Alfa Romeo Giulia 1300. Non chiamarlo, se puoi, insuccesso




La storia della Giulia berlina inizia nel maggio 1962 con la presentazione della Giulia Ti e  prosegue nel 1964 con l’arrivo in listino della sorella minore di 1290 cc.

A ricordare che questa era una Alfa al 100%, la Giulia 1300 venne presentata a Monza come la sua sorella maggiore. La piccola sprizzava sportività e innovazione con quella linea “disegnata dal vento” e quindi era quasi un dovere portarla in una località cosi corsaiola e permeata  di gloria sportiva per poter dar meglio sfoggio del suo valore, e in questo caso non si correva il rischio che qualche giornalista collaudatore facesse l’errore di non cercare la 5 marcia, come successe nel corso della presentazione della Giulia Ti.

Partire proprio dal cambio a 4 marce aiuta a capire meglio come la dirigenza Alfa abbia cercato di distinguere la 1300 dalla 1600 ti. A nulla valse il fatto che la Giulietta ti con il solito motore esibiva già la quinta marcia, perchè era già ben chiaro che la Giulia l’aveva già sostituita nei cuori alfisti.

Se la Giulietta era stata la fidanzata degli Italiani (la stampa specializzata del tempo la definì cosi), la Giulia era la moglie, l’amante, la fidanzata, l’amica e nel tempo l’icona che poteva realizzare i sogni di masse di automobilisti.  Ma torniamo alle  quattro marce, il cambio con una rapportatura al ponte di 9/41  lasciava un’ ottima velocità di punta coadiuvata dall’ eccellente aereodinamica, ma castrava inevitabilmente accelerazione e ripresa, rendendola però anche più rumorosa ed assetata.

Per gli interni la semplificazione fu decisa: i rivestimenti in gomma erano da utilitaria, sedili e pannelli molto sobri in un misto tessuto e  finta pelle (a richiesta sedili anteriori separati e volendo in similpelle), il volante sempre a due razze divenne monocolore, plancia sostanzialmente invariata rispetto alla 1600 ti.

Curioso che Quattroruote si lamentasse nel corso della sua prova della trousse attrezzi troppo “impoverita”: vista con gli occhi dell’automobilista moderno si definirebbe ricca e da auto di prestigio quanto a dotazione. Ridicolo aver tolto la luce dal vano motore, non che quella della ti fosse abbagliante ma cosi di notte era impossibile qualsiasi intervento nel vano motore se  sprovvisti di torcia elettrica, ma va beh…. i guidatori fumavano quasi tutti e avranno pensato all’ Alfa che per far luce avrebbero avuto pur sempre un accendino…

Lo  “svilimento” continuava all’ esterno con paraurti a lame senza rostri (sembrava gli avessero tolto quei due incisivi a significare che questa non mordeva!!??), borchie senza baffo che peraltro la rendevano più giovanile e una mascherina con soli 2 fari che pur semplificata rimaneva un opera d’arte. Frecce più semplici, rimozione del profilo cromato sul cofano e modanature gocciolatoi completavano questa operazione  di asciugatura.

Nella meccanica fu tolto il servofreno, scelta peraltro giudicata da Quattroruote adeguata al tipo di vettura. Insomma senza servofreno era più maschia e sportiva, mentre i 4 freni a disco Dunlop rimasero presenti come sulle  Giulia ti prodotte nel medesimo periodo. Anche le gomme con misura da “city car ” moderna erano le medesime: 155×15 cinturato.

Con questi accorgimenti il costo era sceso del 17% rispetto alla Giulia ti.

Sempre rispetto alla Giulietta Ti, a parte la famigerata 5a marcia, era tutto migliorato, dalla velocità di punta alla ripresa, dall’accelerazione alla tenuta di strada, così come comfort e rumorosità, ed anche i consumi.

Rispetto alla concorrenza c’era una sorta di vuoto cosmico, e non riporto le prestazioni delle concorrenti dirette perchè veramente inutile. Solo la Fiat 1500 riusciva a non sfigurare in accelerazione e ripresa, mentre quanto a velocità di punta… ciao, ciao. L’unica vera avversaria di categoria era la Lancia Fulvia che si rifaceva nelle finiture eccelse tipiche della marca (ma costava di più). Entrambe le auto portavano avanti quel dibattito/sfida tra lancisti e alfisti che si era aperto con la 1900 e l’Aurelia per la contesa dello scettro di auto più apprezzata dalla borghesia benestante e di palato fine.

Certo le prestazioni non erano paragonabili, ma in quel tempo di contrapposizioni politiche, sportive (Coppi, Bartali) una trazione anteriore di eleganza massima e una trazione posteriore di sportività eccellente accendevano quanto mai le discussione nei bar. E nei salotti.

Chiunque andasse a consultare i colori di verniciatura previsti per la Giulia 1300 al lancio noterà un trionfo di azzurri e blu in varie tonalità, la mancanza del rosso destinato per anni alla sola esportazione, la presenza del nero (mai vista una Giulia nera per strada) e del grigio grafite considerato già allora da “anziani”. Il biancospino fu probabilmente il colore più venduto, il meraviglioso acqua di fonte il più riuscito seguito dal verde  muschio.

Chi poteva permettersi una Giulia 1300? Non certo operai o impiegati di basso livello, ma solo una borghesia benestante che poteva spendere il milione e 385mila lire richiesto per  questo gioiello tecnologico.

Per fare qualche confronto basterà avere qualche dato.

  • Stipendio operaio: 80.000 lire circa
  • Stipendio impiegato: 120.000 lire circa
  • Tazzina caffè: 60 lire
  • Benzina: 120 lire al litro
  • Bollo di circolazione Giulia 1300: 32.155 lire
  • Assicurazione Giulia 1300: 70.000 lire

La cilindrata di 1290 cc, o 1300 nell’accezione commerciale, era figlia del progetto Giulietta e ritrovava un senso sulla Giulia per distanziarla dalla più nobile 1600, ma ancor più perchè  si immedesimava bene nelle tabelle fiscali dell’epoca che riservavano un trattamento meno pesante ai motori al di sotto di 1500 cc ( 1488 per l’esattezza)  di cilindrata e non si distanziava dal limite psicologico borghese dell’epoca che era sui 1000/1100 di cilindrata.

Gli automobilisti dell’epoca si tolsero notevoli soddisfazioni  nel confronto con auto di cilindrata ben superiore e forse di lignaggio, perché se la Giulia non sfigurava difendendosi in velocità massima, nelle curve era un osso veramente duro.

Nonostante queste belle qualità l’alfista mai contento, e pure le riviste specializzate, spinsero l’ Alfa ad alzare il tiro nelle 1300, e così per la serie il nemico peggiore è in casa, eccoti servito il delitto nel 1966 con l’ arrivo della Giulia 1300 ti alla quale concessero la 5 marcia, una manciata  di cavalli in più con alberi a camme e collettori modificati. Tanto bastò per dare quel brio che mancava alla 1300 e farla risultare più aggressiva. Non a caso rispuntarono i 2  rostri sui paraurti ad avvertire che questa “mordeva” come la sorella maggiore. Le vendite ricevettero il colpo di grazia e il numero di 28.358  Giulia 1300 vendute in totale contro le 144.214 giulia 1300 danno il senso della sconfitta subita nonostante i 2 anni in più di presenza a listino della 1300. Sconfitta accentuata anche dal paragone con la Giulietta normale che nel solito numero di anni ma in un epoca di motorizzazione di massa molto inferiore, totalizzò 39.057 unità vendute.

La Giulia 1300 finì di presenziare nel listino alfa nel 1971, alle soglie dell’arrivo della Alfasud, ma in effetti già nel 1970 era cessata la produzione vista la richiesta ormai nulla, nonostante il prezzo fosse stato ribassato rispetto al lancio avvenuto 7 anni prima di ben 60.000 lire. Altra Italia ahimè spazzata da lì a poco da crisi petrolifera, tensioni sociali, e inflazione galoppante.

Prestazioni principali rilevate da Quattroruote

  • Velocità massima : 160,393  km/h
  • Accelerazione da fermo, medio carico: 36,332  sec.
  • Ripresa in IV sul Km: 43,5 SEC a medio carico
  • Accelerazione 0-100 Km/h: 14,7 sec.
  • Consumo a 2/3 della velocità massima: 9,6 litri per 100 Km
  • Peso a secco: 980 Kg





14 comments — invia un commento

angelo.sorino

Antonio sono d’accordo con te, non chiamiamolo insuccesso ma errore commerciale si, errore più volte commesso dalla dirigenza Alfa. A livello di brillantezza, anche a causa del peso, la Giulia 1.3 4M fu un passo indietro rispetto al modello che doveva sostituire (la Giulietta TI). Fortunatamente l’Alfa fu veloce nel porre rimedio presentando la versione TI. Oggi invece proprio queste caratteristiche da brutto anatroccolo, da Cenerentola della famiglia Giulia la rendono parecchio interessante a livello collezionistico…a trovarne una, però!!

Gabriele Elio

Stipendio operaio: 80.000 lire circa
Stipendio impiegato: 120.000 lire circa
Tazzina caffè: 60 lire
Benzina: 120 lire al litro
Bollo di circolazione Giulia 1300: 32.155 lire
Assicurazione Giulia 1300: 70.000 lire
ci rendiamo conto che siamo ai livelli di 50 anni fa, con la differenza, come mi ha suggerito un amico su fb, che quelli erano gli anni del miracolo economico, quindi per una famiglia l’econo mia di anno in anno andava a migliorare, oggi siamo all’esatto opposto. E macchine belle come la Giulia non ce ne sono!!!

Andrea S.

Metto qualche altro prezzo dell’epoca,per rendere l’idea:
Pane : 170 lire al kg Carne di manzo: 1900 lire al kg (la carne era proprio un lusso!) Biglietto autobus: 50 lire Bollo di circolazione di una FIAT 600 : 10.720 lire Televisore : 60.000 lire circa Bollo patente C : 30.000 annue

Il Fusi

Verde scuro, la prima auto di mio padre. La prima auto su cui salii, poco più che neonato….

Karl

verde muschio quindi 🙂

Marco Persico

Esatto! Come la 1.3 T.I. che aveva mio Padre

Karl

O come la Super del mio…

Giampaolo C.

Piccolo errore o no tirarono fuori il “sogno italiano” La Giulia piace anche dopo 50 anni…figuriamoci all’epoca,chissa che darei per rivivere quello che hanno vissuto gli automobilisti italiani quando usci questo sogno a 4 ruote!!!!
Per il resto posso dirvi che anche dopo 50 anni con la Giulia si viaggia benissimo e comodamente 🙂

sabatino schiavoni

Giulia… Nome derivante dalla famiglia Julia, che ha fatto grande Roma e quindi il Sacro Romano Impero…
Giulia, nome romantico di donna nobile….
Giulia, tutte quelle che conosco sono donne di carattere forte…
Giulia… Il genitore al parco la chiama forte, si girano tutte… tranne che la tua!
Giulia, la macchina dei sogni di mio padre, che non poteva assolutamente permettersela…
Giulia, il nome di tutte le Alfa Nord per mio padre…
Giulia, una vettura ancora affascinante nonostante la sua cinquantina d’anni…
Giulia, una vecchietta che strappa le orecchie a tante blasonate vetture odierne…
Giulia….. Come non innamorarsi?

Io ci ho chiamato pure mia figlia cosi’!!! (Ma non per questo senno’ ero da reparto psichiatrico, ovviamente!).

Ho coronato il mio sogno il 12 aprile 2011, mi sono fatto il regalo di compleanno, potevo fare un affare migliore ma la poca esperienza e l’eccessivo entusiasmo mi hanno fregato… Aveva bisogno di cure e piano piano la sto sistemando con il poco tempo che ho.

La mia Giulia, quando ci e’ salito il mio papa’ e’ stato come regalargli uno di quei tanti sogni nel cassetto che per tante ragioni non e’ riuscito a tirare fuori, nonostante il suo impegno… non posso non volerle bene! Anche lei, come tutte le mie macchine ha una sua storia che un giorno, con un po’ di tempo e di pazienza, vi narrero’.

Ciao

CHRIS

ciao tu che sei possessore di una giulia volevo sapere se i consumi erano improponibili???? o si possono gestire grazie

Marco Persico

Sabatino ci hai messo curiosità quindi organizzati perchè non vedo l’ora di leggere la storia della Tua Giulia:-)

pierfranco

In famiglia abbiamo avuto 4 giulia 1300 4 marce : 3 con tachimetro a nastro e 1 con strumentazione tonda, immatricolata il 31 10 1970 che era di mio nonno e che abbiamo ancora.La guidavo spesso ed era un orgoglio esibirla.

Gian Luca

Ciao, anc’hio 47 enne sono salito sulla Giulia 1300 TI praticamente appena nato, mio padre l’aveva presa nel Gennaio del 1966 bianca, contachilometri a nastro e sedili marrone scuro, la ricordo benissimo nonostante l’abbia venduta nel 1974 per comprare l’Alfetta 1800 prima serie. Ma la Giulia e’ rimasta nel cuore di quel bambino!

Giuseppe

Ciao a tutti , quando mio padre acquistò la Giulia 1300 4 marce nel lontano 1966 avevo appena 2 anni, di colore bianca sedili anteriori uniti , penso avesse 6 posti , contachilometri a nastro. Fortunatamente l’abbiamo tenuta sino al 1987,quindi ho avuto modo di imparare a guidare proprio sulla giulia ,ricordo che con un mio amico meccanico riuscimmo a montare un cambio a 5 rapporti, solo che saltava la retromarcia ma almeno consumava un pò meno (si fà per dire ).Purtroppo nel 1987 decidemmo di versarla per una BX 1.9 TRD, ma la Giulia è rimasta e rimarrà sempre nei miei ricordi.

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