con gli occhi non resistette alla curiosita’ di guardare la ragazza che le sorrideva e piano piano ricambio il sorriso. Mentre questo gioco si ripeteva, l’attenzione della nonna fu attirata da qualcosa, un rumore sordo, simile ad un ruggito sommesso; la bimba guardo’ la piazza e strillo’ felice “Nonno, nonno” indicando con il ditino…

3. Continua…

Qui la 2a puntata



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