Con Alfa Roma sulle tracce di Pasolini 40 anni dopo




Lungomare di Ostia, prime ore del 2 novembre 1975. Una coupè metallizzata procede a forte velocità, in contromano, direzione sud. Una “gazzella” dei Carabinieri si mette all’inseguimento e cerca di bloccarla. Il guidatore urta un muretto alla sua destra, devastando la fiancata, e si ferma.

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Chi guida è un 17 enne senza patente, ed è al volante di un’ Alfa Romeo GT 2000 Veloce. Un’auto rubata ad uno famoso: è intestata al poeta, sceneggiatore, scrittore, registra Pier Paolo Pasolini. Famoso si, ma anche un intellettuale scomodo: dice sempre quello che pensa, e non risparmia critiche sferzanti alla società del tempo. Solo poche ore dopo ne verrà scoperto il cadavere all’idroscalo di Ostia. Da semplice furto d’auto si passa a parlare di omicidio.
Sono passati 40 anni, un periodo certo lungo, ma spesso insufficiente a chiarire dubbi di eventi “misteriosi”, specie se sembrano chiarissimi all’indomani dell’accaduto. Ed all’inizio pare tutto chiaro per davvero: un omicidio maturato nello scenario “raccapricciante” di incontri a luci rosse, con “il personaggio” che vuol prevaricare il “povero ragazzo immaturo di borgata”.
In Italia è un periodo…. tumultuoso. Echi di colpi di Stato, terrorismo nero e rosso, agitazioni di studenti e classe operaia. Sono gli anni con le Alfa Romeo prepotentemente protagoniste nella cronaca, come auto della Polizia e come auto della criminalità. Nel “caso Pasolini” l’Alfa protagonista c’è: è macchina dell’ucciso, è auto della fuga dell’assassino, ma soprattutto è “arma del delitto”. Sebbene la versione dei fatti accertata ed accettata al tempo si dimostri oggi riduttiva, su un punto non c’era e non c’è alcun dubbio: Pasolini venne investito da una macchina, perché era ancora vivo dopo l’orrendo pestaggio. E fu il “sormontamento” la vera causa di morte. L’auto usata sarebbe stata proprio la sua GT.

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Nei primi mesi del 2016 uscirà un nuovo film che fa propri tutti i dubbi della ricostruzione ufficiale. Per ricreare la scena dell’idroscalo, è stata utilizzata una 2000 GT Veloce di proprietà del Nostro Socio Angelo Sorino. Si tratta di un bellissimo esemplare, poco differente dall’auto originale di Pasolini: grigio metallizzato e con cerchi di serie quella originale, verde oliva metallizzato e con cerchi in lega “millerighe” quella di Angelo. L’abbiamo voluta riutilizzare la notte scorsa, fra il 1 ed il 2 novembre, sempre all’idroscalo per omaggiare il ricordo di un intellettuale certo scomodo, ma lucido e che vedeva molto “avanti”.
Il quarantennale della morte ci ha anche stimolato a sapere qualcosa di più della 2000 GT Veloce originale.

club-alfa-roma-romeo-pasolini-gt-2000-gtv-giulia (7)Fu prodotta il 31 marzo 1972. Di colore grigio medio metallizzato e con interni in texalfa color cuoio naturale, venne immatricolata nell’agosto dello stesso anno con la targa “Roma K69996” e consegnata il giorno 4. Il primo intestatario, Domenico C., un professionista nato a Spoleto nel 1928 e trasferitosi a Roma (quartiere Aurelio) nei primi anni ’70. Un imprenditore attivo nel settore degli arredamenti di interni e dell’import/export, che ampliò il business 1980 volando a Hong Kong e fondando un’azienda ancora oggi attiva. Il signor Domenico è deceduto da un paio di anni, dopo il suo rientro in Italia.
Pasolini aveva già avuto altre Alfa Romeo. Di sicuro, una Giulietta Ti ed un GT scuro (verosimilmente un 1750 seconda serie). Acquistò la 2000 usata nel febbraio 1975 (l’atto di vendità è del giorno 3). Dopo solo dopo nove mesi dall’acquisto, lo accompagnava al suo ultimo appuntamento. Leggendo la testimonianza di un amico, apparsa di recente in un libro, si può pensare che il regista volesse già separarsene: gli aveva infatti chiesto di andare insieme a vedere una “nuova auto”.
Dopo l’omicidio, l’auto venne sequestrata e, pare, ulteriormente danneggiata mentre veniva spostata in caserma. Della sorte della macchina si sa poco di “sicuramente certo”, e neppure i documenti ufficiali portano grande aiuto.
C’è una datata dichiarazione di Ninetto Davoli, attore prediletto di Pasolini cui, pare, fosse stata promessa la GT dal poeta: riferisce di averla ottenuta dopo il dissequestro, avvenuto nel 1983 (un’altra versione parla del 1981). Poi, dato che il ricordo era “troppo forte”, l’avrebbe fatta demolire nel 1987.

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Consultando i documenti ufficiali, il foglio complementare indica la radiazione di ufficio ai sensi del D.L. 953/82, cioè non è stata pagata per anni la tassa di possesso. L’annotazione è del 1989.
Alla Motorizzazione, la targa risulta cancellata con decorrenza primo gennaio 1983. La cosa è coerente con la radiazione di ufficio: proprio dal 1983 la tassa di circolazione divenne tassa di possesso, e l’indicazione del primo gennaio è sicuramente “strumentale”.
Le ultime foto note della macchina sono datate e sicuramente scattate quando era ancora sotto sequestro. Al contrario di altri mezzi coinvolti in fatti di cronaca degli anni ’70 (rif. le auto di Via Fani) non esistono foto recenti, ne informazioni affidabili che smentiscano, purtroppo, la versione data da Davoli.




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1 comment — invia un commento

Sabatio Schiavoni

La vita di Pasolini fu una perdita durissima per una parte d’Italia ed una semplice vicenda di cronaca per un’altra parte. Uno dei tanti e soliti misteri italiani. La morte di un poeta è ancora più grave, perchè come disse Moravia “di poeti ne nascono tre o quattro in un secolo” e l’immagine che racchiude il senso della tragedia è “Pasolini che corre inseguito da qualcosa che non si vede”, quello che ancora oggi a distanza di anni custodisce i segreti di una delle tante pagine di storia buia della nostra Repubblica. Il suo essere diverso ed esere un personaggio controverso ha contribuito al pubblico ludibrio, ma fu uomo di cultura e con forte senso del sociale.

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