Alfa Romeo ed Arese. Breve storia di un polo industriale italiano




Con la crescita produttiva, lo stabilimento del Portello stava diventando troppo piccolo.
Era impossibile una ulteriore espansione poiché anche Milano era cresciuta: nuove strade e nuove costruzioni cingevano lo storico stabilimento da ogni lato. L’ex “strada al Portello” che conduceva, attraverso la campagna, ad una delle porte della città era inglobata nell’espansione urbanistica.

Con la Giulietta, l’Alfa era diventata oramai una entità industriale. Certo manteneva quel “non so che” di originalità nei suoi prodotti, ma erano prodotti di gran serie e numeri crescenti. Per il futuro si voleva produrre ancora di più. Serviva un nuovo stabilimento, che nascesse già grande, razionale, moderno.

L’Alfa Romeo comperò allora un vastissimo appezzamento di terreno, nel territorio di tre Comuni (Lainate, Garbagnate Milanese ed Arese) per costruirvi il nuovo plesso industriale di costruzione e stoccaggio autoveicoli, oltre al nuovo centro direzionale con annesso museo storico ed al centro tecnico.

Già nel 1963 erano operativi lo stampaggio scocche, la verniciatura e l’abbigliamento oltre alla centrale termica ed alla mensa. La prima vettura prodotta fu la Giulia, lanciata l’anno prima la cui produzione era partita dal Portello. Fu con molto orgoglio che l’Alfa presentò alla stampa la nuova Giulia Sprint GT proprio ad Arese. In esercizio era anche il capannone di stoccaggio (poi divenuta scuola assistenza e filiale dipendenti) da cui arrivavano anche le auto ancora prodotte al Portello. Nel 1968 venne inaugurato il nuovo silos, mentre erano già operativi da anni la fonderia e l’assemblaggio dei gruppi meccanici. Venne realizzato anche un grande edificio per il magazzino ricambi.

A metà degli anni ’70 il progetto primitivo di Arese poteva dirsi pressoché concluso: venivano infatti inaugurati il centro direzionale con il prospiciente museo (in posizione defilata rispetto allo stabilimento) ed il centro tecnico, palazzo ideato dall’architetto Gardella, che fungeva da varco per la portineria centrale e alle cui spalle si snodava la spina mensa oltre all’edificio della sperimentazione. Progressivamente le lavorazioni venivano trasferite dal Portello. Si era previsto anche un ampliamento di Arese, per far fronte a maggiori capacità produttive, ma l’allontanamento del Presidente Luraghi (sotto la cui guida l’Alfa aveva fatto costruire non solo lo stabilimento di Arese ma anche la pista di collaudo privata di Balocco e varato tutto il progetto Alfasud) fecero rapidamente mutare gli indirizzi aziendali.

Negli anni ’70 ed ’80 Arese non riuscì ad esprimere tutto il suo potenziale, anche se Alfetta e il resto della produzione Alfanord, nonostante la crisi energetica e la contrazione di vendite e consumi, reggevano bene il mercato. Nel 1986 l’IRI cedeva il marchio Alfa Romeo (e le sue proprietà) alla Fiat che progressivamente ridusse numero di occupati e produzione della cosiddetta “cattedrale dei metalmeccanici”. Già negli anni ’90 ad Arese venivano prodotti due soli modelli di vettura, la 164 oramai alla fine e le sportive GTV / Spider, produzioni di non elevata tiratura. Rimase in essere, fino al nuovo millennio, la produzione dello storico 6 cilindri a V che proprio ad Arese, nel 1968, aveva visto la luce per idea ed impegno del progettista G. Busso.

Esclusa una piccola parentesi di assemblaggio di vetture “a basso impatto ambientale” (Multipla, vetture elettriche su base Panda e 600) Arese non produsse più alcuna vettura completa. L’ultimo baluardo totalmente Alfa Romeo rimaneva il Centro Stile, trasferito negli anni ’90 dal Portello al capannone ex ricambi, che venne chiuso nel 2011. Stessa sorte, in anni più remoti, avevano avuto la direzione del marchio Alfa, la progettazione e la sperimentazione.

Ad oggi rimane operativo (ma chiuso al pubblico) il solo Museo Storico.



8 comments — invia un commento

Max

What was the real reason for the ending of Arese? I’ve read about problems with painting shop Union’s and Arese town council’s requirements to decreasing painting work for twice.

Is it true?

Il Fusi

Until IRI was the owner, Alfa hadn’t problems with Arese’s citizens due to “painting smells”. Only in 1981, or 1982, there was an alone problem, immediately solved.
Whith Fiat, smells became weekly or twice every week. As usual, owner promized developement, solutions, but nothing happened. Cause was surely in the stuffs used to clean the painting department. Something smelling, and surely economic, instead than something better as used before.
Using ALSO this real problem, but due to other considerations (Arese was a very heavy politicized factory, Alfa had a problem of too many employees, Fiat would produce in factories where workers were less critic to the property) Fiat decided to leave the factory day by day.
Today we can easily know there were no serious problems to mantain alive Arese factory. Today we can see how many times Fiat used and uses various causes to close or reduce a “problematic” (especially about workers) factory. Arese was only the first. Arese, the so named “mech. workers’ church”.

Max

Leonardo, thank you for clear history.

Manuel Del Gaudio

Il cuore dell’Alfanord!!! quello che era e che purtroppo non è più.
Gli Alfisti di domani(parlo dei ragazzi della mia età che si affacciano sul biscione se ce ne saranno) non sapranno nemmeno cos’era Arese.
Ringraziando Dio,almeno una volta,li ci ho messo piede;IN CHIESA.

sabatino schiavoni

Manuel, e’ proprio compito dei “vecchietti” come me e tanti altri diffondere il verbo e spiegare alle nuove generazioni cosa e’ stata ( e cosa per molti ancora e’, senno’ non stavamo qui…) l’Alfa Romeo. La gestione prettamente manageriale dell’Alfa made in IRI era sicuramente fallimentare, ma la produzione e la tecnologia applicata e’ da prendere ad esempio. Se poi aggiungi la tipica capacita’ degli italiani di riassettare al meglio con quello che si ha per fare qualcosa di geniale, scopri che la 75, l’ultima delle “alfette” camuffate, era negli anni 90 un progetto ancora validissimo. Secondo un mio illustre maestro, nonche’ titolare di una delle officine autorizzate Alfa piu’ vecchie del Frosinate, il vecchio bialbero poteva dare ancora molto, ma nonostante l’elettronica mal si adatta alle severe leggi antiinquinamento, quindi il suo ciclo “vitale” da un punto di vista industriale e’ all’apice, ma l’avvilimento e’ la mancanza di idee e di investimento da parte di Fiat che, al contraio della vecchia genialita’ Alfa, non riesce a produrre che belle linee, ma contornate da una qualita’ spesso, dal mio punto di vista, discutibile.
E poi vuoi mettere quanto costa un Kg di ghisa rispetto ad 1 Kg di alluminio? E nelle vecchie Alfa tra motore e cambio di Alluminio ce n’era…. Fatti anche tu promotore di una speranza, adotta una o piu’ cucciole di Alfa, razza da preservare dall’estinzione, altrimenti se i nostri nipoti ne vorranno vedere una dovranno andare in Germania!

Max

So, my next question is about self-cost of Alfanord engine and gearbox. I’ve read self-cost Alfanord ISO gearbox’s was more FIAT cast iron Twin Spark engine. Is it truth?

Does anybody has got precise numbers about cost of some components for ISO Alfa Nord (engine, gearbox and other mechanical parts) and FIAT Tipo2 platform. This is only for compare and my understanding.

I think the main problem wasn’t in the materials but in the old machine tools at Arese workshop. Am I right?

Il Fusi

I don’t have the data you requested. But I’m sure I’m correct when thinking problems (for Fiat) was the high cost of better and better manufactured materials. As known, the same part (same design) built by Alfa and built by Fiat has different timelife.
This because materials used by Alfa for the so designed parts need to be high quality. When Fiat tries to make the same part with scarce (and Fiat) standars, the part brokes.
We saw it also on the water pump of the 6v…

Max

The answer is quality of purchasing? Because water pumps weren’t made by FIAT or by Alfa. They were made, I think, by Valeo or another supplier. Alfa, I think, had stronger rules for purchasing, for quality control at supplier side.

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