Alfa Romeo 75. Nel 1985 arriva l’ultima berlina a trazione posteriore




All’inizio degli anni 80 l’Alfa Romeo cominciò a pensare alla futura sostituta della Giulietta, una vettura tecnicamente ancora valida, ma che cominciava a segnare il passo rispetto alla concorrenza. La dirigenza ne commissionò lo studio sia ad un noto carrozziere, sia ai progettisti del Centro Stile. Fu imposto un solo vincolo: si doveva partire dal corpo centrale della Giulietta. Dei due bozzetti, venne scelto quello del Centro Stile, al cui vertice era l’architetto Ermanno Cressoni, che, avuto l’input, pare disegnò “d’istinto” la linea della nuova berlina su di un pacchetto di sigarette.

Già nei primi mesi del 1982 fu realizzato un bozzetto in gesso in scala 1:1, necessario per le prime verifiche nella galleria del vento. I risultati ottenuti colpirono favorevolmente i vertici dell’azienda, che diedero l’approvazione definitiva al progetto, cui fu data la sigla “K1”. Fu subito evidente che, visto l’andamento della parte centrale della linea di cintura della Giulietta, non ci si poteva discostare dal motivo del “cuneo”.

Quindi una coda alta e corta, con uno sbalzo ed una altezza superiori rispetto a quella della Giulietta, con una volumetria complessiva superiore, ed un muso più basso e filante, caratterizzato da una particolare nervatura del cofano, convergente verso il parabrezza. Solo la versione a sei cilindri fu priva di tale nervatura sostituita da una bombatura necessaria a compensare il maggiore ingombro in altezza del propulsore V6.
Per alcuni dettagli, come il disegno dei passaruota o la copertura degli sfoghi dell’aria posti sui montanti posteriori, si prese spunto da quanto già realizzato col progetto “K2” (la futura Alfa 90), mentre l’andamento della linea di cintura appena dietro le porte posteriori ricordava quello della più piccola Alfa 33.

Per i gruppi ottici fu studiato un motivo a “trapezio rovesciato” che rendeva il muso filante ed aggressivo e la coda visivamente più snella rispetto a quella della vecchia Giulietta.Caratteristica era la fascia catarifrangente posta alla base del coperchio del vano bagagli che univa le luci posteriori.

Scelta coraggiosa per i gusti dell’epoca fu la fascia in plastica di colore grigio che correva lungo l’intera linea di cintura, chiamata ad alleggerivre l’effetto visivo della fiancata, specie nella massiccia zona posteriore, e conferiva una impressione di dinamicità alla vettura anche da ferma. La scelta di tale profilo ha dato origine, negli anni, a tante leggende metropolitane, una delle quali raccontava che tale modanatura servisse a nascondere le saldature tra la “nuova” e la “vecchia” macchina. Cosa assolutamente non vera.


Nel febbraio del 1983 si cominciarono a realizzare a mano i primi prototipi che furono impiegati nelle prove strutturali, mentre dal giugno dello stesso anno vengono realizzate le prime scocche necessarie alle prove di allestimento degli interni, i cui dettagli erano stati nel frattempo preparati dai fornitori esterni.

Nel 1984, a febbraio, viene realizzata la linea pilota (Pilot Plant) una sorta di catena di montaggio in scala che doveva servire a testare tutti i processi di produzione che sarebbero stati poi trasferiti alla catena di montaggio definitiva. Vengono realizzati i primi prototipi di industrializzazione, molto simili alla vettura definitiva, che verranno “sacrificati” per i vari test di durata e fatica.

L’ultimo passo è il collaudo con il quale, a partire dal gennaio del 1985, 300 esemplari della serie zero vengono affidati a 600 dipendenti della casa in una sorta di prova clienti che porta ad una ventina di interventi di affinamento che daranno il via, il 22 febbraio del 1985, alla produzione in serie.

La vettura, cui fu dato il nome Alfa 75,  venne presentata alla stampa il 17 Maggio 1985. Il nome scelto era un chiaro omaggio al 75° anniversario della nascita della casa del Biscione, che cadeva proprio quell’anno. Sarà l’ultima berlina a trazione posteriore della Casa di Arese, che da lì a poco sarebbe stata acquisita dal Gruppo Fiat.

[immagini: Fiat, alfa75.it]



16 comments — invia un commento

Andrea S.

La genesi di uno dei modelli a noi più cari….

Karl

Scritta da uno dei massimi esperti…

Andrea Persico

E’ sempre molto interessante ripercorrere la storia dell’ultima erede dell Alfetta.

Adriano

Alfa 75, per me la definizione berlina sportiva è quella che le si addice maggiormente e rende perfettamente l’ idea di quello che e’. L’ evoluzione ultima definitiva de “La macchina di famiglia che vince le corse”, lo slogan della 1900 e della Giulia TI poi.

andrea c.

Articolo scritto veramente bene e poi..Grande Alfa 75!!Un vero TRENO su gomma!

Marco Persico

Cosi ben piazzata da sembrare un compasso;-)

Karl

Al giorno d’oggi, per comprare una vettura a trazione posteriore e con il retrotreno transaxle, bisogna salire fino a Maserati.
L’Alfa lo dava di serie sulla berlina da famiglia.

Marco Persico

l’Alta scuola motoristica Italiana al servizio del normale guidatore.

Andrea Persico

La guida creativa….. la 75, a detta di molti l’ultima vera Alfa Romeo, la massima evoluzione della “berlina sportiva” tanto cara agli appassionati e cultori delle vetture del biscione. Salire su una 75 regala quella stessa sensazione che si prova nell indossare un abito cucito su misura… un guanto.

sabatino schiavoni

La 75 rappresenta il canto del cigno di una tradizione di un grande marchio, prima che la Fiat ne decretasse un lento declino…
Personalmente vivo il marchio in modo romantico e non solo, traendone emozioni dalla vista, dalla guida. Quindi comincio dal muso, se lo guardi dal basso si vede che ispira quella giusta cattiveria che si addice ad una sportiva di razza, senza compromesso! Il suo fianco ricorda un animale pronto ad un balzo, esprime il concentrato di potenza. Il dietro, seppur non fantasmagorico nella linea, ricorda tanto un sorrisetto malizioso da rivolgere a chi hai sorpassato, o a chi non ci riesce proprio a starti detro, specie quando sei su un percorso misto.
Ricordo la prima che vidi, era da dietro di trequarti, il primo commento fu “oddio che brutta” non ne venderanno una, poi alla fine…. ce ne ho in garage 2!
Provo ad esprimere le emozioni: la metti in moto, il suono lo riconosceresti tra 1000, musica… Ingrani la prima, alzi la frizione e subito si accuccia come un grosso felino, mordendo la strada con i suoi artigli. Premi il freno e per un momento hai la sensazione di andare lungo, ma dopo un attimo la senti piantarsi di muso ed accucciarsi sicura e docile. La sua guida onesta e sicura ti perdona tante cose, cose che con altre auto non sono immaginabili ne permesse… La sua strada e’ la montagna, le curve, i misti veloci, li ti fa sentire un piccolo pilota e se hai la sensibilita’, ti fa scoprire la differenza tra guidare e pilotare. E’ una femmina di felino, ma come tutte le femmine di razza felina devi stare attento a non esagerare, perche’ se sbagli non ti perdona… Quando ti lascia se ne va di botto!
Chiedo scusa a tutti gli alfisti dell’ultima ora, ma la storia dell’ALFA e’ finita con la 75, da li’ in poi, a mio personale avviso, solo Tipo e Stilo camuffate…
La 75 e’ stata la mia prima ALFA, non il primo amore, ma l’amore della vita, e di quello ce n’e’ uno solo…

Andrea Persico

Sabatino complimenti…dalle tue parole traspare quanto amore tu provi per questa vettura. GRANDE!!

Il Fusi

E bravo al nostro maresciallo!!!!

Giampaolo cataldi

ho avuto il piacere di possedere una 75 in prestito per alcuni mesi,ci ho viaggiato sia in ambito autostradale che urbano,divertente dinamica con un forte carattere corsaiolo anche nelle versioni di serie.
Mi piacerebbe acquistarne una piu’ in là.

Luigi Bennardis

Con la nostra 1800 a carburatori in vari viaggi ci siamo andati in Svezia, Danimarca, Germania, Austria, Francia e Spagna, sempre salutati dagli appassionati internazionali di questo marchio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *