Alfa 75 Sportwagon : scopri tutti i dettagli con Alfa Roma




Per anni, gli italiani hanno associato il tipo di carrozzeria station wagon all’idea di “auto da lavoro” per professionisti con elevate esigenze di carico. Commercianti, idraulici, muratori ed imbianchini; insomma tutta gente che si doveva spostare portandosi dietro attrezzatura o merce. Una giardinetta era anche la scelta “obbligata” per le famiglie numerose. Quasi quasi meglio se si fosse comperata un furgone!
In altri paesi europei la situazione non poteva dirsi molto differente, ed i produttori si adeguavano. Francesi e Tedeschi hanno prodotto versioni station di vari modelli, senza limitare l’offerta ad un solo modello della gamma.

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Gli Stati Uniti non conoscevano questo….”complesso di inferiorità”. Le loro station, trasformazione di vetture ben ingombranti, offrivano volumetrie da noi inconcepibili. Non che gli americani avessero esigenze di spazio così superiori alle nostre: semmai era da noi che le famiglie partivano per le ferie stipati in cinque, su utilitarie come la 600, con tanto di portapacchi sul tetto per portar il bagaglio. Gli americani vivevano la station wagon come vettura più pratica. Qualcosa iniziò a cambiare anche nel nostro Paese, a partire dalla fine degli anni ’60 e proseguì negli anni ’70 con il grande interesse per le auto due volumi hatchback. La moda delle station deflagrò negli anni ’80, quelli che portarono anche un ritorno di interesse sulle vetture tradizionali a tre volumi. Può sembrare un paradosso, ma in realtà andava nascendo quella segmentazione di mercato rimasta quasi inalterata fino allo scoppio della moda dei SUV.

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alfa-75-sportwagon-salone-ginevra-club-alfa-roma-1A far velocemente apprezzare la carrozzeria familiare ci pensarono alcuni modelli di tendenza. La giardinetta non era più “da lavoro”, ma “per distinguersi”. Per primi ci pensarono i tedeschi a “sdoganare” le station nell’olimpo delle auto modaiole, con la VW Passat, l’Audi 100/200 Avant, le Mercedes W123 e 124 T, ed anche la svedese Volvo, con la serie 200 prima e la 700 poi. Le station francesi facevano ancora forza sulla volumetria e sulla razionalità di impiego, offrendo spesso l’omologazione 7 posti (Citroen Cx, Peugeot 505).

alfa-75-sportwagon-salone-ginevra-club-alfa-roma-3In Italia l’Alfa Romeo comprese il nuovo trend delle station più orientate allo sportivo che al verduraio. Già in passato erano state realizzate delle familiari su base Alfa da carrozzieri esterni, ma non erano andate oltre lo stadio di prototipo o avevano conosciuto una limitata diffusione. C’erano state le Giulietta (Colli e Boneschi), le Giulia (Colli e Giorgetti) – adottate come auto di servizio dalla Polizia Stradale e dalla rete di assistenza -. La 1750 di Pavesi rimase praticamente allo stato di prototipo.L’Alfasud fu la prima giardinetta “ufficiale”, nel 1975:

alfa-75-sportwagon-salone-ginevra-club-alfa-roma-2l’idea era quella di offrire una gamma completa di varianti carrozzeria per la nuova piccola della Casa, compresa la familiare. Il successo non arrivò, vuoi per la linea, vuoi per la praticità (aveva solo 3 porte, ma così era anche per la coeva Fiat 128 che trovò miglior fortuna), vuoi perché il nome Alfa associato all’idea di una macchina “da lavoro” la clientela non ce lo vedeva proprio.

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Eppure l’Alfa, come dimostrano le immagini pubblicitarie, cercò di far passare il messaggio di questa familiare come auto pratica per il tempo libero. Rimase allo stato di prototipo anche la Giulietta “Folk” di Moretti, del 1978, prima realizzazione di carrozzeria familiare su meccanica transaxle. Negli anni ’80 la Pininfarina propose una giardinetta su base Alfa 33 4×4. Fu un successo, perché la trasformazione era esteticamente riuscita, la meccanica a trazione integrale era interessante per il tipo di clientela cui si rivolgeva il modello (sarebbe poi venuta la 4×2), l’assemblaggio veniva fatto proprio da Pininfarina (come per la berlina 4×4) a garanzia di una maggior cura, sicuramente apprezzata. Sempre nel 1984, Auto Capital comperò il terzultimo telaio di Alfetta, e fece realizzare da Zagato una una giardinetta di categoria superiore, rimasta esemplare unico. L’Alfetta venne sostituita in gamma dall’Alfa 90, ed ancora Auto Capital fece realizzare una 90 versione giardinetta, questa volta da Marazzi. Per quest’auto si parlò di un interessamento serio della Casa per una realizzazione in serie. Non se ne fece niente, ed oggi possiamo ammirare ambedue gli esemplari/prototipo (omologati, targati e marcianti) nella collezione di un noto collezionista di Alfa Romeo.

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club-alfa-roma-75-sportwagon-station-wagon-sport (6)La casa di Arese dimostrò di fare sul serio con la 75. La berlina venne presentata nel 1985, e l’Alfa avviò una collaborazione con la carrozzeria Rayton-Fissore di Cherasco per studiarne la versione station wagon. Il risultato fu visibile al pubblico del salone di Ginevra 1986, suscitando grande interesse. Gli esemplari esposti erano due, uno sulla meccanica della 2.0 carburatori (grigio chiaro metallizzato) l’altro su meccanica 2.5 6v iniezione (grigio scuro metallizzato). L’azienda dichiarava di voler offrire questo tipo di carrozzeria sulle versioni al vertice della gamma, iniziando la commercializzazione alla fine dell’anno.
club-alfa-roma-75-sportwagon-station-wagon-sport (3)Sul portellone posteriore, nel corsivo tipico Alfa Romeo, debuttava la scritta “sportwagon”, a sottolineare l’orientamento verso una clientela che affiancava all’amore della guida sportiva anche l’impegno nello sport vissuto attivamente.
La trasformazione più evidente era tutta nella parte posteriore. Il tetto veniva allungato, comparivano le barre per agganciare portapacchi, il portellone era realizzato in modo da incorporare il vano targa e parte della fanaleria (di disegno uguale alla berlina) così da avere un piano di carico a filo paraurti. I vetri laterali formavano un disegno a trapezio, già visto sulla 33 Giardinetta.
club-alfa-roma-75-sportwagon-station-wagon-sport (1) Il risultato globale non raggiungeva la piacevolezza della 33, avvantaggiata dall’essere più bassa (risultando quindi più slanciata nella vista laterale, pur con la presenza delle barre sul tetto) ma soprattutto dall’avere il montante posteriore molto inclinato, così che il portellone risultava meno verticale. Per snellire la linea di cintura, spariva la caratteristica fascia perimetrale della 75 e tornarono i raschiavetro della Giulietta. Non c’era più il gocciolatoio originale, lievemente rialzato rispetto al piano del tetto, sostituito da uno in gomma che si incastrava e rimaneva a filo padiglione. Diversa anche la modanatura del parafango anteriore,
club-alfa-roma-75-sportwagon-station-wagon-sport (2)in colore carrozzeria. I sedili ribaltabili ed il portellone apribile fino in basso offrivano capacità di carico ed accessibilità sconosciute alla berlina, ed anche alla stessa 33 giardinetta che manteneva la traversa portatarga. La trasformazione aveva comportato l’aggravio di 60kg di peso, arginato con l’irrigidimento delle sospensioni posteriori. All’interno era stato scelto un tessuto elegante e moderno, di colore grigio tortora di base, su cui si sovrapponeva, verso l’eterno dei sedili, un motivo a linee di colori vivaci, seppur in tonalità “morbida”.

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club-alfa-roma-75-sportwagon-station-wagon-sport (9)L’annunciata commercializzazione a fine 1986 non ci sarà, ed il progetto verrà definitivamente abbandonato. Gli esemplari prototipo costruiti saranno (pare) 7, inclusa la Turbowagon, realizzata da Rayton-Fissore su base Alfa 75 turbo nel 1987, di colore rosso e dotata di particolari (dai paraurti alla mascherina, allo spoiler da tetto) inediti e specifici.
I prototipi vennero usati in stabilimento ad Arese per servizio interno, fino a quando un esemplare grigio chiaro (con motorizzazione turbodiesel) e quello grigio scuro (2.5) di Ginevra ’86 entreranno a far parte del parco auto del Museo Storico.
club-alfa-roma-75-sportwagon-station-wagon-sport (5)Quello su base 2.5 è esposto da gennaio insieme ad altre 3 Alfa 75 “speciali” in una mostra temporanea che celebra i 30 anni dal lancio della 75, caduto lo scorso anno. Non restaurato ma conservato, porta con se i segni dell’intenso utilizzo cui è stato sottoposto negli anni di servizio in stabilimento.
Quello “sportwagon”, visto a sinistra sui portelloni dei prototipi, rimarrà congelato per un paio di anni. A partire dal 1988 sostituirà il “giardinetta” nella gamma delle 33, per poi venir riproposto su ogni Alfa Romeo station wagon prodotta negli anni successivi, fino ai giorni nostri.

Si ringrazia l’ Archivio Storico Alfa Romeo per la collaborazione.



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