3 volte 33. Il numero perfetto per la piccola di casa Alfa Romeo




Tre per …. 33! Tradizione vuole che 3 sia il numero perfetto. Ed in questa storia il 3 si ripete tante volte. Anno 1983… anno 2013…. Tre decenni che fanno un trentennale, 3 vetture Alfa…. 33, due volte 3.

L’Alfa 33 nasce appunto nel 1983, per sostituire l’Alfasud. Ne costituisce di fatto una evoluzione (in certi aspetti anche una involuzione) basata sul medesimo telaio e sul medesimo schema meccanico, motore boxer incluso. Al lancio il nuovo modello viene proposto, nel mercato interno, in versione 1.3 e 1.5 Quadrifoglio Oro, entrambe con alimentazione ad un carburatore doppiocorpo. La prima, con la stessa potenza della omologa Alfasud 1.3, è la versione “normale”. La seconda, che perde un carburatore (e 10 cavalli) rispetto all’Alfasud Q.Oro, è una versione decisamente ricca di gadget elettrici ed elettronici, molto in voga all’epoca. La voglia di “affrancarsi” dai difetti che il nome Alfasud faceva venire in mente, fece creare all’Alfa una berlinetta a due volumi e mezzo, di una certa eleganza, slanciata, bilanciata nelle proporzioni. Ermanno Cressoni all’epoca a capo del Centro Stile fece tesoro della sua Giulietta di 6 anni prima, con un risultato più “snello” di quello che si sarebbe visto nel 1985 con l’Alfa 75 su base meccanica Alfetta/Giulietta. Tanti, anche clienti, non seppero mai che la propria Alfa 33 era “un’Alfasud con un po’ di pelle cambiata”, come ebbe a dire l’ex direttore commerciale Alfa, il compianto Dott. Enrico Sala.

Il design innovativo aveva anche portato alla realizzazione di una plancia inedita, funzionale senza cadere nella banalità o nella povertà, molto distante dal rigore estetico voluto con l’ultima serie dell’Alfasud (in quel caso si era voluto, via via, scrollarsi di dosso l’aria dimessa degli interni della prima serie). L’Alfa 33 appariva quindi più sorella minore della Giulietta che non figlia dell’Alfasud, nonostante il telaio in comune denunciasse la parentela all’occhio più esperto. L’Alfa Romeo voleva innalzare il target di clientela: ci sarebbe stata l’Arna a soddisfare chi voleva un’Alfa di basso prezzo (e magari proveniente proprio dalle Alfasud 1.2), quindi il nuovo modello venne offerto ad una cifra non propriamente a buon mercato. Pur considerando la dotazione “full optional” (metallizzato compreso) dalla Q.Oro, inizialmente le vendite non decollarono per via del listino. Non va poi dimenticato che di fatto sulla 1.3 non si era registrato nessun miglioramento prestazionale (se non per via della miglior aerodinamica, che significavano 5 km/h di velocità massima in più) mentre la 1.5 perdeva 10 cavalli, a fronte della presenza di computer di bordo, check control e chiusura centralizzata che sulla omologa Alfasud erano assenti. In più i cambi con quinta allungata non conferivano propriamente il temperamento Alfa. Verso fine anno arriva la 4×4, allestita presso Pininfarina, che strizza l’occhio ad una clientela “in via di apparizione”, modaiola, che ama campagna e montagna, e che prima mai aveva potuto contare su una produzione italiana confacente alla bisogna. L’Alfa 33 riuscì via via nell’intento di imporsi, ed un anno cruciale fu il 1984 quando la gamma venne lievemente ristilizzata ed arricchita sia di versioni più potenti (Q. Verde, 1.3 S con due carburatori doppiocorpo, Q. Oro ora di nuovo con 95cv) che della versione Giardinetta. Felice trasformazione da berlina a station wagon, la familiare di Pininfarina tracciò ancora maggiormente il solco della moda del momento. L’Alfa 33 aveva tutte le carte in regola per diventare una macchina versatile ed adatta ad una vasta tipologia di clientela, pur coi suoi innegabili difetti (freni poco potenti, sterzo pesante e con elevato diametro di volta). Con i successivi aggiornamenti si avrà una gamma ancora più ampia: a fine 1986, con il primo restyling ed il debutto del motore 1.7 a punterie idrauliche (su Q. Verde) e l’arrivo del turbodiesel, nel 1988 (con un secondo maquillage e l’adozione della iniezione elettronica – già presente per l’estero – sul motore 1.7), nel 1990 con la seconda serie che porta a battesimo il nuovo boxer 1.7 16 valvole.

Altre modifiche giungeranno nei 4 anni ulteriori di produzione, con adozione dell’iniezione elettronica su tutti i motori, l’arrivo della trazione integrale anche sul motore 1.3 e della trazione integrale permanente per il 1.7 16v. Una produzione poco inferiore al milione di unità testimonia che sia in Italia che nei mercati esteri l’Alfa 33 (dal 1986 semplicemente “33”) è stata un successo. Se pensiamo ai successi della “tipo 33” (auto sicuramente di tutt’altro genere) degli anni ‘60/’70 si può ben dire che il nome fu benaugurante. “La linea”, come recitava la prima reclame, era diventata la linea del successo. Con questa auto l’Alfa è riuscita nell’intento di offrire una vettura di livello superiore ai clienti dell’Alfasud ma anche a coloro che non potevano o volevano affrontare l’impegnativa spesa per acquistare e gestire un’Alfanord. A 30 anni di distanza dal lancio commerciale, dopo la celebrazione dell’anniversario avvenuta con tanto seguito e tanto successo da parte di Alfaroma, traccio volentieri un bilancio della mia esperienza con l’Alfa 33 avendone avute…. 3. La prima fu una 1.3 del 1983 (sempre sto 3!), di color rosso veneziano, comperata usata. Andò di fatto a sostituire l’amata Giulia, serviva una macchina affidabile, versatile e soprattutto da avere “a poco e subito” per esigenze lavorative di mio padre (parliamo di percorrenze di 10.000 km in un mese….). 79cv, quinta lunga, “legata”, non un fulmine di guerra ma consumava poco e soprattutto fu affidabilissima. La comprammo con 41.000 km circa (sull’odometro, vai a capire se erano i suoi….), ammortizzatori ovviamente scarichi, un po’ di ruggine che su certe Alfa non manca mai…. Nei 6 anni di nostro utilizzo montammo la barra antirollio dell’Alfasud (con grande giovamento), nuovi ammortizzatori, sostituimmo una volta la pompa dell’acqua e le cinghie di distribuzione. Facendo un rapido conto, giacchè il tachimetro eran più le volte che non funzionava che quelle che lo faceva, dovremmo averla accantonata con oltre 300.000 km senza defaillances particolari. E pensare che l’avversione di famiglia nei confronti delle trazioni anteriori ce l’aveva fatta prendere con molto beneficio di inventario (io stesso avrei preferito una più ruspante, e più “Alfa vera”, Alfa 75 1.6). Due anni di sole Alfanord, e nel 2000 ecco arrivare una 33 immatricolata nel 1991, 1.3 carburatori, rosso Alfa con qualche particolare estetico della Q.Verde. La comprai io per preservare l’Alfetta 2.0 blu che mi ero comprato dopo l’incidente della 1.6. Il rosso non era sta brillantezza….l’alettone mi suggerì di modificare tutto l’esterno alla Q.Verde così come feci per l’interno. Coi cerchi da 14 e le modifiche (va detto a onor del vero che le 33 “riviste” da Fiat vanno un filo meglio delle 33 pre rivisitazione) tipiche del modello 907 era una goduria. Consumava quanto l’Alfetta 2.0, ma filava quasi altrettanto. Un anno e 10.000 km, poi una 75 turbo america ebbe la meglio e la vendetti. Targata Torino, immatricolata nuova da una storica concessionaria di Venaria, è tornata dalle sue parti dove per anni ha fatto il suo servizio nelle mani di un giovane, che quando venne a ritirarla a febbraio 2002 ne aveva distrutta una a iniezione a lato di una strada provinciale…. Questa gli durò di più. E di boxer e di 33 a casa mia non se ne parlò più. Il boxer tornò con l’Alfasud.

L’Alfa 33 però mi mulinava attorno…… e ironia della sorte di colore rosso veneziano e con la targa “SP” nera su fondo bianco…. Come era stata la prima Alfa 33 di casa nostra. Venduta nuova dalla storica concessionaria Specar, una Alfa 33 1.3 S “boxer 4c” (nel layout delle ultime prima serie) di color rosso veneziano era stata acquistata a marzo 1986 da un giovane ventenne che, dopo tre mesi, l’aveva rivenduta ad un più maturo quarantenne. Rimase a Spezia per una ventina d’anni, poi prese la via per Roma dove arrivò nella mani di uno dei miei meccanici a Lido di Ostia. Questi la fece rinascere: lo stato della carrozzeria non era proprio dei migliori, anzi…. Poi la passò ad un amico commerciante di automobili. La prima occasione di comprare “colore e targa” (questi erano i motivi principali, non lo nego) venne lì. Ma non era ancora il tempo giusto. Le macchine comunque ti cercano…. La “spezzina” andò allora in mano ad un amico di Milano, che la tenne poco e la usò ancora meno. La mise in vendita nell’estate del 2012. A quel punto poteva essere l’ultima occasione: trattativa rapida, e me la comperai. Ci ho lavorato parecchio, su una base che era comunque valida. Sino a prepararla per il suo debutto “in società”, che altro non poteva essere se non il “trentennale Alfa 33” di Alfaroma. E’ tornata a fare mostra di sè in una concessionaria, peraltro facendo bella figura. E portandosi a casa un premio, il primo che ho avuto nella mia pur lunga carriera di club e di Alfismo. Beh…. Qua il tre non c’entra, questa era la prima volta. Ma se contiamo che di fatto sua sorella nel 1992 fu la mia “quasi prima” auto…. I corsi e i ricorsi ci sono anche qua.



3 comments — invia un commento

Pingback: Alfa Roma e il suo primo compleanno a Fuoriserie 2013

Walter

E’ stato un piacere leggere questo racconto, tanto valido e corretto quanto emozionante e interessante.
Sono contento di avere amici come voi che curano con tanto amore, affetto e simpatia le vere Alfa Romeo, sono orgoglioso di conoscere persone disponibili, che sanno mescolare l’amicizia con la passione della “vera” Alfa Romeo, disposti ad aiutare e a “dare una mano”, sempre.
In fondo è quel che conta prima di tutto.

Torno ancora sul racconto di Leonardo; il contenuto del tuo racconto e della tua recensione più che oggettiva dell’Alfa 33 rendono merito alla vettura stessa e a te, che resti un valido punto di riferimento per noi Alfisti di fascia pre86.

Cari saluti a tutti di AlfaRoma. A presto.

Walter Mancuso.

Biagio

bel articolo: accurato, appassionato, gradevolissimo. 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *