A spasso con la 1900: diario di viaggio con Alfa Roma.




Il trasferimento con quella vettura dal garage di Andrea al mio era stato abbastanza strano, quella vettura così imponente mi metteva un pò a disagio. Saranno state le dimensioni, la mancanza di specchietti che garantisserono una “visibilità moderna”, piuttosto che la gestione dei freni e del cambio abbastanza diversa dalle solite macchine non mi facevano sentire padrone della vettura.

alfa-romeo-1900-socio-club-alfa-roma-02

La mattina del raduno arrivò, la giornata si presentava un pò nuvolosa, l’anzianità del mezzo ed il fatto che non lo conoscessi a fondo, diversamente da tutte le mie altre vetture, non mi dava tranquillità… Fatti i controlli preventivi di olio, acqua e liquido dei freni, oltre ad aver caricato la fida cassetta degli attrezzi di emergenza, ho dato voce al motore.
La vecchietta stentò a partire, poi aiutandosi con lo starter finalmente andò in moto; uscii dal garage fermandomi nel corridoio dei box. Dopo nemmeno un minuto di riscaldamento con l’aria tirata, la lasciai al minimo, il motore girava con una regolarità impressionante. La feci riscaldare ancora un pò per evitare impuntamenti sulla ripida rampa di uscita dei box. Presa confidenza con i comandi della vettura ed aver fatto un rapido check mi avviai all’uscita.
Passando davanti al benzinaio, feci il pieno che, constatai sorpreso, non essere superiore a quello di altre Alfa Romeo moderne, circa 45 litri con della benzina rimanente (credo che il serbatoio porti in tutto 50 litri…)

alfa-romeo-1900-socio-club-alfa-roma-04

Il trasferimento dalle strade cittadine all’Aurelia fu abbastanza tranquillo, sia per la velocità che per l’attenzione a dosare correttamente la pressione e la gestione dei freni, poiché avere quattro tamburi su una vettura così imponente necessita di fare attenzione agli spazi di frenata e gestire correttamente la distanza dalla vettura che ci precede.
Imboccata l’Aurelia per andare sul Grande Raccordo Anulare in direzione dell’Autostrada, con la vettura calda, ho allungato un po’ cercando di capire il passo di crociera da mantenere per non affaticare la meccanica, attento a percepire ogni minimo rumore e controllando i vari manometri dell’olio e la temperatura dell’acqua, ma con mia sorpresa l’acqua era a 70° fissa e il motore girava regolare.
Una piccola difficoltà iniziale fu la gestione del cambio, a cloche vista la modifica Nardi originale fatta nel 1955, era apparsa all’inizio complessa, poiché rispetto alle Alfa “moderne” la prima della 1900 ad esempio è al posto della terza della Giulia, mentre la retromarcia della 1900 è al posto della seconda della Giulia, quindi all’inizio l’istinto ebbe il sopravvento sull’innaturale “posizione” delle marce, ricordandomi con alcune grattate che quella macchina era “diversa”. Poco male, con un minimo di sforzo mentale ed attenzione fu semplice risolvere anche questo problema.
Sul Raccordo Anulare incontrammo per caso un po’ di amici di Alfaroma che rimasero prima sorpresi di vedere una 1900 a spasso di mattina presto in quella giornata uggiosa, poi ancora più sorpresi quando affiancandomi mi videro alla guida, dietro al volante di notevoli dimensioni.
Scortato dai miei amici, decisi di allungare un po’ per capire ancora meglio limiti e passo della vettura; dai 90 km ora segnati dal tachimetro (80 km/h segnati dal GPS del navigatore che avevo a bordo) allungai fino ai 120 km/h effettivi. La vettura era tranquilla e sicura sulla strada, stavamo iniziando a prenderci le misure uno con l’altra; nonostante le dimensioni ed i freni che all’inizio sentivo reagire in ritardo, la vettura cominciava a darmi quella sicurezza tipica delle Alfa più moderne. Sicuramente il fatto di guidare una vettura ante 1960 era per me una novità assoluta. La Giulia è a mio avviso già possibile considerarla una Alfa moderna, più vicina come impostazioni, reazioni e sensazioni a quelle che poi sono arrivate all’Alfa 75, mentre la 1900 è tutto un altro stile, ma cominciavo a sentire che era solo e soltanto mia la sensazione di impaccio, lei rispondeva a tutte le variazioni di guida con una sincerità impressionante.

alfa-romeo-1900-socio-club-alfa-roma-04

Dopo l’incontro con tutti gli equipaggi del club siamo partiti alla volta di Terni e la 1900 si è difesa egregiamente lungo l’autostrada; l’impressione di viaggiare seduto in un salotto comodo e spazioso, l’ampio divano anteriore che ricorda le morbide poltrone della casa della nonna, il colore pastello dei sedili e la stoffa morbida contribuirono a darmi finalmente quella sensazione di serenità ed abbassai il livello di tensione, cominciando, invece, a divertirmi sul serio. La media fu di tutto rispetto, procedendo in gruppo intorno ai 110/120 Km ora, media chiaramente alta per una vettura “anziana e sconosciuta” alla sua prima uscita “lunga”. Il rumore a bordo non era così elevato, paragonabile anzi alle sue compagnucce più giovani, ma comunque distante dalle vetture moderne… Ma la sensazione anche qui era familiare, si, comunicava che era una Alfa, un Alfa VERA!
Arrivati alla prima destinazione, parcheggiai la 1900, non dimenticandomi di dargli un paio di pacche sul cofano davanti per ringraziarla, si era comportata bene… Fu omaggiata da una serie di visite dei vari equipaggi intervenuti, in fondo era la più anziana di tutto il gruppo!
Prima di ripartire per il passaggio dentro Terni, per andare verso il Lago di Piediluco ebbi la tentazione di aprire il cofano per fare i controlli del caso ai livelli, ma la 1900 sembrava dirmi “non c’e’ bisogno, fidati”… E così fu! D’altronde avevo fatto attenzione a controllare eventuali sbuffate di fumo dallo scarico in rilascio, tipiche di vetture di quell’età, ma nulla era apparso ai miei occhi, ne dallo scarico sembrava provenire il classico odore di benzina/gas incombusti tipici di quando una vettura e’ sotto sforzo, cosa confermata anche da un nostro socio che mi seguiva con “La Bianca”, il suo fido spider rigorosamente “On Air”.
Il passaggio dentro Terni mi preoccupava, poiché le soste ai semafori e le ripartenze potevano far salire le temperature, ma la 1900 non superò mai gli 85°, rimanendo tranquilla; un piccolo spavento su una salita dove, nonostante l’indicatore della benzina segnasse più di ¾ di serbatoio, si accese la luce della riserva…. PANICO! Possibile che quella vettura consumasse come una Ferrari GTO della stessa epoca? Feci i conti rapidamente, con l’ausilio del mio navigatore che mi aveva affiancato a Terni, 4 km con un litro! Non era possibile, ma d’altronde per me rimaneva la prima esperienza ed una anomalia all’indicatore era più plausibile di un anomalia della spia…

alfa-romeo-1900-socio-club-alfa-roma-03

Non ci pensai, eravamo tanti ed un passaggio al distributore lo avrei trovato, mentre tornai con il pensiero alla guida e rimasi sorpreso da come l’impostazione delle curve fosse così semplice, la tenuta di strada elevata e dall’elasticità del motore; difatti sulla strada in salita l’uso del cambio è stato scarso, avendo la 1900 una coppia ai bassi regimi degna di un camion. In quarta dai 2000 giri ai 3500 giri arrampicandosi sulla salita non si avvertiva la necessità di scalare, ne il motore dava segni di sofferenza, sensazione avuta e condivisa anche dal mio Navigatore accanto a me. Stesso discorso per la tenuta di strada, su qualche curva, dove potevo portare in sicurezza la vettura al suo limite, trovai la stessa sincerità nelle reazioni, nel far percepire al guidatore l’avvicinarsi del limite oltre il quale un sottosterzo o un sovrasterzo poteva verificarsi. Non posso negare di essere rimasto sorpreso.
Discorso a parte per i freni, che pur essendosi sempre dimostrati sempre efficaci, necessitano di avere uno spazio di arresto adeguato al peso e velocità della vettura; ad ogni modo l’uso del freno motore, estremamente efficiente nelle discese, associato alla buona modularità della frenata, hanno fatto si che il viaggio si volgesse sempre con elevati standard di sicurezza. Una leggera tendenza al bloccaggio si e’ verificata, invece, in caso di un uso deciso, specie a basse velocità, ma la gestione della pressione sul pedale del freno si e’ rivelata facile e risolutoria nelle rare occasioni.
Dopo pranzo ed i vari saluti, ripartimmo io e lei da soli, stavolta c’era la strada, la notte che si avvicinava, eravamo soli io e lei… In occasione di una sosta l’ho guardata bene, l’ho trovata molto elegante e visto che ogni macchina che ho guidato e che mi ha regalato emozioni ha avuto in dono un nome, ho deciso che ne avrebbe avuto uno anche lei, quindi dovevo trovarne uno, ma non era facile, eravamo entrati in confidenza si, ma non così a fondo… Poi mi sono ricordato del film Cars, di una vecchia auto brontolona, ma saggia, di una vettura all’apparenza spigolosa, ma dolce e generosa, DOC. Si, me la ricordava proprio con il muso e le sue forme, quindi decisi che Doc sarebbe stato il suo nome.

alfa-romeo-1900-socio-club-alfa-roma-01

Il suo muso simpatico mi ispirò anche tanta fiducia, oltre che serenità, quindi decisi che avremmo fatto una follia insieme, quella di vedere se era l’indicatore o la spia della benzina a dire le bugie! Ebbene si, ripartimmo da Terni verso Roma io e lei, tranquilli, facendo il viaggio di ritorno soli soletti, incontro all’emozione del rischio, immaginate la faccia dell’eventuale carro attrezzi che deve recuperare una vecchietta a secco con il suo autista scellerato di notte in autostrada… Ma Doc mi rassicurò e sfidammo anche per un breve tratto il limite dei 140 Km ora autostradali, impegnati in terza corsia in un sorpasso, anche se la media complessiva rimase la stessa dell’andata.
Rientrammo in garage con una sensazione di tristezza, ero stanco perché comunque e’ una vettura impegnativa per chi e’ abituato ai moderni sedili anatomici, servosterzi, servofreni, spazi di arresto stretti, ma ero impressionato da come quella vettura si fosse comportata egregiamente durante tutto il giorno.
Ero tentato di verificare nuovamente i livelli, avevamo fatto circa 300 km, ma apparve come una offesa a Doc, anche lei era stanca e doveva dormire un po’. La benzina nel serbatoio alla fine c’era, l’indicatore segnava ancora ½ pieno, ed era vero, come verificai quando la ripresi facendo nuovamente il pieno. Doc era stata veramente in gamba, aveva consumato quasi come una moderna vettura, circa 12/13 km/lt, aveva dimostrato doti di agilità motoristiche elevate ed un comfort di guida eccezionale se paragonato agli standard dell’epoca ed all’altezza di alcune moderne vetture.
Staccai la batteria, misi l’antifurto, le augurai buon riposo e chiusi la serranda del box; il suo muso tondeggiante scomparve piano alla mia vista… “Buonanotte Doc” le dissi, “Grazie e buonanotte per avermi portato a spasso dopo tanto tempo ad oziare…” sentii ronzare nella mia mente in Alfese.
A proposito, quando l’ho ripresa per farci un’altra passeggiata i livelli li ho controllati…. Ma era inutile, erano perfetti, come se non l’avessi mai mossa dal garage. Anche in quella occasione ci siamo fatti un giretto da soli, si e’ meritata un book fotografico per quanto e’ stata brava, ma questa e’ un’altra storia…





Pubblicato in Club

2 comments — invia un commento

Giancarlo

i sentimenti ed il cuore alfista del Prof. Schiavoni, regalano ancora una volta forti emozioni !….

Michele

Salve,
Vorrei sapere come è possibile contattare il proprietario di questa bellissima Alfa 1900. L’anno prossimo mi sposo e vorrei sapere se è disposto ad affittare la vettura.

Rispondi a Michele Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *