Prova confronto Alfa 75 – Alfa 155. Il giro di boa




Il 1992 è una data chiave nella storia dell’Alfa Romeo: la 155 sostituisce e pensiona la 75, archiviando con essa lo schema transaxle che aveva contraddistinto la maggior parte delle vetture Alfa Romeo dei 20 anni precedenti, e tutta una serie di soluzioni che da sempre facevano parte del bagaglio tecnico della Casa per le vetture di gamma medio alta(trazione posteriore, motore longitudinale ecc.) Inoltre la linea di produzione della nuova media Alfa non è più nello stabilimento di Arese ma in quello di Pomigliano, e soprattutto utilizza il pianale Tipo 2, con relativa trazione anteriore, motore trasversale ecc…, che farà da base per la maggior parte delle vetture italiane di media categoria per tutti gli anni ’90 e oltre… Ma molto si è detto in questi anni, e si continua a dire, spesso a sproposito e senza il conforto di un minimo di esperienza personale che potesse essere di supporto alle verità assolute enunciate dai vari oracoli dell’alfismo da tastiera (una volta si sarebbe detto da bar sport), in merito al discusso, brusco cambio di rotta; l’ Alfista si sa, è tifoso, quindi fazioso, parziale e sanguigno per definizione, e pensa che non sempre gli occorra conoscere per capire.

Rimane il dato di fatto che la 155 oramai è ultraventennale, e a norma di legge può essere classificata fra i veicoli “storici”, senza contare che la storia controversa, le varie campagne di rottamazione e il numero di esemplari costruiti in assoluto abbastanza basso (poco più di 190mila esemplari,quindi circa la metà delle 75 prodotte), hanno reso piuttosto difficile il reperimento di esemplari interessanti in condizioni degne, anche se a dire il vero l’interesse collezionistico con conseguente aumento delle quotazioni (a parte per le Q4 e le veramente pochissime v6) è ancora ben lungi dal manifestarsi.
Alfa Roma ha scelto di confrontarne le versioni top con i modelli di Alfa 75 assimilabili, in una sorta di prova-confronto che, pur nei suoi limiti, vuole essere il più oggettiva possibile, elencando caratteristiche e virtù, pregi e limiti, di entrambi i modelli.

Questa è solo la prima di una serie di prove confronto che Alfa Roma intende far affrontare alle Sua Alfa, che sfideranno via via concorrenti d’epoca e “eredi” più moderne, con alterni risultati ma con spettacolarità garantita. 

Un confronto paradossalmente inedito, che può essere effettuato oggi dagli appassionati con una serenità di giudizio che, negli anni ’90, era forse difficile da mantenere. Confrontare l’umile e discussa ma poco conosciuta 155 con l’ormai affermato e noto “mostro sacro” Alfa 75, non è un atto di revisionismo storico, ma semplicemente di onestà intellettuale nel raccontare e analizzare la storia dell’ Alfa. Lungi da noi la pretesa di ergerci a unici depositari della verità in questo come in altri argomenti alfistici, questa piccola disamina viene da noi affrontata con un po’ di curiosita’ e soprattutto con la speranza che costituisca, per una volta magari, spunto di analisi e confronto civile fra Alfisti, e si riesca a scambiarsi impressioni e opinioni. E vediamo le nostre contendenti:

Alfa 75 Turbo America, 1990, 155cv

Alfa 155 Q4, 1993, 186cv

Alfa 75 3.0 V6 Quadrifoglio Verde, 1991, 192cv

Alfa 155 2.5 V6, 1992, 166cv

Come vedete, meno di 3 anni e di 40 cv racchiudono le nostre 4 sfidanti. Eppure in dati teorici così poco dissimili, senza discrepanze eclatanti, c’è tutto un mondo di differenze. Quel quid che spacca in due gli appassionati Alfa tra “pre” e “post”, sulla carta è tutto in questa manciata di secondi e di km orari. Le differenze sono, oltrechè estetiche, soprattutto comportamentali. Ma già ad un primo contatto visivo la caratterizzazione estetica delle 75 delle ultime serie nelle versioni “America”, con la loro profusione di spoiler, codolini, minigonne, paraurti a soffietto ecc. appaiono cariche di aggressività, lasciando trasparire una “cattiveria” difficilmente equivocabile. Sotto il profilo dell’ understatement le 155, specie le primissime come la nostra v6 che corre persino il rischio di apparire un po’ dimessa per essere la versione di maggior cubatura e “importanza” del modello, e esclusi i cerchi da 15″ e la dicitura in coda nulla consente di distinguerla a prima vista dalle meno nobili sorelle a 4 cilindri. 
Tanto che già nel 1993 si cominciò ad intervenire sui dettagli (calandra, finizione interna, accostamenti cromatici) per dare alla gamma delle 155 una apparenza di miglior cura e maggior aggressività(che culmineranno nel 1995 con il restyling, in concomitanza con l’inizio della dismissione dei leggendari Bialbero in alluminio) perchè la media Alfa mettesse in risalto la propria personalità sportiva, cavalcando l’onda dei successi che andava ottenendo sulle piste di tutto il mondo, fermo restando che non si poteva certo far molto per aggiungere grazia ad una linea nata spigolosa e massiccia anche perchè molto legata ai vincoli industriali che ne avevano influenzato la creazione, e che aveva il suo pregio essenziale nella sobria aggressività. Un pochino più caratterizzata la versione Q4, già con la calandra incassata, con i tessuti specifici (gli stessi della prima 33 Imola), e con gli apprezzati cerchi dal design “simil-SZ”, da 15 pollici in questa declinazione, ma sempre molto discreta.

Le versioni v6 (75 e 155) su strada fanno apprezzare – e rimpiangere – ancora una volta quello che è universalmente conosciuto come “il violino di Arese”, un motore con un suono e una rotondità di funzionamento davvero encomiabili. Monumentale. L’ elasticità di marcia e la naturalezza nell’incedere con disinvoltura sin da bassissimo numero di giri fino anche a velocità che la prudenza dovrebbe sconsigliare, caratterizzano entrambe le 6 cilindri. Le vetture procedono con un rassicurante sottosterzo in ingresso di curva, si appoggiano con decisione coricandosi sulle ruote esterne, e l’unica attenzione da prestare per i guidatori meno smaliziati e nel dosare il gas in uscita della molto potente 75 3.0, che rischia di passare bruscamente al sovrasterzo.

Man mano che si forza l’andatura pero’, specie nel misto stretto, emergono più chiaramente quelle che sono le diverse impostazioni tecnico-concettuali delle vetture: la 155, seppur meno potente, raggiunge e manifesta prima i propri limiti di tenuta, e mostra la sua natura di auto dalla vocazione essenzialmente turistica, con il sottosterzo che comincia a penalizzare notevolmente il piacere di guida e la velocità di percorrenza delle curve, rallentata in quelle più strette anche dalla scarsa motricità in uscita. La vettura rimane comunque molto sicura e intuitiva da guidare, e difficilmente ha reazioni brusche e improvvise. A prova di principiante.

 

La 75, dal canto suo, consente limiti superiori – frenata a parte -. La notevole potenza del 3 litri impone attenzione anche alla guida di una vettura molto stabile ed equilibrata come la 75, che a patto di non strafare può dare un piacere e un divertimento di guida difficilmente alla portata di altre berline di serie di qualsiasi epoca anche ad un guidatore medio come lo scrivente: ma di certo essa nelle mani di un buon pilota si rivela un giocattolo micidiale nel pennellare traiettorie in rapidissima successione. Il limite rispetto alle altre 75 è che con oltre 190 cv sotto al piede destro le reazioni sono senza dubbio più brusche e repentine. Insomma, se non si è molto in confidenza, occorre davvero maneggiare con cura.
Prestazioni assolute quasi analoghe, con la 75 che tocca i 222 km/h contro i 215 della ben meno potente (e più piccola di cilindrata) 155. Da 0 a 100 km/h, rispettivamente, in 7,5 e 8,4 secondi. Come già considerato prima le differenze, sulla carta, non sono poi così marcate.

Discorso a parte rispetto alle altre 155, merita la Q4: la versione più pepata mutua l’efficacissima meccanica – motore, trasmissione – di provenienza Delta Integrale. Un capolavoro, 6 volte campione del mondo Rally. Si conferma la più divertente, veloce e precisa delle 155. La più sportiva delle 155, in pratica, è quella con dentro meno Alfa di tutte. Paradossi sinergici.
La 75 Turbo dal canto suo, pur con oltre 30cv in meno rispetto alla 155 q4, raggiunge i 210 km/h contro i 225, ed accelera da 0 a 100 in soli 6 decimi in più (7,6 contro 7 netti). Rimane in assoluto più lenta e meno efficace in termini di tempi di percorrenza rispetto alla 155, ma comunque estremamente gustosa e gratificante da guidare, anche piu della 155 Q4 se guardiamo solo al piacere di guida e non alle prestazioni pure. Erogazione e reazioni più brusche richiedono, come sopra, maggiori capacita’ di guida al pilota della 75 che ne volesse sfruttare appieno le potenzialità e le prestazioni, mentre la 155 Q4 si dimostra più fruibile, intuitiva e redditizia anche in mano a piloti meno smaliziati, oltreché più rapida, in quasi tutti i frangenti, perfino della stessa 75 3.0.


Ma l’ essenza Alfa non si misura in meri rilievi prestazionali, così come è riduttivo farne solo – come spesso accaduto in questi 20 anni – una questione di trazione. Alfa Romeo già allora non era sinonimo soltanto di trazione posteriore, ma più in generale sinonimo di eccellenza, indipendentemente dallo schema meccanico su cui si cimentava.

Per questo la 75 è un prodotto più “specialistico”, nascendo da una base derivata dalle esperienze sportive, più caratterizzato, e agli occhi di oggi anche più “d’epoca”, in virtù di un piacere di guida alla portata di tutti e con prestazioni eccellenti alla portata di pochi. La 155 è un prodotto dalle buone e spesso ottime prestazioni, sfruttabile al massimo praticamente da tutti per qualsiasi tipo di utilizzo e i cui limiti sono raggiungibili in sicurezza anche dai guidatori meno smaliziati. Dove la 75 esalta la sua natura di strumento di precisione nelle mani del consapevole guidatore, la 155 si comporta esattamente come ci si aspetterebbe da qualsiasi altra onesta vettura di pari segmento e requisiti, senza grosse lacune ma, ed è probabilmente proprio questo il nocciolo della questione, senza alcun guizzo d’eccellenza in nessuna direzione che consentirebbe di identificarla senza dubbio alcuno come un prodotto dalle caratteristiche in linea con la tradizione Alfa Romeo.

E’ una vettura tutto sommato “moderna”, che al di là della velocità pura delle versioni più performanti lascia poco spazio al piacere di guida e a quelle sensazioni d’altri tempi che tanto apprezziamo nell’utilizzo delle nostre storiche. E difatti proprio gli Alfisti che avevano avuto Giulia, Alfetta e 75,  e che le avevano sostituite con la nuova 155, furono gli utilizzatori più critici del nuovo modello. Per chi proveniva da altre Case, magari generaliste, la 155 sembrava comunque un’ auto dalle ottime prestazioni e senza particolari difetti o lacune, con il plus del fascinoso marchio Alfa e l’aura eroica delle “sorelle” – per modo di dire – che ogni domenica facevano a sportellate sui circuiti di tutto il mondo, spesso uscendone vincitrici. I limiti son quelli di un progetto di derivazione essenzialmente utilitaria per la nostra “novella storica” Alfa 155, almeno per le versioni a due ruote motrici. Beninteso che questi limiti spesso non sono percepibili dalla maggior parte degli utilizzatori, e probabilmente nell’ottica di un uso quotidiano negli anni ’90 molti di essi apparivano piuttosto come pregi: ne facevano una vettura senza dubbio più godibile e al passo coi tempi della ormai “strana”‘ “sorpassata” e soprattutto “inutilmente sofisticata” Alfa 75, così come essa poteva apparire ai tempi della sua dismissione.

I limiti della 155 emergono con prepotenza solo nell’utilizzo specialistico e da appassionati che si fa, oggi, di una vettura storica. E al di là del passo avanti che la 155 costituisce rispetto alla 75 in termini di abitabilità, capacita di carico, comfort, manovrabilità cambio e frenata – tutte caratteristiche che la rendono più moderna e di conseguenza oggi anche più anonima – e dei successi sportivi mietuti in tutte le categorie turismo esistenti in ogni angolo del globo, la 155 ad oggi non è ancora riuscita a fare breccia nel cuore di tutti gli Alfisti. Frutto dei tempi e delle circostanze, spesso viene considerata un qualcosa di ibrido a metà fra una figlia di nessuno e la pietra dello scandalo, e risulta per assurdo una vettura che scatena grandi diatribe mediatiche per la svolta epocale che rappresenta ma che nel dettaglio è poco conosciuta sia dai suoi detrattori che dai suoi pochi entusiasti sostenitori. Schiacciata fra l’eredità tecnica ricevuta dalla 75 solo a livello motoristico e per il resto totalmente rinnegata, e il grande successo della 156 che la sostituì nel 1997 e che è stata sin dal debutto molto più apprezzata in quanto frutto di un progetto sempre sinergico ma ben più curato e caratterizzato a livello stilistico, tecnico e di immagine, la 155, una delle Alfa più vittoriose di sempre, non riesce ancora a trovare una dignità collezionistica ben definita.

Sarà mai vera gloria?

Un ringraziamento particolare a Marco Russo per aver messo a disposizione di Alfa Roma la Sua splendida 155 Q4, e a Sabatino Schiavoni per le foto.



25 comments — invia un commento

Manuel

Guardate nel curvone in salita come la 75 tiene le ruote posteriori perfettamente perpendicolari al terreno, mentre la 155 “schiatta” la spalla sull’asfalto… le chiacchere di fronte alla realtà stanno a 0.

Andrea Cuomo

Come sempre un articolo interessante e soprattutto piacevole da leggere!Complimenti!Mi ha inoltre fatto capire una cosa…come giustamente dice,l utilizzo odierno delle nostre storiche è un po diverso (almeno nella maggior parte dei casi..)dall’utilizzo quotidiano di una vettura;ossia,spesso guidiamo le nostre 75,etc.. per divertimento,quando non dobbiamo arrivare necessariamente in tempo da A a B…dovendo guidare sotto la pioggia,magari mentre siamo in ritardo per il lavoro è un altro paio di maniche…ecco forse il perchè alcuni alfisti lodano comunque la 155,meno reattiva ed estrema,ma più tranquilla per l’utilizzatore medio…

Andrea Sapia

Esatto Andrea!
Grazie inoltre per i complimenti, siamo lieti che l’iniziativa ti sia piaciuta.

Questo confronto nasce come primo di una serie di prove comparative… È il primo ad uscire perchè ci sembrava assurdo, a 15 anni dalla dismissione della 155, che nessuno avesse mai osato “accostarla” al modello che l’aveva preceduta. La 155, che piaccia o meno, coi suoi limiti e le sue caratteristiche, è comunque un pezzo della storia Alfa. La svolta totale, seppure in una direzione piaciuta a pochissimi, tanto che venne prodotta per soli 5 anni per poi essere sostituita da un prodotto molto più curato e caratterizzato e con molte più specifiche (la 156) che la distinguessero il più possibile dai modelli commercializzati con altri marchi da cui essa pure derivava. E infatti fu un successo enorme.

Rosario

Ottimo articolo, complimenti, condivido il commento di manuel, incollata all’asfalto la 75, mentre con un comportamento da onesta vettura di media categoria la 155. Mi sono spesso trovato su trazioni anteriori impiccato in curva a cercare di star dietro alla 75 di turno, che come sempre andava via come sui binari!

luigi

l’ho guidata per 15 anni e tutt’oggi ritengo sia una delle auto che gratifica di più alla guida: entusiasmante ad ogni curva!
Passato all’anteriore con la 156, oggi mi manca il controsterzo ad ogni curva…
Aspetto il confronto con la 156 per verificare se le vostre prove confermano le mie impressioni.

Andrea Cuomo

Grazie a voi che inventate sempre nuovi modi per condividere e diffondere la nostra passione!e spero di potervi rivedere presto ad un nuovo raduno,visto che il fuoriserie me lo sono perso causa lavoro! 🙂 credo che la prova non sia stata fatta a suo tempo proprio per il risultato..nessuna testa giornalistica sarebbe stata così sciocca da inimicarsi la fiat dicendo che la 75 era meglio dell’ultima nata.
Io invece ho fatto l’opposto di Luigi..ho avuto per 7 anni e oltre 300.000km una 156 che poi ho venduto per passare alla 75(che uso tutti i giorni)devo dire che la 156 nn era una macchina disprezzabile,anzi..anche se la 75 resta (a mio avviso) superiore non solo per un discorso di trazione..

Andrea Sapia

Ad onor del vero quasi nessuna casa consente alle riviste confronti tra il modello nuovo e quello che va a sostituire… per il semplice motivo che non si vuol nè ovviamente ammettere se c’è stato un passo indietro, ma neppure si vuol parlare in modo troppo critico di un modello che fino al giorno prima veniva venduto regolarmente ai clienti come ancora attuale e valido…

Andrea Cuomo

beh,si in effetti è vero.. 🙂 anke se basterebbe dire: il modello precedente è ancora attuale e questo nuovo è ancora meglio.. 😉 come ogni buon venditore direbbe!! 🙂

marco mongiu

quando l’ alfa abbandonò la trazione posteriore x il pianale fiat tipo, gli alfisti storici (giulia alfetta giulietta e 75) passarono in massa alla bmw serie 3 e36 e ci restarono, bmw ringraziò e copiò nello stile a piene mani i tratti delle giulia, fecendo di tutto x far si che la “piccola” serie 3 fosse divertente come le alfetta giulietta e 75……e c’è riuscita ancora di più oggi con le serie 1 che hanno le stesse caratteristiche e dimensioni del capolavoro alfa 75…….

giuseppe

bellissimo articolo,ma comunque secondo me la vera differenza sta nella tradizione alfa romeo,la 75 e davvero sportiva in tutte le versioni,monta solo motori alfa pero e un po piu carente sul piano dell affidabilità essendo piu complessa e piu datata come elettronica,e offre meno dispositivi di sicurezza,ma questa per colpa di un progetto di fine 70 (ricordiamo che deriva dalla giulietta),la 155 e mano sportiva a parte la Q4,,che e si un mostro di potenza ma integrale (una cosa estranea ad un alfa fino al 92) ed ha sospensioni in comune alla dedra e la tempra(qui gli alfisti inorridiscono) in conclusione-la 75 piu sportiva e alfa al 100%.la 155 piu elegante e piu affidabile.

Marco Persico

Diciamo che la 75 pur con i suoi limiti legati, ad un progetto non all’ultimo grido ti dava, anzi ti da la possibilità di provare delle emozioni difficilmente riscontrabili alla guida delle vetture che ne hanno preso il testimone nel corso degli anni.
Il rombo, la guidabilità, le prestazioni e il senso di dominio della strada che sapeva offrire questa macchina 25 anni fa oggi potrebbero far sorridere chi non ha mai avuto la fortuna o il coraggio di possederne una…. ma era questo quello che gli Alfisti chiedevano ad una berlina della sua categoria e la 75 dal 1985 ad oggi ha sempre mantenuto le promesse.

stefano

Complimenti, apprezzo il vostro approccio a temi che avrebbero fatto gridare alla lesa maestà altri club di alfisti….
E’ questa la filosofia vincente, confronto e rispetto… attendo un vostro servizio sulla GTA, auto che altrove era considerata roba da fiattari…

Andrea Sapia

Caro Stefano, anzitutto grazie dei complimenti. Siamo lieti che moltissimi appassionati abbiano apprezzato questa nostra iniziativa un po’ particolare – anche se, come hai visto, questo è solo il primo di tanti confronti anche con auto di altri marchi -, soprattutto perché non riteniamo che esistano modelli di auto di cui non si possa/debba parlare… Non è fossilizzandosi sempre a parlare delle stesse auto o spalando letame su modelli che nella maggior parte dei casi non si conoscono affatto magari perchè non ce li si può permettere (ed è il caso ad esempio delle auto nuove, i cui più accaniti detrattori la maggior parte delle volte non le hanno viste nemmeno in vetrina, figuriamoci se le hanno provate su strada), che si riesce a trasmettere quel poco di conoscenza in materia di Alfa Romeo di cui siamo in possesso: bensì analizzando, provando, confrontando, i vari modelli di ogni epoca si potranno spronare gli Alfisti di oggi (intesi come quelli che guidano Alfa moderne) ad apprezzare conoscere e capire le differenze o le similitudini (se ve ne sono) rispetto alle auto storiche, vestigia del glorioso passato del Biscione, e magari spingerli ad un approccio col mondo delle Alfa d’epoca, di cui noi nello specifico ci occupiamo. Chiedo scusa se mi sono dilungato, ma mi hai fornito un ottimo spunto di riflessione e te ne ringrazio. Per quanto riguarda le 147/156 Gta non abbiamo in programma di provarle a breve, ma qualche scontro con le “antenate” potrebbe essere assai sfizioso… Lo mettiamo in lista. Alla prossima!

Simone Collalto

Complimenti,davvero una splendida recensione.Spero di legge altri servizi che mettano a confronto le alfa di ieri e di oggi ( ma anche con le rispettive concorrenti dell’epoca).Ho iniziato da pochissimo la mia esperienza con la 75,e per chi come me viene da una 33 1.3 da 79cv,passare ad un 2.0 T.S. ė come scoprire un altro modo di guidare (non tanto per la potenza quasi raddoppiata,ma più per la sua impostazione tecnica).Ho realizzato un sogno,ė indescrivibile la sensazione che da alla volante,ė un esperienza che un alfista prima o poi deve fare.A mio modestissimo parere ė la massima espressione di quelli che erano i concetti di Arese e sono fiero di poterne possedere e custodire una.

Davide

Signori,vi faccio i miei piu’ calorosi complimenti per la professionalita’ nello spiegare in dettaglio quelle che sono le sfaccettature dell’argomento,mantenendo un linguaggio “super partes” senza cadere nel retorico.
Non ho sentito alcun campalinismo nel giudicare l’una o l’altra vettura,nonostante cio’ che causo’ la nascita della più giovane 155 a suo tempo.
Io sono un ex possessore di 155,ho avuto modo di conoscerne a fondo i pregi e i difetti,nonchè i suoi limiti anche dal punto di vista tecnico,la 75,come l’alfetta e vari modelli più datati,li ho assaporati negli anni in diverse occasioni,provenendo da una famiglia piuttosto estimatrice del marchio….
Bravi davvero,spero di vedere altre prove con la “faccia pulita” come quella che ho avuto modo di riscontrare in questo articolo!

francesco

bella prova io essendo piu’ piccolo di voi apprezzo molto la 155 ma mi innamorai delle ALFA con la 75 vorrei avere l onore e l onere di guidarla una ma nel mio paese nessuno piu’ la possiede per quanto ne so!!!

vito amendola

complimenti per la descrizione obiettiva e condivisibile. Resta sempre il rimpianto per aver buttato via maldestramente un know-how, una tradizione e non ultima un’immagine con una gestione dozzinale ed incompetente. Non per niente all’estero le case automobilistiche sono gestite da esperti di auto e non di amministrazione.
Da noi si continua a credere che i clienti abbiano l’anello al naso pensando di proporre modelli nati riciclando scocche e motori di terzi senza nessun seguito evolutivo.

Fabrizio

Complimenti per la prova ma resto convinto che la 155 è stata una grande Alfa che ha saputo ” mettere sotto ” BMW, AUDI e MERCEDES vincendo, negli anni 90, gare e campionati di vario genere. Il suo pianale è simile a Tempra, Dedra e Tipo? E allora? Le ho portate tutte e non c’è confronto con la 155. Simile non è uguale! La 75 è una grande macchina ma era identica alla Giulietta ( La casa di Arese era già in crisi economica ) tranne il piccolo ma intelligente rifacimento stilistico che l’hanno resa più moderna. La 75 e la 155, comunque, hanno in comune l’essere figlie di una creazione e produzione fatta a risparmio economico. In conclusione trovo singolare il continuo rinnegare l’Alfa 155 come tale. E’ una nobile Alfa e merita rispetto assoluto anche se non ha la trazione posteriore e il motore di traverso…

gianluca brugnoli

Bravo Fabrizio,sono pienamente d’accordo con te

Roberto

Ho letto questo articolo perchè estimatore e fortunato possessore di un’alfa 75 e ovviamente..alfista da sempre.
Devo farvi i complimenti per l’analisi imparziale. Io ho avuto e guidato anche Alfa a trazione anteriore e non sono quello che le snobba solo perchè hanno tradito la trazione posteiore e lo schema transaxle. Ciascuna ha pregi e difetti. La 75 ha un rombo da vera Alfa, pennella le curve che è un piacere, pur con un rollio elevato di carozzeria per via del ponte de dion ha le ruote motrici perfettamente parallele al terreno. Per non parlare dell’estetica. Si capisce la sua aggressività solo a guardarla tuttavia sa essere anche una berlina confortevole (il divano posteriore me lo salirei a casa per quanto è comodo). E’ anche originale con il suo freno a mano e i comandi degli alzacristalli in “stile aeronautico”. Ha anche i suoi difetti come l’impianto frenante con la frenata lunghissima. Ma non si può criticate. In fondo stiamo parlando di un impianto frenante progettato molti anni fa e con i dischi posteriori al centro che fanno si che l’impianto anteriore lavori troppo.
Per quanto riguarda le trazioni anteriori un’Alfa riesce ancora ad emozionare. Prima tra tutte l’alfa 33 con il rombo del suo motore boxer e la sua tenuta di strada. Io ho una 145 con motore boxer e quando passo dalla 75 a questa al max posso rimpiangere le scodate in curva, ma il rombo è piacevole e la tenuta altrettanto buona. I freni danno più soddisfazione ovviamente.
In sostanza..un’alfa è un’alfa..e chi non ne ha mai guidata una non può capire 😉

Paolo

Ancora complimenti per il bel articolo , anche io vengo dalla vecchia guardia di nostalgici alfisti dalla trazione posteriore , ma sono alla ricerca di un istant classic che abbia le carte in regola per un futuro interesse collezionistico, quindi dopo un analisi attenta ho puntato il dito proprio su una 155 q4 che si è vero di alfa ha solo il marchio , ma per chi non lo ricorda quest’auto ha una meccanica nobile (delta hf integrale evo 6 volte campione del mondo rally) dal 92/96 a stravinto in tutta europa con i campionati super turismo umiliando nel dtm le auto tedeske ,inoltre ha tutti i numeri di rarità (2701 esemplari costruiti dal 92/97 solo 110 per la 2°serie di cui 711 immatricolate in italia)….penso che i collezionisti più accorti, prima che i tedeschi ce le portino via tutte, siano stati avvisati.

Pierpaolo Loriga

Ho 32 anni……ho guidato tutte le alfa pre 92 e alcune post.

Credo di essere stato tra gli ultimi ad avere auto senza elettronica…anche quotidianamente.

PURTROPPO i miei coetanei non sanno accendere a freddo una macchina a carburatori……..secondo voi una curva sotto la pioggia con una 75 1800…sarebbero capaci di farla??? Oggi con tutta l’elettronica…nessuno guida piu’ realmente…tranne pochi appassionati…quindi aime’ auspico che i giovani prendano una 155 come storica piuttosto della 75. Firmato…….uno che ha dovuto andare a trainare in defender 2 amici usciti di strada con la 75…….

marco maggioni

bello il test fra alfa 75 e….fiat 155….io ho avuto una75 16 carburatori per passare a una 156..attualmente ho una giulietta 16 carburatori del 1984 lascio a voi pensare…le vecchie alfa sono più divertenti da guidare e più intuibili..si apprezza la giusta distribuzione dei pesi,anche se il 1600 è un pò scarso a livello di prestazioni.il rollio sia della 75 che della giulietta è accettabile.meccanica robusta indistruttibile,un pò spartani gli interni della giulietta.la 156 è tutta apparenza..ì motori ormai fiat vanno bene anche se non mi convince la cinghia di distribuzione su un bialbero..la meccanica è una porcheria a confronto con la 75 la 156 è una macchina pèr pensionati sospensioni troppo sfenate già da nuove bracci,montanti cuscinetti giunti sidenbloc non durano niente.lo schema delle sospensioni lo chiamano mc person di tipo evoluto ma sono due esili bracci collegati direttamente alla sospensione..anteriormente viene riproposto una schema a quadrilatero che richiama vagamente le vecchie alfa .insomma detto in due parole è una macchina di merda…

Francesco

Ciao a tutti e complimenti per la vostra comparativa!!articolo interessantissimo da leggere..allora come tutti vorrei dire la mia, anche se ho 27 anni ho provato tutte le auto in questione, e devo dire che quella che mi è piaciuta meno è proprio la 155, auto a mio modesto parere senza lode e senza infamia, almeno nelle versioni che ho guidato, ma penso che il feeling sia quello insomma..da fortunato possessore di alfa 75 turbo america, alfa 156 2.0 ts prima serie e alfa 147 seconda serie avrei un paio di cose da dire..Mettendo da parte i soliti commenti (alfa 75 ultima vera alfa, trazione posteriore ecc ecc), il piacere di guida della 75, come penso tutte le alfa fino al ’92 è indiscusso e sicuramente la migliore per quel che concerne sensazioni e puro piacere di guida, semplicemente stupenda e la più divertente, e fin qui siamo tutti d’accordo. Quello che mi spiace di più è sentire alfisti che disprezzano le varie 156 e 147, a mio parere auto che sono ingiustamente definite “Fiat”, linea ed interni penso che siano oggettivamente molto belli ed in linea con i canoni alfa di sempre..auto dall’ottima tenuta e nonostante l’eresia della trazione anteriore divertenti da guidare..Per farla breve insomma, secondo me il periodo buio dell’alfa è stato con le 145,146 ecc.. e non con le alfa successive, ed anzi penso che proprio grazie alla 156 ed in minor parte alla 147 l’alfa si sia risollevata da un preoccupante avvicinamento ai modelli fiat ecc..Poi è chiaro che la 75 è la 75, e non aggiungo altro, aspetto la comparativa con la 156!! complimenti ancora per l’articolo!!

massimo

io ho la 75 1.8 carburatori e vi assicuro e una giostra

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