La favola della notte. La nascita di una giovane Alfa 75 (puntata 2)




Il pesante mezzo arrivò davanti il cancello di entrata di Arese, la bisarca era vuota ed il piano superiore era abbasato obliquamente su quello inferiore; Il Turbostar nuovo di zecca era rosso, lucido e sulla targa campeggiava la scritta Roma. Al suo arrivo un ragazzo di circa trentacinque anni scese agile dal mezzo, dal lato destro, lasciandolo in moto e si avvicinò al posto di controllo. Lo sportello sinistro si aprì ed un signore ormai anziano si aggrappò alla maniglia sul fianco del montante e bofonchiando scese piano dalla scaletta.

“Eh nun c’ho piu’ l’età, è ora che lascio perde, ma come faccio co mi fijo? A questo je serve ‘na mano, questo s’e’ coperto de buffi pe compra’ ‘sto camion novo, n’artro pochetto ce poteva ancora fa’ cor mio, era ancora bono”, disse sorridendo all’addetto del piazzale di carico delle macchine “ma so giovani, dice che c’ha l’aria condizzionata, e’ piu’ commodo, sara’ ma sur mio stavo tanto bene e tu lo sai ancora quanto poteva anna’? EEEh… “ pure l’addetto sempre serio con fare tipicamente nordico riusciva a sorridere a quell’armadio di camionista, diventato vecchio e panciuto su e giu’ per l’Italia a portare macchine in giro. “Buongiorno Giovanni, cum’e’ che stai? Allura? Dai che con questo qui fai prima, quell’altro dovevi fare l’antitetanica, dove lo hai portato l’altro all’autodemolitore?” Giovanni allungando la mano poderosa strinse quella gracile dell’addetto al piazzale e senza lasciarla come se fosse in una morsa gli disse “quando diventa vecchio mi nipote, quello ancora gira, mica come te che avrai stirato le zampe a forza de respira’ sta nebbia…. aho’! L’ho portato in campagna, mica l’ho buttato, e che so scemo come mi fijo? Lascia perde, nun poi capi’, me ce so affezzzzionato, so stato piu’ cor camion che co mi moje…” L’addetto al piazzale era abituato ai camionisti e non fece caso alle sue parole, mentre il loro discorso era stato interrotto dall’arrivo del figlio e del responsabile della produzione Franco Manidi.

Franco sorrise a Giovanni abbracciandolo “Ciao Giovanni, come te ghe sta? Tuo figlio Sergio e’ veramente in gamba e complimenti per il nuovo mezzo, e’ veramente bello, ti ci manca un bello stemma col biscione ed e’ perfetto!” Giovanni ricambio’ con affetto il sorriso e disse “Aho’ mo te ce metti pure te? Er matto se n’e’ ito a Roma e t’ha contaggiato co la malattia? Capirai, mo sta alla sede centrale, e’ rimasto romano ma come rompicojoni e’ peggiorato, ce l’avete arovinato, vo’ mette tutto a posto, corri qua, corri la’, aho’, pero’ e’ bravo, je vojo bene come a ‘n fijo, ancora me ricordo quanno se rimorchio’ la moje, tanto brava… e che pazienza che c’ha pora fija co quer capoccione…” Franco era sempre contento di rivedere Giovanni, era anche lui come Oscar, cresciuto insieme a Giovanni che era sempre stato il papa’ putativo di tutti. Se ti serviva un consiglio si fermava a parlare, perdendo anche del tempo prezioso, “tanto”, diceva, “mica ho da fa’ n’operazione a core aperto, e chi so’ Barnarde? Ponno aspetta’, ponno aspetta, mica ce magneno co le machine…”

Giovanni supervisionava le attivita’ di Sergio, che manovrando con le leve abbasso’ le rampe di accesso della bisarca; poi l’addetto al piazzale comincio’ a indicare le auto da caricare ed ad un tratto Franco disse all’addetto “Lascia, quella la prendo io, non ti preoccupare, a quella ci penso io” Giovanni guardo’ perplesso il nuovo responsabile della qualita’ avvicinarsi alla vettura bianca, aprire lo sportello ed accendere il motore.

Ahhhhh, meno male che vi siete ricordati di me” disse tra se e se la 75 bianca, “e’ da quando il mio papa’ mi ha lasciato qui che nessuno mi ha piu’ guardata, io ho paura, lo sai?” Franco aveva una strana sensazione, quella era l’ultima auto fatta dal suo amico, gli aveva promesso che l’avrebbe caricata personalmente sul camion e gli avrebbe detto dove sarebbe andata, ma mentre stringeva lo sterzo sentiva come una vibrazione arrivargli allo stomaco, una sensazione di paura. Arrivo’ piano davanti alla bisarca ed entro’ per primo, davanti a tutti al piano superiore. “Ehi piano, ma dove mi porti ahio, piano, piano, PIANOOOOOO e’ finita!!!! ODDIO” urlo’ la macchina uscendo col muso oltre il piano di battuta della rampa, fino a bloccarsi cone le ruote sulla sponda. “Ah bella” disse una voce tonante “te sei spaventata? Eh lo so, questi non ce pensano che c’avemo n’anima pure noi, che te credi? Te ce devi da abitua’, so essere umani! Ma nun te preoccupa’ ce pensa Ughetto tuo a portatte a casa tranquilla, te porto nella citta’ piu’ bella der monno, c’hai avuto culo… Pensa a quelle che je tocca anna’ in Germania vedono er sole a mozzichi e bocconi… ops scusi’ signori’ m’e’ scappata ‘na parolaccia, ma a forza de frequenta’ st’ambientacci pieni de gente rozza e vorgare alla fine ce diventi uguale” il camion con il motore ronfante era fermo li paziente in attesa di finire il carico, la piccola 75 bianca era confusa e frastornata, stava per iniziare la sua avventura, era felice ma preoccupata, eccitata ma impaurita…

Ugo conosceva bene quelle sensazioni, ci era passato anche lui la prima volta e spesso faceva coraggio alle novizie “A signori’” disse quando finalmente furono chiuse le rampe e fu pronto per partire “la prima vorta che so’ annato a Roma m’ha detto male, m’hanno caricato ar contrario e me so fatto er viaggio tutto de culo… Nun me so potuto gode’ er panorama e la cosa peggio e’ che m’avevano messo culo a culo co ‘n camion Mercedes che nun ha fatto artro che di pe’ tutto er viaggio che pello cvesto, che pello cvello, gvadda cvi, gvadda la… Ma che te guardi si c’ho li fari ar contrario? Aho’ pero’ me so rifatto, Sergetto mio me porta da tutte le parti e dovessi senti’ che macchietta quanno se arabbia cor padre… Quer pover’omo e’ un mito, s’e’ fatto un mazzo ed il vecchio cammion l’ha portato in campagna e so che ognittanto lo va a trova’ e lo mette in moto, ma nun glielo di ar fijo sinno’ s’arabbia… So troppo forti, so du bravi papa’ e so sicuro che pure te troverai un bravo cristiano che te rispettera’…”

La 75 bianca ascoltava incuriosita Ugo, quella chiacchierata la distraeva dal chiacchiericcio delle altre auto caricate sulla bisarca, poi vide le persone sotto di lei abbracciarsi, Franco la indico’ al panciuto signore mentre parlava, ma non riusci’ a sentire cosa si dicessero per il frastuono delle altre sue compagne tutte eccitate dal loro primo viaggio.

“Uhe’ Giovanni, diglielo anche ti all’Oscar che l’ho trattata bene la sua cucciolotta, l’ho fatta mandare a Roma cosi’ magari la incontra ancora” disse sorridendo Franco. Giovanni e Sergio lo guardarono incuriositi “Aho’ ma come fa? E’ che e’ er mago Zurlik?” disse col suo fare scherzoso e dissacratorio Giovanni… Franco lo guardo’ serio, poi disse “Ma dai, non lo sai? Non ti ha mai detto il suo segreto? Ma come siete cosi’ amici, vi siete presi in giro una vita e non ti ha mai detto nulla?” disse generando ancora piu’ curiosita’ nei due che dalla faccia facevano trasparire un secco NO! Franco sorrise, poi con fare malizioso disse “vedete, il matto andava punzonando tutte le SUE creature speciali in alcuni punti difficili da raggiungere e difficili da sostituire, parti di lamierato rare da cambiare, cosi’, diceva le posso riconoscere pure se le modificano… Ne ha fatte tante, ma ha punzonate solo quelle sue speciali, lo faceva mentre le assemblava o le portava al piazzale, ma solo quelle che gli trasmettevano qualcosa… Era un po’ bauscia, ma e’ un bravo cristiano e gli devo tutto, lo sai? Quindi Giovanni mi raccomando tieni il segreto e pure tu, Sergio, mi raccomando, lo sapevamo solo io e la moglie fino ad ora!” Giovanni si guardo’ sconcertato il figlio scuotendo la testa, poi Franco aggiunse “pensa che alcune volte ha riconosciuto le sue creature quando andava a spasso o nelle officine; una volta stavamo insieme, ha fermato uno con una Giulia bianca, ha cominciato a chiacchierare con il padrone  fino ad intontirlo, poi ha scostato la tappezzeria dietro al sedile e non ci crederai!!!!” disse lasciando sospeso il discorso. Giovanni a bocca aperta disse “No, aho’ me stai a cojona” Franco si fece serio “te lo giuro, era punzonata OB, me l’ha fatto vedere, gli ho dovuto pagare la cena che avevo scommesso” Giovanni e Sergio lo guardarono tra l’incredulo ed il divertito, poi dopo i saluti salirono sul camion. Giovanni si affaccio’ dal vetro, poi come da tradizione consolidata da anni, un po’ come portafortuna, disse a Franco ed al responsabile del piazzale “Aho’, mo co sti canti e co sti soni, c’avete rotto li cojoni, noi se n’annamo a casa, dateve da fa e annatevelappiarder……”

Un leggero tremore, una ultima visione della fabbrica dalla quale era uscita in moto con il suo creatore e via verso l’uscita, l’avventura aveva inizio… “Signori’ ”  disse Ugo “Nun se preoccupi, je tengo compagnia io mentre annamo a casa, tanto se dovemo ferma’ lungo la strada a fa scenne le compagnucce sue, lei e’ l’urtima a scenne e si ce dice bene je faccio ‘n regalo, je faccio vede’ Roma de sera dar Gianicolo, vedemo si ce dice bene…” La 75 si ricordo’ di una promessa fatta “Scusi signor Ugo, ma passiamo anche dal Colosseo?” Ughetto sbuffo’ una zaffata di fumo nero su una bianca BMW di fianco che non lo aveva fatto passare all’imbocco della rampa di accesso dell’autostrada “Scusi signori’, no me sa che nun gliela famo, ma me creda che c’andra’ presto ar Colosseo, quello come San Pietro e’ n’istituzzione, ce porti sempre ‘na regazzetta pe falla innammora’ ” La 75, strada facendo chiedeva tante cose, era una macchina curiosa ed Ugo, felice di aver trovato una simpatica compagnia per passare il tempo di un viaggio a 80 km all’ora gli spiego’ cos’era il colosseo, il Fontanone, il Cuppolone, una Via, una piazza e pure un vicolo, ma lui quello non lo conosceva… Gliene aveva parlato un camion nano, un po’ strano, c’aveva pure tre ruote, che era un frequentatore abituale e si vantava di conoscere tutte le migliori trattorie di Trastevere. Quando Ugo aveva chiesto all’Ape perche’ lei poteva andarci e lui no, lei gli rispose che lei era agile e snella, mentre lui era grosso e ciccione… ne fu offeso e non ci parlo’ piu’!

Il ragazzo guardo’ la sua Camilla una ultima volta, la accarezzo’ piano e consegno’ le chiavi al suo amico Paolino. Era stata una decisione sofferta, era stata la sua prima auto, l’aveva viziata all’impossibile, olio VS Turbo Synthesis ogni 5000 Km, lavata tutti i sabato pomeriggio, perche’ doveva rimanere in famiglia… Ma l’ultima discussione con il padre fece traboccare il vaso; dopo che aveva rinunciato ad un’Alfa 2000 che era stato il suo sogno di bambino Alfista proprio per non perdere la sua amata Uno 45 SL che sarebbe andata a suo padre al posto della 127 ormai datata, l’ennesima risposta del padre ad attendere un altro anno (e sarebbe stato il quarto) prima di cambiare il 127 era stato troppo. Aveva deciso d’istinto, era entrato nella concessionaria BiAuto di Via Fonteiana e dopo aver guardato una mercedes 500 SEL parcheggiata con bramosia, era tornato in se, conscio dei suoi averi… Otto milioni Camilla, Cinque milioni e settecentomila lire disponibili in banca, frutto di svariati sacrifici e mestieri fatti oltre al lavoro di ufficio nei fine settimana, anni di risparmi, erano li’ davanti a quel signore panciuto che lo guardava. Il responsabile delle vendite era un amico di suo cugino barista e sorridendo gli chiese “Ciao, allora ci siamo?” Sabatino guardo’ la 75 verde metallizzato dietro la vetrina, poi disse “beh si, direi che sono deciso, ma dobbiamo fare quattro conti…” Inizio’ una trattiva estenuante, degna del suo sangue marchigiano, che alla fine produsse il seguente risultato: per 18.500.000 lire ottenne una Alfa 75 1600 carburatori, fendinebbia e cinture posteriori come optional, Bianca, (perche’ la sua ragazza aveva detto che rossa era volgare, nera era da coatto, blu era ministeriale, verde carina, ma stancava, metallizzata no, perche’ se la sgarano e’ un casino da riverniciare ed alla fine bianca era stato il risultato… si e’ carina e poi d’estate e’ fresca). Sabatino avrebbe voluto una 1800 iniezione, ma non ci sarebbe mai arrivato, sarebe costato troppo mantenerla ed era uscito da li con duecentomilalire disponibili sul conto, perche’ se bucava una ruota poteva cambiarla, e 24 bollettini postali da 247.000 lire l’uno! Alla proposta del venditore do comprarne una usata lui rispose solo “LEI deve essere solo mia, io le macchine le compro nuove e me le devo svergina’ come dico io!”

Paolino sorrise all’amico “Stai tranquillo Sabati’, te la tratto come hai fatto tu; prometto che quando vuoi ci puoi fare un giro, e poi la vedrai, sai quante uscite insieme?” Sabatino sorrise amaramente, avrebbe voluto tenerla con se, ma sapeva che sarebbe stata amata altrettanto dal suo nuovo padrone. Con sentimenti diversi si avvio’ a casa, con in cuore la tristezza per l’addio alla sua Camilla, ma con la gioia del nuovo arrivo, a cui si doveva dare un nome… Ma lui gia’ lo aveva scelto, voleva solo vederglielo addosso!

Come da copione Ugo fu diretto verso la salita del Gianicolo; Giovanni sbuffo’ “Aho’, ma sempre qui hai da passa’ pe anna’ a Ponte Bianco? Tanto c’hai ‘na cinquecento pe Sali’ comoda da gira’… Che capoccia che c’hai!” Ma Sergio amava il Gianicolo, ci aveva passato l’infanzia e voleva sempre fermarsi a prendere il caffe’ al baretto vista Roma. “Ah signori’ c’ha detto bene, spalanca l’occhietti che da quassu’ nun te aricapita de vede’ ‘no spettacolo cosi’ ”  Roma nel suo splendore della luce serale era meravigliosa. L’aria era fredda, ma la vista era eccezionale. La 75 si era impaurita nel passare in mezzo a tante macchine sonanti ed ad un traffico senza una regola, ma ora li, davanti allo spledore di Roma, era senza parole, la benzina gli si era fermata tra le trombette di aspirazione ed i suoi getti… “E’ bellissima, ora capisco Oscar e’ cosi’ speciale, perche’ Giulia si e’ innamorata di questa citta’, e’ meravigliosa…” Ughetto sbuffo’ un po’ di aria compressa come per annuire ed aggiunse “vede signori’, anche se lei viene da fori, sappia che Roma e’ pe tutti Madre e Matrigna, quindi je vorra’ bene pe quanto lei gliene vorra’, quinni sia pazziente, e’ ‘n gran casino, ma se famo certe risate!!!”

La 75 bianca venne scaricata in mezzo alla strada, poi il giovane meccanico entro’ nella rampa del garage e scomparve nell’officina. Prima di andare via la 75 saluto’ e ringrazio’ Ughetto, che l’aveva portata sana fino a li’, facendola sentire a suo agio, ma nel buio dell’officina i pensieri sul futuro e la paura prese di nuovo il sopravvento…………

2. Continua…..

Qui la 1a puntata



7 comments — invia un commento

Marco Persico

Tanta passione traspare da questo racconto, un grazie a Sabatino per il prezioso contributo offerto con questi racconti…..attendiamo il seguito:-)

Manuel Del Gaudio

grande Sabati’!!! questi sono i racconti che non troverete in nessun’altro posto…….perchè vengono da dentro!!

Gianluca

Non vedo l’ora di leggere la terza parte !

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Pierpaolo Loriga

bravo…bravissimo…….siamo in tanti con pensieri simili……eterni romantici….

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