Giorgio Langella: io, “Socio 164”, vi racconto la mia Alfa Romeo




In Alfa Romeo sono entrato il 16-1-1957, all’età di 14 anni e ci sono stato 36 anni. Avevo preso il posto di mio padre che in Alfa era entrato nel 1929. Lui lavorava in Fonderia.
Il suo sogno era che un giorno io diventassi un collaudatore Alfa Romeo, qualifica molto considerata da tutti. Il suo sogno, e il mio, un giorno si è avverato.

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Dopo alcuni anni in cui lavoravo al Reparto Montaggio come meccanico-elettrauto, e dopo circa un anno assegnato al Reparto Corse Autodelta sempre con la stessa mansione, sono rientrato in sede perché assegnato al Reparto collaudo autovetture. Era verso la fine del 1968.
Per circa quattro anni ho eseguito il ciclo di “primo collaudo” su vetture appena scese finite dalla catena di montaggio, lavoro che consisteva nel collaudare la vettura sul banco rulli, per 10 chilometri, o anche più, a seconda della necessità, e poi su pista.
Dopo circa quattro anni sono stato assegnato al Reparto Collaudo Qualità Prototipi di serie ed è stata per me una grande soddisfazione, mansione a cui tenevo molto perché si trattava di partecipare allo sviluppo completo delle nuove vetture, destinate poi alla produzione, fin dai primi prototipi pre-serie.
Questo tipo di lavoro l’ho sempre considerato affascinante perché ti permetteva di salire su un nuovo prototipo di vettura, in genere ancora camuffato, almeno inizialmente, iniziare i collaudi, cercare e scoprire anomalie da eliminare, valutare poi l’insieme della vettura perché l’obbiettivo era quello che al momento dell’inizio produzione in serie le anomalie e difetti fossero del tutto annullati. Questo era il nostro compito.
In genere questo tipo di collaudi durava molti mesi, su ogni tipo di strada, dai percorsi autostradali, percorsi misti, percorsi in montagna, percorsi nel traffico cittadino e poi su pista, a Balocco.
I collaudi più lunghi e impegnativi , e anche appassionanti, da parte di noi collaudatori (ma anche da parte dell’Alfa Romeo che li ha voluti) sono stati fatti per lo sviluppo dell’Alfa 164, che, da parte del mio Reparto Qualità sono iniziati dai primi mesi del 1986 e finiti nel 1990, rientranti nel programma “Crash Program Europa-Usa”, e in questo programma rientrava appunto la versione americana della 164, versione L, poiché i collaudi, oltre che essere fatti sulle nostre strade e nel Nord Europa dovevano essere fatti anche sulle strade americane.

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Parlando in prima persona devo dire che in quel periodo sono stato lontano da casa per circa due anni, collaudi al “grande Nord”, Finlandia, Svezia e Norvegia, per i collaudi-test a temperature molto basse, (mediamente comprese tra –20 e quasi -40) e poi sulle strade degli Stati Uniti.
La nostra base di appoggio in Finlandia era a Rovaniemi a pochissimi chilometri dalla casa di Babbo Natale ( altra base era ad Arvidsjaur, Svezia). In genere le vetture che partecipavano a questi collaudi erano cinque. I collaudi al grande Nord e nei periodi invernali erano fatti naturalmente ogni giorno su strade perennemente innevate e ghiacciate, (con pneumatici invernali chiodati), la luce del giorno durava solo poche ore, e mediamente ogni giorno si percorrevano almeno 700 chilometri, a volte anche molti di più, a seconda delle necessità delle varie valutazioni e test. Al termine di ogni percorso giornaliero ci si riuniva per compilare il rapporto di collaudo giornaliero con valutazioni, mediante voti, poi il tutto veniva spedito via fax in Alfa Romeo o se cosa urgente si segnalava con telefonate dirette. Le vetture montavano tutte particolari ormai definitivi per la produzione, almeno per i gruppi più importanti.
Le valutazioni riguardavano naturalmente tutti i componenti della vettura e venivano fatte prove “specifiche” (mirate) a seconda di quanto veniva segnalato durante i collaudi o da eventuali suggerimenti di “ricerca” da parte dei tecnici di Arese.
Devo dire che nessuna delle vetture è mai rimasta in “panne” , e di questo il merito è stato anche dei nostri grandi tecnici di Arese.
Certo che l’utilizzo delle vetture era proprio portato all’estremo e a tutte le condizioni di guida possibili, soprattutto per le perenni condizioni di marcia, come già detto neve, ghiaccio e molto freddo. Non credo sia il caso di elencare quante e quali tipi di anomalie potessero verificarsi, direi, se possibile, nella “norma,” in quanto le vetture erano pur sempre in fase di sviluppo continuo.
Paesaggi bellissimi da vedere, qualche volta una punta di romanticismo nel vederli.
Posso anche dire che nonostante tutto, la lontananza da casa per mesi e il soggiornare in posti in genere isolati, il lavoro impegnava molte ore al giorno ma il fascino anche del lavoro e della ricerca fatta sulle vetture è stato veramente affascinante.

Giorgio Langella

[continua…..]



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1 comment — invia un commento

Sabatino Schiavoni

Grazie Giorgio per questa testimonianza e spero anche per le successive (visto il “continua”). E’ importante per chi è appassionato ricevere le emozioni, le esperienze e conoscere gli aneddoti delle vetture che amiamo. Per me ad oggi la “vecchia Alfa Romeo” non esiste più, con l’ultima 75 se ne è andata anche una filosofia, uno stile inconfondibile, l’imprinting di un marchio e dell’orgoglio alla sua appartenenza, ma le persone che hanno costruito le vetture con quell’imprinting fortunatamente possono ancora trasmetterci queste esperienze, permetterci di chiudere gli occhi ed immaginare il simulacro della 164 che corre sulla neve lasciando dietro se solo lo spolverio del ghiaccio tra la steppa gelida o la corsa con un tramonto, sullo sfondo le luci della città, nel deserto Las Vegas. Grazie attendo i prossimi racconti!

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