40° Alfasud. Sfatiamo i luoghi comuni su una vera Alfa Romeo di successo




Sono duri a morire i luoghi comuni sull’Alfasud. Cominciamo dal primo. Il presidente dell’Alfa Romeo, Giuseppe Luraghi, subì il ricatto politico sia per la costruzione della vettura che di Pomigliano, e perse il posto per aver detto “no”. Non è vero. Luraghi era un manager-intellettuale a tutto campo, di orientamento progressista, che puntava ad un’espansione dei volumi di produzione. Era convinto che una vettura media, innovativa nella tecnica, a più basso costo ma costruita con canoni Alfa, sarebbe stata perfetta per portare occupazione nel Mezzogiorno. Luraghi perse il posto (ma nel 1974, quando l’Alfasud usciva già da due anni) per avere detto un “no” secco prima all’assemblaggio delle Alfetta al Sud, ma soprattutto alla costruzione di un secondo stabilimento nell’Avellinese (che poi si fece a Pratola Serra, feudo elettorale di Ciriaco De Mita).

Secondo luogo comune. L’Alfasud non era all’altezza della migliore tecnica Alfa Romeo. Una balla, se è vero – come è vero – che le specifiche furono dettate da Rudolph Hruska, l’uomo al quale si deve l’impostazione tecnica delle Alfa migliori del dopoguerra, e sviluppate da un uomo-azienda come Domenico Chirico.

Terzo luogo comune. Le vetture furono afflitte dalla ruggine perché si compravano lamierati di scarto in Unione Sovietica. Non è vero! Me lo hanno testimoniato sia Chirico che l’ing. Moroni, il tecnico di valore (è stato direttore degli stabilimenti di Portello e Arese) che l’Azienda mandò sul campo a risolvere il problema. I lamierati erano gli stessi. C’erano invece problemi seri sia nei bagni di elettroforesi delle carrozzerie che nella fase post-verniciatura: il fermo improvviso della linea, dovuto alla forte conflittualità sindacale nello stabilimento, innescava fenomeni di condensa e, quindi, di corrosione delle carrozzerie.

Danilo Moriero, Stefano d'Amico, Franco Angelini

Spero che la manifestazione a Vigna di Valle (“Quando c’era l’Alfasud”) sia servita, anche su questi aspetti, a restituire l’onore ad una vettura che appartiene pienamente alla storia dell’Alfa Romeo.

Danilo Moriero è Presidente di Officina Romana



13 comments — invia un commento

Michelantò

Ma gli atti di questo Convegno sono visionabili?

Karl

Gli atti??
Mica era il Processo di Norimberga!!

Gianluca

Non mi resta che condividerlo , si sa mai che qualcuno di mia conoscenza ,rinsavisca 🙂

Giampaolo c.

Una vettura che regala ancora soddidfazione!!!

MATTEO

FINALMENTE SI RIVALUTA L’ALFASUD CHE ALL’EPOCA E FORSE ANCHE ADESSO, ERA ALL’AVANGUARDIA DI 10 ANNI RISPETTO ALLA CONCORRENZA!!

angelo.sorino

gli atti?? 10 e lode a Karl! 😉
Vorrei aggiungere che le lamiere provenivano, come accadeva per Arese, dallo stabilimento siderurgico dell’Italsider (oggi Ilva) di Taranto.

Il Fusi

E comunque la ruggine c’era, e ci sarebbe stata, anche quando le lamiere vennero comperate alla Magona d’Italia, che faceva le zincrometal.
Quante balle, e per quanti anni, si son dovute sentire. Così come la balla che la Fiat ha salvato l’Alfa. Eh che Paese….

Marquzzo

Ho seguito Moriero con grande piacere anche a Novegro

danilo moriero

Officina Romana pubblicherà gli atti (o, se volete, la trascrizione integrale) della manifestazione, con tutti gli interventi.

Marco Persico

Grazie a Danilo Moriero per il grande contributo offerto.

L’Alfasud…ne hanno dette tante su di lei, dalle lamiere prese in Russia per arrivare alla scarsa qualità delle componenti utilizzate nella verniciatura…tutte balle dette da chissà chi per danneggiare un prodotto tra i più validi tra quelli presentati negli anni 70…fate mente locale e ricordatevi con chi si doveva confrontare l’Alfasud, una macchina avanti vent’anni anche nei confronti della modernissima (all’epoca) Fiat 128 mentre con altri modelli il paragone era, addirittura offensivo verso la vettura di Pomigliano che vantava, oltre alle note qualità costruttive e progettuali un carattere su strada piacevole e sicuro, degno di una Vera Alfa Romeo derivato da una meccanica ottimizzata intorno al motore Boxer grazie al quale si sono ottenuti risultati in termini dinamici difficilmente riscontrabili in vetture con una normale disposizione “trasversale” della meccanica. Uno schema vincente! che ancora oggi costruttori come Subaru utilizzano affinandolo nel tempo, uno schema che a mio modesto parere rimane il migliore per qualunque trazione anteriore o se vogliamo integrale e anche qui, l’Alfa, dimostrò una grande lungimiranza.

Filippo

Interessantissimo.
Grazie Danilo!

Pietro

Ero alle soglie dell’adolescenza quando scorazzavo nell’officina di Franco, sulla Circumvalazione Gianicolense, incantato da tutte quelle vetture Alfa su cui il Mago esprimeva la sua incredibile e geniale creatività.
Ricordo il capomeccanico “Giovanni” che con amore e tenerezza sopportava tutta la mia assillante vivacità, Franco con quella scorza “burbera” e severa nascondeva e trasmetteva amore verso il prossimo e che con gesti magici creava dal nulla le sue meravigliose creature.
Col passare degli anni ho intrapreso l’attività agonistica dei motori, non con l’Alfa, ma il legame con Franco non è mai scemato anzi si è sempre più rafforzato, mi chiamava “l’elettronico”.
Un giorno lo andai a trovare in officina e vedendomi avvilito perchè il mio “112 Abarth” non camminava e mi disse: adesso mi hai scocciato, non capisci niente, ora ci penso IO! E così fece. Mi portò nel suo ufficio privato e disse: quì non è entrato mai nessuno, prese quattro candele e me le mise in mano, poi prese un albero a cammes e dei fogli con degli appunti dicendomi: procurati un monoblocco integro e vai a tale indirizzo, non ricordo più quale ma era l’officina di rettifica dove lui si serviva, e fai quello che ti dice.
Istintivamente replicai: Franco, ma non ho soldi! La sua risposta fu un sonoro ceffone con un urlo: fai come ti dico e vai.
In effetti la rettifica copiò la cammes e i dati di Franco sui pezzi del mio motore!!!!!!!! Incredibile quella macchina volava.
Ancora oggi, che ho i capelli quasi bianchi, conservo questi pezzi con amore e gelosia.
Ieri un amico che correva con l’Alfa Sud, Mauro Mura, mi ha telefonato comunicandomi che Franco non c’era più.
Ciao Franco, correrai sempre nei nostri cuori.

sabatino

Scusa Pietro, ma una domanda nasce spontanea… Ma si puo’ sapere alla fine chi ha pagato il conto alla rettifica o e’ stata una… MAGIA?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *