Alfa 6, l’Alfona venduta in pochi esemplari e oggi modello da collezione




L’Alfona. L’Alfa nata vecchia. 12000 esemplari in 7 anni. Un insuccesso. Beh, considerando i volumi di vendita, è innegabile. Eppure questa vettura aveva una moltitudine di pregi che avrebbero dovuto decretare il successo.
Perchè non fu apprezzata? Allora, un po’ di storia. L’Alfa 6 nasceva dal progetto dell’Alfetta, ma la meccanica differiva nello spostamento del cambio all’anteriore. Il motivo era il fatto che il tunnel della trasmissione era già molto ingombrante, cosa già evidente nell’Alfetta, ma nell’Alfa 6 automatica diventava fin troppo grande, inaccettabile per un’ammiraglia (sfatiamo quindi il mito che il transaxle fu progettato per aumentare lo spazio interno).

Il fiore all’occhiello era il suo magnifico motore, il V6 2.5 da 160 cavalli, l’ultima opera di Giuseppe Busso in Alfa Romeo.

Era il 1973, nel settembre la guerra del Kippur, con la crisi petrolifera e il blocco delle forniture di petrolio. Non fu ritenuto saggio vendere una berlina del genere. Le altre case, la Fiat in particolare, si trovò a svendere con sconti mirabolanti le povere 130 in giacenza. Si preferì, quindi, una condotta di prudente attesa. Ma nel ’73 iniziò anche la crisi dell’era Luraghi: nel 1974 giunsero le sue dimissioni, e quindi il susseguirsi, negli anni seguenti, di una dirigenza i cui nomi sono quelli di Guani, poi Cortesi, poi Massaccesi. Nessuno con l’estro di Luraghi.

Come se non bastasse, nel ’74 morì Orazio Satta Puliga. Busso, ormai l’unico rimasto della vecchia guardia, trovatosi in un’Alfa Romeo che non era più quella a cui aveva dedicato i suoi anni migliori, teminati i progetti a cui stava lavorando andò via. Queste varie vicissitudini fecero slittare il lancio dell’ammiraglia al 1979. Ma nel 1979 le menti che l’avevano partorita non c’erano più: la nuova berlina fu lanciata sul mercato così com’era nata nel ’73, non vi fu un vero impegno nel cercare di costruirne il successo, fu presa e messa sul mercato senza convinzione, solo perché era lì, bella e pronta. L’insuccesso fu inevitabile. La linea, che per il 1973 sarebbe stata bella e gradevole, alle porte degli anni ’80 era semplicemente vecchia.

Tra l’altro, chi acquistava berlinoni da rappresentanza non avrebbe mai potuto apprezzare le non eccezionali finiture dell’interno e lo spazio interno un po’ sacrificato, soprattutto in larghezza. In compenso, la meccanica era di prim’ordine, il comportamento stradale eccellente, il berlinone di 4,8 metri era maneggevole e piacevole da guidare, la tenuta di strada di alto livello. Il motore, un’opera d’arte. Uno dei migliori V6 mai realizzati, potente, generoso e dalla sonorità piacevole e inconfondibile. Un motore che, ricordiamolo, a fine anni ’80 fu montato anche su altre vetture del gruppo Fiat, togliendo di produzione il 2.8 PRV che era stato fino ad allora montato sulle Thema.

Un motore che poi, portato a due alberi a camme in testa per bancata e 4 valvole per cilindro è stato prodotto fino al 31 dicembre 2005, esattamente quattro giorni prima della scomparsa  del progettista che lo creò. Ma nel 1979 l’alimentazione a 6 carburatori monocorpo su una berlina di alto di gamma non era accettabile, tanto più che la variante a iniezione dello stesso motore era già pronta ed andò a equipaggiare la GTV6 solo pochi mesi dopo. Se è pur vero che in Alfa si era artisti dei carburatori, l’iniezione donava una maggior regolarità e dolcezza nell’ erogazione, caratteristica importante per una berlina di rappresentanza.
Ma il successo non arrivò, chi comprava vetture di quel livello non avrebbe acquistato un’auto con una linea già invecchiata e voleva finiture di altro livello.

Nel 1983 ci fu un restyling che cercò di donare un pò della perduta giovinezza alla vettura, e giunsero anche un nuovo motore V6 da due litri alimentato a carburatori che non era gravato dall’iva al 38% e un nuovo 2.5 TD 5 cilindri della VM. Ma soprattutto, il modello di punta, la 2.5 Quadrifoglio Oro, aveva finalmente l’iniezione Bosch L-Jetronic.

Se chi ben comincia è a metà dell’opera, per l’Alfa 6, le cui cose erano andate male fin dall’inizio, non andarono meglio. La 164 era già in sviluppo, la crisi dell’Alfa imperversava, nell’86 giunse la Fiat che tagliò alcuni “rami secchi”. E la scure cadde sulla poco apprezzata Arna, sull’incompresa 90 e, ovviamente, sull’ammiraglia. Gli ultimi esemplari furono venduti a prezzi stracciati quando le 164 erano già nei saloni. L’Alfa 6 quindi uscì di produzione quando molti nemmeno si erano resi conto della sua commercializzazione. Come sarebbe stato se Luraghi non fosse stato costretto a lasciare nel ’74? Se Busso fosse stato ancora lì per uno o due anni? Se la politica non avesse mangiato l’Alfa?

Chissà…magari sarebbe stata lanciata qualche anno prima, o, magari, prima del lancio avrebbe goduto di una linea più attraente, o dell’iniezione elettronica. Pensate che il prototipo della 2.5 IE poteva già girare a benzina verde, e questo nei primi anni ’80: quanto era avanti l’Alfa Romeo già allora? Un momento di notorietà però riuscì a goderselo: indimenticabile l’Alfa 6 presidenziale blu olandese con doppio tetto apribile da cui Sandro Pertini in piedi salutava la folla. Ancora più bello l’aneddoto di un imprenditore che ne possedeva una accanto a una coeva BMW serie 7 e diceva: la BMW la uso tutti i giorni, l’Alfa 6 invece quando ho voglia di divertirmi e…quando piove!

Adesso è un oggetto ambito dai collezionisti, ma vederne una in giro per strada è quasi impossibile: la penuria di ricambi costringe chi ne ha una a evitare di usarla troppo spesso. Romperle un fanale in un parcheggio significherebbe settimane o addirittura mesi di ricerche per il ricambio. E pensare che la Fiat, a fine anni ’80, mandò in discarica magazzini interi…

Chissà come sarebbe andata se su questa splendida vettura non si fosse abbattuta una serie di sfortunate coincidenze seconda solo all’affondamento del Titanic. Non chiamatela, per piacere, fallimento.

[Immagini: Fiat Auto Press e Alessandro Tarantino]

Per ulteriori approfondimenti sul modello, consigliamo il sito www.alfa6.net

 



12 comments — invia un commento

Luca Domenico Alecci

Bell’articolo complimenti molto ben fatto e inedito. Mi sia permesso però negare la leggenda metropolitana che la 6 fosse pronta già nel 1973. Fu finita di carrozzeria e interni intorno al 1977 nel 73 non avevano niente di pronto se non il progetto 118 che non era di certo una alfa 6. Sempre intorno al 1977 fu predisposto il manichino che viene citato a iniezione e benzina verde. Quella 6 era il manichino di prova del motore per la 6 america. Che fu poi realizzata in soli 7 esemplari. Per il resto tutto molto dettagliato ciao un saluto a tutti gli amici di alfa Roma. Luca

alessandro

complimenti x l articolo , però devo fare un obiezione sul progetto che era totalmente diverso dal alfetta era un progetto a se. devo dare ragione al amico nonche amatore della 6 come me e fortunati possesori
che era pronta x fine 76 ,77 .personalmente ho un amico che dal 66,al 1985 era proprietario d una grossa concessionaria alfa romeo , mi racconto che nel 1976 .penso fine 76 ando ad arese x questioni di concessionaria e mi disse che vide un modello d auto e chiese che macchina fosse gli fu detto che era la futura ammiraglia in attesa di presentazioni e mi confermo che era praticamente il 1 serie . un saluto a tutti alessandro

Marco Persico

Una gran bella macchina che purtroppo non è stata capita….accadde lo stesso per la 90, ma fortunatamente il tempo è galantuomo ed oggi alla 6 viene riconosciuta la stima e l’apprezzamento che giustamente merita da parte di coloro che fino a qualche anno fa nemmeno la consideravano. Molto spesso ci si lascia trascinare dai luoghi comuni o dal sentito dire…io sono dell’idea che una macchina per essere giudicata deve essere prima guidata….solo cosi possono emergere quelle indubbie qualità magari nascoste da un’abito poco appariscente.:-)

Walter

Complimenti Filippo, non c’è da aggiungere altro 😉

fabrizio

l.Arna lo sappiamo tutti…..ma anche lei oggi la ho simpatica………la Alfa 6 era bella ma vecchia, comunque mi piace , ma la Alfa 90 poi non meritava proprio di fare quella fine! peccato semmai la non piena riuscita del V6 CEM, la fiat butto’ i ricambi , ma dove mette mani lei e’ sempre un disastro. di li in poi fiat ricarrozzate , motorizzate (solo alll’inizio) e “ribiscionate Alfa” davanti e dietro, “spenta la linea della 75” spenta l’Alfa.

vito amendola

Complimenti per la descrizione di un’auto fantastica di cui sono felice possessore e che confermo andrebbe provata anche in comparazione ad auto a lei contemporanee prima di essere giudicata.
Quanto a fiat solo una considerazione che la dice lunga sulla competenza in campo di automobili di chi la gestisce:
nel settembre del 2012 ho chiesto ed ottenuto che dalla descrizione dell’alfa 6 sul sito ufficiale alfa venisse sostituita la foto di un’alfetta con quella effettiva di un’alfa 6…………………..!!!!!!!!!!!!!

giancarlo tonelli

io sono uno di quelli che quando fu commercializzata, la vedevo troppo grossa, “cassona” e x niente sportiva! L’insuccesso è soprattutto dovuto dall’iva maggiorata, superbolli dell’epoca , consumi insopportabili, e la concorrenza proponeva modelli + moderni. Poi, è cominciata a piacermi: l’ho guidata, anche il turbodiesel !! e me ne sono innamorato! se ne trovassi un esemplare tenuto come solo noi alfisti sappiamo fare, ci farò un bel pensierone! Il tuo racconto mi è stato davvero utile, complimenti!

ALBERTO

Ciao a tutti, io sono stato sempre appassionato di questa per me bellissima auto.Ebbi modo di metterne una in moto tanti anni fa.Era una 2500 prima serie.Rimasi profondamente impressionato dalla prontezza del motore, dalla sua aspirazione,dalla sua voce roca, cupa, inebrante.

Come detto nell’articolo non ebbe fortuna per vari motivi, ma oggi se ne trovate una fateci un pensierino, certo non si trovano i ricambi, consuma molto, ma vi ripagherà con senzazioni ed emozioni che le auto di oggi troppo perfette non possono darci.

Vi consiglio vivamente la prima serie a carburatori, a me è sempre piaciuto il suo frontale con 4 fari, sembra uno squalo tanto è aggressivo!!

Inoltre l’alimentazione a 6 carburati monocorpo a fronte di un consumo elevato garantisce una nervosità,un sound senza pari.

E poi l’avete mai vista dentro? di serie erano previsti : 4 vetri elettrici,servosterzo,lampeggiatore d’emergenza,volante e sedile regolabile,poggiatesta posteriori,tendine parasole posteriori,chiusura centralizzata.A richiesta condizionatore,cerchi lega,vernice metallizzata,cambio automatico.

Le Bmw e Mercedes tutto questo ben di Dio lo facevano pagare a caro prezzo.

Se ne avrete la possibilità di provarne una fatelo e poi ne riparliamo.

Un saluto a tutti gli amici del Club

luca

Ottimo intervento, preciso ed informato. La 6 ce l’ho in casa da quasi tutta la vita. Si tratta di una prima serie rosso veneziano con cerchi in lega ed a/c richiesti all’acquisto. Mancano i rivestimenti in pelle che mio padre non volle quando cedette alle mie estenuanti pressioni per acquistarne una sostituendo la ancora validissima Alfetta che possedeva.
La vettura, ferma da quasi 20 anni, è ancora praticamente perfetta. Ricordo che il sound del motore era simile ad un buon violino, il servosterzo a taratura variabile era perfetto, stava bene in strada, frenava accettabilmente, consumava un’enormità. La messa in moto a freddo era una incognita e la finitura, beh..lasciamo perdere. Però si distingueva dalle altre, era un’auto piuttosto elegante. Io, allora ventenne, quando la “rubavo” per una “vasca” al mare raccoglievo notevoli apprezzamenti. Altri tempi, Bologna-Rimini tutta a 200 km/h di tachimetro e bastava un lampeggio e ti veniva data strada. Bei ricordi, macchina particolare la Alfa 6.

Salvatore de crescenzo

Da bambino quando mi capitava di notarne una non potevo non osservarla con fascino . Superba e austera .

Alberghetti Jean René

Avrei piacere di comunicare con alcuni di voi, Alfisti 6
La mia e del 1980 ,6 carburatori , ristaurata completamente di carrozeria.aveva soltanto 25000 km.
Mi perde l’olio sotto il cambio.
Tuti ridevano, cuando ho iniziato, adesso mi invidiano, e bella, e rara.
Piacere di leggervi

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